Una tragedia italiana

Oggi tutti i giornali riportano i risultati della nostra Commissione parlamentare d’inchiesta, la Relazione finale che abbiamo approvato ieri, le polemiche che ha scatenato, l’ira dei generali che si difendono e contrattaccano. Qualcuno, forse, avrebbe voluto lasciare ancora senza giustizia migliaia di italiani, militari e civili, ammalati o morti per esposizione a uranio impoverito, amianto, gas radon e altri metalli pesanti. In tutti questi anni, col nostro lavoro in Commissione, abbiamo sempre mirato a cambiare le cose. Abbiamo depositato due proposte di legge, a firma di quasi tutti i componenti la Commissione. Pensavamo, io per primo, che se non avessimo mutato la normativa, il nostro lavoro sarebbe stato vano. Centinaia di audizioni ed esami testimoniali, decine di missioni in basi militari e poligoni di tiro, migliaia di pagine di documenti acquisiti, tutto inutile. Ieri, invece, quando in Commissione si sono alzate le mani, al momento del voto finale – la relazione finale approvata col solo voto contrario di FI e di un collega del Misto – ho capito, abbiamo capito, che se anche non siamo riusciti a cambiare la disciplina iniqua, perché non ci è stato permesso farlo, finalmente in questo Paese veniva posta la parola fine a decenni di dibattiti: sono morti, si sono ammalati per l’esposizione all’uranio impoverito, nei poligoni di tiro o durante le missioni militari all’estero, o per esposizione all’amianto, o al radon, o al torio o ad altri metalli pesanti. Perché erano privi dei dispositivi di protezione individuale di cui erano invece provvisti gli altri militari NATO. Perché non esistevano i DUVRI. Perché gli esplosivi che venivano fatti brillare nei poligoni, producevano colonne di polveri che finivano nei centri abitati, dove puntualmente, poi, i casi di tumori aumentavano. E per altre mille situazioni che però all’origine vedevano sempre l’esposizione senza protezioni adeguate, a quelle sostanze. Ieri, durante il mio intervento, ho ringraziato i colleghi e il presidente Scanu, per il lavoro di questi anni, perché la Commissione ha lavorato mettendo da parte qualsiasi ideologia, qualsiasi divisione di parte. Abbiamo votato tutti allo stesso modo, PD, M5S, il Centro e la Sinistra. Abbiamo dedicato questo lavoro a quelli che non ci sono più, alcuni abbiamo fatto a tempo ad ascoltarli in Commissione. Questa in fondo è stata una storia di persone, non di idee. Persone sono i malati, persone sono i morti, persone i loro familiari, persone abbiamo ascoltato in audizione, persone i consulenti che ci hanno assistito, persone gli esperti che abbiamo consultato, persone abbiano incontrato nelle missioni. E questa è stata una tragedia italiana, dove i protagonisti non sono la Difesa, non è la Ragion di stato, i protagonisti sono persone, con le loro storie, le loro vite.