Candidato alle regionali in Lombardia

A sentire un amico, un amico sincero, non avrei dovuto candidarmi alle Regionali. «E’ una lista piccola… Anche se si rifà a Giuliano Pisapia, non prenderà molti voti, vedrai… E tu sei un deputato uscente: in politica l’immagine è tutto, non puoi fare brutte figure». E in effetti non era nei miei programmi un’altra candidatura. Scartata l’ipotesi di tornare in Parlamento per stare più vicino alle mie figlie e ai loro problemi di salute – decisione presa un anno fa, ben prima che scattasse la falcidia delle liste delle scorse settimane, e comunicata ufficialmente lo scorso 25 aprile a Desenzano – pensavo certamente di affrontare la campagna elettorale per le Regionali a sostegno di Lombardia Progressista – Sinistra per Gori, ma con un certo distacco. Certo «Milano non è Roma», mi faceva notare qualche collega, «Milano è vicina, potresti seguire le figlie da vicino». E io a rispondere: «Ma occorre una valanga di preferenze, non le ho, sono un deputato uscente, che figura mi fate fare!» E poi, invece… E poi quel signore si è messo a parlare di difesa della razza bianca. E io mi sono ricordato dei rifugiati incontrati in Val Trompia dopo le bombe carta a Collio, quando certi ragazzotti nostalgici s’erano messi a istoriare la Valle con la scritta: “Lacquaniti, fatti i cazzi tuoi”. E poi mi sono ricordato delle baracche di Idomeni, e la distesa di tende, e quei bambini sporchi, vestiti di stracci, con cui avevo giocato nell’inferno di Idomeni, per far loro scordare almeno per un momento quell’infanzia in fuga. E mi sono ricordato dei profughi siriani, accolti grazie al programma dei Corridoi umanitari, finanziato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Tavola Valdese e dalla FCEI, e mentre varcavano i cancelli di Fiumicino e entravano in Italia, li osservavo e avevano ancora la guerra negli occhi. E allora mi son detto: «Saranno 50 voti? Saranno 10 voti? Sarà un voto? Che m’importa, non ho mai pensato alla politica come a una carriera. Saranno voti contro quel signore che parla di difesa della razza bianca». Perché quando si rimettono in gioco diritti e libertà fondamentali, quando qualcuno si mette a invocare il “cuore di tenebra” del ‘900, non si può rimanere a guardare.