La morte di Antonio Attianese

Lo scorso 15 marzo la Commissione d’inchiesta sui casi di morte e malattia grave per esposizione a uranio impoverito e a metalli pesanti, ascoltò in una drammatica seduta la testimonianza del caporal maggiore scelto Antonio Attianese, ammalatosi di tumore 13 anni fa dopo due missioni in Afghanistan. Attianese era accudito dalla moglie: le sue condizioni di salute erano visibilmente molto precarie. Ci raccontò la sua odissea, i suoi 35 interventi chirurgici, le minacce rivoltegli da alcuni superiori per azzittire la sua denuncia e fermare la sua battaglia per ottenere giustizia. Davanti al racconto delle minacce subite, tutte documentate, decidemmo di trasmettere gli atti al procuratore militare della Repubblica.
Subito dopo quella drammatica seduta, ci fu una tesa riunione del Gruppo PD che siede nella Commissione d’inchiesta, in cui prendemmo atto che la Proposta di Legge depositata il 23 giugno 2016, a prima firma del presidente Scanu, della vicepresidente Duranti, e degli altri componenti della Commissione d’inchiesta, e sottoscritta da ben 172 deputati di quasi tutti i Gruppi, era ferma nella Commissione Affari sociali e nella Commissione lavoro. Mi rivolsi allora non senza collera al capogruppo Zardini, invitandolo a sollecitare le Commissioni e fare di tutto per far riprendere l’iter alla Proposta di legge ed evitarne l’affossamento. Ricordo perfettamente quella riunione e il mio intervento: era inaccettabile dopo aver ascoltato il racconto di Attianese, scoprire che la nostra Proposta di legge era bloccata. Conclusi urlando: “quando torno a casa io voglio guardare negli occhi le mie figlie senza dovermi vergognare”. Di quella mia collera più tardi chiesi scusa al collega che non aveva alcuna colpa. Oggi tuttavia, in apertura della seduta, il presidente Scanu ha invitato la Commissione d’inchiesta a un minuto di silenzio, in ricordo del caporal maggiore Attianese deceduto nei giorni scorsi. Attianese è solo l’ultima di oltre trecento vittime, quasi tutti militari, che servendo il nostro Paese, si sono ammalati per esposizione a uranio impoverito, amianto e altri metalli pesanti. Oltre trecento vittime, migliaia di malati, personale militare, civili. Nonostante le Commissioni competenti abbiano avviato timidamente l’esame del disegno di legge, nonostante le nostre forti pressioni perché prosegua il suo iter, ultime di cui sono a conoscenza, quelle della collega Carrozza, la Proposta di legge è probabile che venga affossata.
Noi non ci arrendiamo, sappiamo di avere poteri forti che ci ostacolano, ma proseguiamo il nostro lavoro nella Commissione d’inchiesta, la quarta in vent’anni, fino a quando non terminerà anche questa Legislatura.