Messaggio in occasione del Festival nazionale naturista

Care amiche e cari amici,
per prima cosa mi scuso per non essere con voi anche quest’anno, a questo vostro importante evento, il Festival naturista, raduno del mondo naturista italiano, ma seri problemi di natura privata mi costringono a stare lontano e, anzi, proprio in questi giorni m’impongono una maggiore presenza familiare. Sono certo che vorrete ugualmente considerarmi con voi, e pertanto invio questo breve saluto a tutti i partecipanti a questo che è ormai uno degli appuntamenti più importanti del mondo naturista italiano.
Secondo l’ormai classica definizione il naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue la vita all’aria aperta in armonia con la natura, quasi in sua simbiosi, nel rispetto della persona e dell’ambiente circostante, dove la nudità condivisa permette un sano sviluppo della salute fisica e mentale. Nell’Istituzione che rivesto, questo probabilmente è l’ultimo messaggio che vi rivolgo in occasione del vostro raduno, avendo deciso, com’è noto, di non ricandidarmi alle prossime elezioni politiche per motivi strettamente familiari. Posso dirvi di essere stato felice in questi anni di avervi incontrato tutti quanti, Federazione, associazioni, movimenti, singoli, e di aver fatto mia la vostra stessa battaglia. Sarà bello, domani, continuare a frequentarci con maggiore libertà e informalità.
Il mio impegno in questi anni non si è espresso unicamente nella proposta di legge depositata, che molti di voi già conoscono. Prima ancora vi è stata la Mozione per il rilancio del turismo in Italia, Atto Camera 1-00388, depositata a mia prima firma, che impegnava il Governo, fra l’altro, “a favorire, mediante l’adozione di apposite iniziative di competenza, la pratica del naturismo che potrebbe rendere maggiormente competitiva l’offerta turistica italiana, superata oggi non solo dall’Europa settentrionale, ma anche da tutti i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, disciplinando l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo”. La mozione venne approvata dall’Aula di Montecitorio all’unanimità, tuttavia a essa non seguì alcuna azione concreta da parte del Governo Renzi.
La mia proposta di legge presentata il 10 marzo 2014, recepiva le sentenze 3557 e 1765 del 2000 della Cassazione, che, come sapete, stabilivano che la nudità integrale in pubblico, se attuata in luogo abitualmente frequentato da nudisti o da naturisti, non è riconducibile né all’art. 726 né all’art. 527 del Codice Penale, rispettivamente “atti contrari alla pubblica decenza” e “atti osceni”, e dove si legge testualmente: «Appare evidente che non può considerarsi indecente la nudità integrale di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata (…). La nudità dei genitali può assumere un diverso rilievo penale in funzione del contesto oggettivo e soggettivo in cui è concretamente inserita (…) o addirittura sfugge a qualsiasi rilevanza penale se è inserita in un contesto pedagogico o didattico (per esempio durante una lezione di anatomia o di educazione sessuale) ovvero in particolari contesti settoriali (per esempio di tipo naturista o salutista)». La proposta di legge affidava quindi alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano la definizione dei “criteri secondo i quali i comuni possono individuare le aree pubbliche da destinare alla pratica del naturismo, (…) assegnando precedenza alle aree dove la pratica del naturismo risulta già diffusa”. Affidava inoltre ad “associazioni, società o altri soggetti privati interessati a progettare o a gestire strutture turistico-ricettive”, una funzione di promozione attiva, soprattutto davanti ad amministrazioni comunali indifferenti o addirittura contrarie. La proposta di legge anche in questo caso poneva maggior accento, rispetto alle tante presentate nelle legislature precedenti, sulla capacità del naturismo di far da volano al turismo nazionale. Com’è noto infatti, ogni anno centomila naturisti italiani scelgono di andare all’estero per praticare il naturismo e non incorrere nelle sanzioni da noi previste. E sono centinaia di migliaia i turisti stranieri che optano per la spiagge di Francia, Spagna, Croazia e Grecia. La proposta tuttavia non riscosse sostanziale interesse presso la Maggioranza e il Governo Renzi, al di là di alcune promesse fatte dai Direttori generali del turismo che si sono succeduti in questi anni presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: il Dott. Rocca, da me incontrato nel 2014; il Dott. Cutaia, incontrato nel 2015; il Dott. Tapinassi incontrato nel 2016.
In termini sostanzialmente positivi va invece valutato il provvedimento che nel corso del 2016 ha depenalizzato i reati contro la pubblica decenza e quindi lo stesso naturismo. Non ci si è accorti tuttavia che così facendo il naturismo passava da un regime penale, ma di sostanziale tolleranza, grazie alle già citate sentenze della Cassazione, a un nuovo regime amministrativo, ma con un aumento spropositato delle sanzioni da un minimo edittale di € 5.000,00 ad un massimo edittale di € 10.000,00! La risposta resa dal Ministro Orlando alla mia interrogazione parlamentare lascia aperta la porta a tutt’oggi a future correzioni. E avendo parlato sia con il Sottosegretario Migliore sia con il Ministro Orlando, sono convinto che in futuro queste modifiche saranno apportate.
Tuttavia rimane il problema sull’oggi, alla vigilia in particolare della stagione estiva, e dopo che in quella trascorsa si sono già avuti alcuni spiacevoli casi e l’elevazione di sanzioni. E dopo il caso, in particolare, dello sgombero del tratto di spiaggia in zona Commenda, in località Campomarino di Maruggio in Puglia, su cui stiamo attendendo la sentenza del Giudice di pace.
Al di là di tutto questo comunque, e pur acquisita la disponibilità dei ministri competenti, il naturismo nel nostro Paese è ancora inteso come fatto tollerato e non come diritto riconosciuto a quei cittadini che desiderino praticarlo, pur nel rispetto di quanti non condividano queste pratiche. In tal senso il nostro Paese appare ancorato a una visione arcaica della nudità, che non trova pari negli altri Paesi occidentali, che da tempo hanno riconosciuto il naturismo sia come pratica sociale, sia come fenomeno turistico. Le famiglie, spesso con bambini, che intendono praticare il naturismo, il più delle volte sono costrette a rivolgersi all’estero, mentre il nostro Paese perde la possibilità di attrarre centinaia di migliaia di turisti, anche stranieri. Per superare questa situazione non basta l’azione pur apprezzabile di quelle Regioni e di quelle Amministrazioni locali che finalmente riconoscono il naturismo e cominciano a disciplinarlo, individuando aree, liberalizzando spiagge, attrezzando strutture pubbliche. Diventa necessario sul piano nazionale, per portare il naturismo dalla stagione della tolleranza a quella dei diritti, un radicale mutamento d’indirizzo politico, di governo e di alleanze, senza cui il naturismo non otterrà alcun riconoscimento. E infine, rimane fondamentale la vostra azione, rimane fondamentale l’azione di Federazione, Associazioni e Movimenti che, superate finalmente certe rivalità, unitariamente conducano questa che è una battaglia di civiltà e di libertà.
A tutte e tutti voi auguro di trascorrere queste giornate presso il Lido di Dante di Ravenna, soprattutto all’insegna della libertà, poiché il naturismo, prima di tutto, è un fatto di libertà.

on. Luigi Lacquaniti

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