A Idlib aprile è il più crudele dei mesi

Ci sono bambini morti, molti bambini, e fotografie impietose, quasi impudiche, a esplorare la morte a Idlib, a testimoniare l’orrore della morte, e cumuli di cadaveri, cumuli di bambini. L’orrore è lo stesso di Sabra e Shatila. Ci ricordiamo ancora di Sabra e Shatila? Settembre 1982. E’ lo stesso orrore dei bambini che da settant’anni ci scrutano attraverso il filo spinato di Auschwitz. Verranno altre commemorazioni, ricordi, come “lillà da terra morta”. Eppure anche questa volta ci dimenticheremo. Qualche giorno, forse qualche settimana, i più volenterosi qualche mese. Poi anche questo orrore sarà archiviato. Se non fosse così, se non intervenisse questo nostro maledetto vizio dell’oblio, potremmo star certi che da domani non si leverebbero più urla sguaiate contro l’ospitalità ai profughi in fuga dalla guerra, non si leverebbero più appelli isterici a difesa delle nostre presunte, intangibili radici culturali. Ma domani ancora sentiremo quelle urla, quegli appelli, e quei bambini vittime della guerra saranno presto dimenticati come cosa che non ci appartiene. E perché al di là dell’orrore sacrosanto davanti a quelle immagini di Idlib, al di là dei doverosi appelli a condannare il Mostro, al di là delle prese di posizione politiche, i “mai più” contro la guerra, non facciamo le uniche cose che sarebbero veramente necessarie. Una differente politica estera e il bando internazionale verso quei Paesi che stanno alimentando l’orrore siriano. Di più: una diversa allocazione delle risorse che metta nell’angolo l’industria bellica, compresa quella fiorente di casa nostra. Di più: riforme legislative che permettano il superamento definitivo di una certa visione, che in questo Paese ancora intende i militari come eroi, e non come persone dotate di diritti, di sentimenti e pure della capacità di sbagliare. Ma se facessimo tutto ciò, andremmo certamente incontro all’isolamento internazionale, alla perdita di fatturato per la filiera manifatturiera delle armi, alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Dunque domani ci attendono altre Idlib e altra indignazione. Non abbiamo responsabilità a Idlib, eppure siamo tessere di un puzzle di orrore e di sangue, prigionieri dentro a un labirinto di morte, e ignoriamo l’uscita.

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.