La Legge approvata dalla Regione Liguria che limita la libertà di religione, è anticostituzionale. Il diritto di culto appartiene a tutti. Ho interpellato il Governo perché impugni la Legge davanti alla Consulta

Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato un provvedimento che, introducendo modifiche alla disciplina urbanistica dei servizi religiosi, dietro alla facciata della regolamentazione del territorio e del paesaggio, ripropone la pessima legge cosiddetta anti-moschee già presentata in Veneto e in Lombardia e clamorosamente bocciata dalla Corte Costituzionale.
Le richieste di natura urbanistica introdotte si configurano chiaramente come una «speciale limitazione legislativa» alla libertà di religione; rendendo di fatto irrealizzabile la previsione di nuovi luogo di culto, non solo ai musulmani, ma anche agli appartenenti alle confessioni evangeliche.
E’ una legge vergognosa, proposta dalla Lega, che camuffa attraverso l’utilizzo dei regolamenti urbanistici la sua avversione per la libertà di religione. Non si può declassare una questione rilevante come la sfera religiosa delle persone a norma urbanistica. Non si può sottoporre a referendum la realizzazione di edifici di culto. Oltretutto non spetta alle regioni intervenire in materia religiosa. La Costituzione all’art. 117 esplicita chiaramente che “lo Stato ha competenza esclusiva … nei rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose”.
La Costituzione sancisce all’articolo 19, tra i diritti fondamentali dei cittadini, la libertà di professare «la propria fede religiosa … in privato o in pubblico il culto» e all’articolo 20 stabilisce che le associazioni religiose «non possono essere causa di speciali limitazioni legislative». Diritto tutelato anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite all’articolo 18.
I leghisti non s’illudano: possono promuovere anche cento nuove leggi anti-moschee, saranno tutte ugualmente bocciate dalla Corte costituzionale.
Per questi motivi ho presentato una interpellanza al Ministro dell’Interno che ho depositato assieme ai colleghi Basso, Carocci, Giacobbe, Rostellato, Tullo, Vazio, chiedendo al Governo di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale le variazioni introdotte nella legge regionale Liguria n.4/1985 per salvaguardare concretamente il diritto di libertà di religione e di culto sul territorio ligure. Insieme alla richiesta di porre in essere politiche di promozione del dialogo inter-religioso, unico e vero antidoto ad un fanatico e violento estremismo religioso.

on. Luigi Lacquaniti
Partito Democratico

INTERPELLANZA

I SOTTOSCRITTI CHIEDONO DI INTERPELLARE IL MINISTRO DELL’INTERNO

Per sapere

Premesso che


– la Costituzione sancisce (art.19) la libertà di professare «la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto» e stabilisce (art.20) che le associazioni religiose «non possono essere causa di speciali limitazioni legislative»;

– la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite all’articolo 18 indica come fondamentale la «libertà di religione» e tutela «la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti»;

– il consiglio regionale Liguria, il 4/10/2016, ha approvato modifiche alla legge regionale n. 4/1985 (Disciplina urbanistica dei servizi religiosi);

– inserendo all’art.2 il comma seguente:

• “c bis) gli immobili, ospitanti centri culturali di matrice religiosa.”;

– sostituendo il comma 4 dell’art. 3 nel seguente modo:

• 4. I progetti per la realizzazione di attrezzature di tipo religioso sono localizzati sul territorio comunale dopo aver sentito i pareri, non vincolanti, di organizzazioni e comitati di cittadini presenti nelle zone suscettibili di un simile impianto e nelle aree ad esse limitrofe. Resta ferma la facoltà per i Comuni di indire referendum, nel rispetto delle previsioni statutarie e dell’ordinamento statale, per conoscere l’orientamento della popolazione interessata.

• 4 bis. Ogni soggetto, pubblico o privato, che intenda realizzare le attrezzature di cui all’articolo 2 è tenuto a presentare apposita istanza secondo le modalità e le procedure previste dalle disposizioni nazionali e regionali in materia. Il richiedente deve indicare, in particolare:
a) la presenza di adeguate opere di urbanizzazione o, se assenti o inadeguate, l’esecuzione o l’adeguamento con oneri a proprio carico;
b) il rispetto delle distanze minime tra le aree e gli edifici da destinare alle diverse confessioni religiose, definite con deliberazione annuale della Giunta regionale;
c) la presenza di strade di collegamento adeguatamente dimensionate, tali da non
congestionare il traffico pedonale e motorizzato nel momento di maggior affluenza di
fruitori alla struttura;
d) la realizzazione di adeguati servizi igienici, nonché l’accessibilità dei detti servizi e
dell’intera struttura da parte di soggetti portatori di handicap;
e) la congruità architettonica e dimensionale degli edifici di culto previsti con le
caratteristiche generali e peculiari del paesaggio ligure, così come individuate dagli atti
di pianificazione territoriale regionale.

• 4 ter. I soggetti di cui al comma 4 bis sono tenuti a stipulare, sulla base dell’istanza presentata, una convenzione, a fini urbanistici, con il Comune interessato, nella quale venga prevista espressamente la possibilità di risoluzione o di revoca in caso di accertamento da parte del Comune di mancanze o di attività non previste nella convenzione;

– prevedendo (art.3 comma 1) che:
• “Le modifiche alla L. Reg. 4/1985 di cui ai precedenti articoli non si applicano alle strutture religiose esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge”;

A giudizio degli interpellanti:

– la regione Liguria non è legittimata a legiferare in materia religiosa, lo Stato (art.117 Costituzione) “ha competenza esclusiva”;

– non si può declassare una questione rilevante come la sfera religiosa delle persone a norma urbanistica;

– queste norme di natura urbanistica si configurano come una «speciale limitazione legislativa» alla libertà di culto rendendo di fatto irrealizzabile la previsione di nuovi luogo di culto e di attrezzature di interesse religioso;

– il diritto alla libertà di culto non può essere limitato da pareri seppur consultivi di soggetti terzi;

– “la facoltà per i Comuni di indire referendum, per conoscere l’orientamento della popolazione interessata.” sottopone il diritto costituzionale di esercitare la libertà di culto, alla volontà di consultazioni popolari;

– si introduce una discriminazione tra i centri di culto cattolici, preesistenti all’introduzione della legge, e quelli delle altre confessioni;

– il fanatismo religioso trova terreno fertile proprio nelle divisioni, nella strumentalizzazione, nelle contrapposizioni ideologiche e nelle situazioni irregolari, mentre lo strumento migliore per contrastarlo, a giudizio degli interpellanti, risiede certamente nel dialogo, nel confronto e nella convivenza civile;

– la Liguria è caratterizzata da una società fortemente multiculturale e multireligiosa, sia per motivazioni storiche, sia per la forte attrattiva migratoria nonché per le mutate sensibilità della popolazione autoctona.

In ragione degli elementi riportati in premessa, gli interpellanti chiedono:

– se il Governo abbia intenzione di assumere iniziative per impugnare innanzi alla Corte Costituzionale le variazioni introdotte nella legge regionale 24 gennaio 1985 n. 4 (Disciplina urbanistica dei servizi religiosi) per salvaguardare concretamente il diritto di libertà di religione e di culto sul territorio ligure, come sancito dagli articoli 19 e 20 della Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU;

– quali politiche il Governo intenda porre in essere per promuovere il dialogo interreligioso.

LACQUANITI, BASSO, CAROCCI, GIACOBBE, TULLO, VAZIO, ROSTELLATO