Dario Fo contro tutti i poteri

Molti anni fa fui invitato a tenere un breve seminario di storia del Cinema in una scuola di Brescia. Il seminario si svolgeva in due giornate e per tenerlo, mi servii di proiezioni e audiovisivi. La scuola era un Istituto superiore parificato; allora si sarebbe detto: “scuola privata”. Nel corso della prima giornata mi soffermai in particolare sull’avvento del Cinema, spiegando come fin dal suo apparire sia il Potere politico sia il marketing se ne servirono, scorgendo immediatamente le sue potenzialità. E poi cercai di spiegare come il Cinema, così come qualsiasi altra arte, non può trovare giustificazione se non in se stesso e in quello che l’artista vuole trasmettere, e non può essere asservito al Potere, qualsiasi sia il Potere. Alla successiva giornata m’imbattei nell’insegnante di filosofia, una religiosa, che criticò in parte questo concetto: per lei l’arte doveva servire a trasmettere un messaggio, altrimenti non serviva a niente; e il Cinema non poteva fare eccezione. Ribattei che l’arte trasmette sempre qualcosa, ma questo non significa che debba essere asservita al Potere. O debba trovare giustificazione in un’ideologia, o una religione aggiunsi non senza malizia. Chissà, forse se ne avessimo avuto il tempo, avremmo raggiunto una posizione comune nelle rispettive convinzioni, che non mi parevano del tutto incompatibili. Ma l’argomento era troppo vasto e complesso per poter essere sviluppato in quella sede.
Questo episodio mi è tornato in mente questa mattina: ero in viaggio e a un certo punto, quasi contemporaneamente, i Social Network hanno cominciato a ribattere la notizia della morte di Dario Fo. E a poco a poco, fra i tanti commenti, se ne affacciavano alcuni che dopo il cordoglio sincero, non si esimevano dal manifestare anche un disappunto per le scelte politiche assunte dal Premio Nobel nell’ultima parte della sua vita. Non si trattava di un giudizio sulle scelte di Dario Fo, di un mero dissenso politico, sempre legittimo, anche nel momento del massimo cordoglio, ma di una riserva sulla sua opera. “E’ scomparso un grande artista, peccato che… E’ stato un grande artista, poi però…” A me sono parsi giudizi sbagliati, e in qualche caso l’ho scritto. Non condivido minimamente le ultime scelte politiche di Dario Fo, eppure la sua arte, anzi qualsiasi espressione artistica, trova giustificazione in se stessa e nell’artista che la esprime. Il teatro di Dario Fo non ha acquistato e non ha perso nulla dal suo appoggio al M5S. Ecco perché davanti alla sua arte, a quello che ci ha lasciato, io credo che oggi dobbiamo manifestare solo il rammarico per averlo perso. A maggior ragione se consideriamo quella sua sferzante critica al Potere, qualsiasi Potere, che in ultimo, a me pare, è il cuore stesso del messaggio di Dario Fo.
Ero un bambino quando il secondo canale della RAI decise di trasmettere “Mistero Buffo”, forse il suo capolavoro. Era una televisione molto diversa da quella odierna, e io ne ho un po’ nostalgia. Nello stesso periodo la RAI, il primo canale, trasmetteva il “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli. Eravamo in piena Prima repubblica, il mondo era diviso in due blocchi contrapposti. Ricordo bene la polemica infuocata che si accese sui giornali, e le accuse di Zeffirelli a Dario Fo, per quella sua opera che voleva dissacrare il potere religioso.
Ecco: questa mattina, davanti ai tanti che manifestavano, per così dire, un cordoglio a riserva, ho ripensato a quello che a me ha insegnato Dario Fo: che si tratti di dittature o di democrazie, che siano religioni o eserciti, che sia destra o sinistra, il potere ha sempre i suoi tick, i suoi riti un po’ ridicoli, le sue piccinerie, le sue invidie, talora le sue ritorsioni aggressive; e che per questo il Potere, in quanto tale, merita di essere dissacrato. E sono pure convinto, che se quel M5S, che in ultimo nella sua vita egli aveva sostenuto, nel 2013 fosse andato al governo del Paese, sarebbe ugualmente stato oggetto dei suoi lazzi dissacranti. Altra cosa, beninteso, sono i valori, i diritti, le libertà, la lotta senza quartiere a ogni fascismo, i principi, che non vanno confusi o azzerati, se non si vuole scadere nel qualunquismo. Ma questo Fo lo sapeva bene, dopo una vita trascorsa a denunciare le ingiustizie sociali, pagando spesso in prima persona, assieme a Franca Rame. Qualsiasi sia il potere, qualsiasi siano le età dell’uomo, troveremo sempre un motivo per dissacrare il Potere e per ricordare a noi stessi che le cose che contano davvero nella vita stanno più o meno sulle dita di una mano: la libertà, l’amore, la tolleranza e l’accoglienza, l’uguaglianza e la lotta contro le ingiustizie, la speranza nell’avvenire, e poco altro ancora.