Bratislava

Dopo la mia visita al campo profughi di Idomeni in Grecia, lo scorso aprile, sono stato invitato molte volte a parlare o commentare le politiche migratorie in atto e le scelte dell’Unione europea. Ho sempre ripetuto che l’Europa, dai Trattati di Roma al Trattato di Lisbona nasce ispirata da principi di pace, collaborazione fra le nazioni e, in ultimo, anche accoglienza a profughi e rifugiati. Se non sarà capace di confermare queste politiche di collaborazione e accoglienza, se prevarranno scelte opposte, promosse soprattutto da alcuni Paesi che hanno aderito da poco all’Unione ma che non paiono averne elaborato la storia e i principi ispiratori, semplicemente l’Europa cesserà di esistere, torneremo all’Europa delle piccole patrie e saremo destinati, presto o tardi, a rivivere gli orrori del ‘900. Tutti quanti. Quanto accaduto ieri a Bratislava, le scelte che paiono prevalere presso la maggioranza dei Governi dell’Unione, a cui giustamente il nostro Governo si sta opponendo, rischia di confermare la mia analisi e di essere ricordato in futuro con lo stesso significato simbolico con cui noi oggi ricordiamo la Conferenza di Monaco del ’38: là pensavamo di aver salvato la pace, invece fu l’anticamera della guerra; a Bratislava qualcuno pensa di aver salvato l’Europa, invece potrebbe essere l’anticamera della sua fine.