Caso Scaroni: bene il risarcimento, ma manca ancora l’individuazione dei colpevoli. Occorre un codice identificativo sui caschi della Polizia

Il giovane tifoso bresciano Paolo Scaroni il 24 settembre 2005 alla stazione di Verona fu picchiato brutalmente dalla polizia, restò in coma due mesi e ne passò in ospedale altri otto. Oggi è invalido al 100%.
La giustizia civile dopo 11 anni ha riconosciuto a Scaroni un risarcimento di 1 milione e 400 mila euro. Una buona sentenza, ma un risarcimento semplicemente doveroso, che lo Stato ha pagato, senza impugnare il verdetto della magistratura, perché la responsabilità della polizia è risultata evidente e incontrovertibile.
Ma la vita di Scaroni è stata stravolta, e se è stata vinta la battaglia civile quella penale per ora è ancora in alto mare. Il processo di primo grado si è chiuso con una assoluzione collettiva. Mancano i responsabili dei fatti. E ciò non è ammissibile.
Già l’8 ottobre 2013 avevo presentato una interrogazione scritta al Ministro dell’Interno Alfano, per chiedergli quali iniziative intendesse intraprendere per fare piena luce sulla vicenda. Perché la Polizia caricò quel giorno in stazione? Chi ha ridotto in fin di vita Paolo?
Tutto ciò conferma la necessità dell’approvazione di una normativa che permetta di identificare agevolmente chi agisce protetto oggi dall’anonimato. Lo Stato deve mettere un codice identificativo sui caschi di chi opera in suo nome. E’ doveroso per una Repubblica democratica che tutela i suoi cittadini e che agisce sempre in maniera trasparente.

on. Luigi Lacquaniti