La nostra storia narrata ai bambini

UnknownIeri cadeva l’anniversario dell’assassinio di Carlo e Nello Rosselli, l’anno prossimo saranno giusto ottant’anni. Vennero ammazzati a Bagnoles-de-l’Orne da squadristi francesi, probabilmente su mandato dello stesso Mussolini. Oggi invece cade l’anniversario dell’omicidio di Giacomo Matteotti, dieci giugno del ’24. Di Matteotti ho sentito parlare ché ero alle Elementari. Dei fratelli Rosselli un po’ più tardi, in terza Media. Era la seconda metà degli anni ’70 ed erano trascorsi poco più di trent’anni dalla Liberazione. Ma la prossimità storica di quegli eventi non spiega da sola come sia possibile che nelle aule scolastiche della mia infanzia si narrasse di Matteotti e dei Fratelli Rosselli, e oggi non mi risulta che succeda più, se non, forse, in modo molto episodico. Non è questione di programmi scolastici, e nemmeno della sensibilità dei nostri insegnanti che so invece molto preparati e attenti. Ho usato il verbo “narrare” non a caso: si narrava di Matteotti, si narrava dei Fratelli Rosselli. Quando quarant’anni fa si narrava ai bambini della nostra storia recente e si facevano quei nomi, era come narrare un mondo epico di combattenti per la libertà, la nostra libertà. Matteotti che a Montecitorio il 30 maggio del ’24 pronunciava il famoso discorso, che avrebbe decretato la sua condanna a morte per mano dei fascisti, e poi si rivolgeva ai compagni di partito invitandoli a preparare la sua orazione funebre, diventava ai nostri occhi come un nuovo eroe, un novello Achille. Oggi a me pare che gli stessi approfondimenti avvengano più tardi, negli Istituti superiori, e prevalentemente con metodo scientifico, il che non è certo cosa negativa. Tuttavia i bambini dell’ultimo anno della Scuola primaria e quelli che frequentano la Scuola secondaria di primo grado, le Scuole medie di un tempo, sono molto meno avvezzi a quelle vicende di settanta, ottant’anni fa, l’avvento del fascismo, la fine delle libertà, la dittatura, la Liberazione, a quei nomi, Matteotti, Rosselli. A noi quegli eventi non venivano semplicemente spiegati, ovviamente come lo si poteva fare a dei bambini, quegli eventi ci venivano narrati, entravano nel nostro immaginario, ci permettevano di fare ingresso nel cuore stesso della Comunità, ed era come andare alle nostre stesse radici. Oggi quegli stessi eventi sono affrontati più tardi nell’educazione scolastica, certamente con una ricerca storica più approfondita, ma spesso, non sempre, è come studiare eventi che non ci appartengano. Non basta conoscere la storia del ‘900 per evitare che i suoi mali oscuri si ripetano. Occorre farne memoria, e amare i Matteotti, i Rosselli, come persone familiari, care persone della nostra comunità.