Il giorno dopo il Terminal 5 di Fiumicino

Il giorno dopo è ancora viva l’emozione vissuta al Terminal 5 di Fiumicino: l’accoglienza ai profughi giunti dalla Siria col programma dei #Corridoiumanitari . La porta a vetri del terminal si è aperta e dietro quella porta a vetri si è materializzata all’improvviso l’immagine della guerra. Perché la guerra prima di essere una notizia sul fronte che si sposta, un reportage, prima di essere un tavolo diplomatico o un dibattito acceso fra Maggioranza e Opposizione o il Governo che riferisce al Parlamento, prima di tutto questo la guerra è fatta di volti. Non dovremmo scordarcelo.

I volti dei vecchi, sradicati dalla propria terra come un vecchio albero che si vorrebbe trapiantare: li avevo seduti vicino, ieri, udivo le loro parole e capivo che avrebbero voluto terminare in pace i loro giorni nella propria terra, la terra della loro vita, la terra che accoglie i loro cari che non ci sono più, e invece hanno dovuto superare il Mediterraneo, hanno attraversato quella porta a vetri e ci guardavano straniti, increduli.
I volti dei bambini, quelli con cui ho giocato, di cui conservo il ricordo o le fotografie che non pubblico. Hanno attraversato anche loro quella porta a vetri, sorridendo, osservando incuriositi questa nuova vita, come fosse un gioco, come farebbero tutti i bambini. Sforzandosi probabilmente di dimenticare la guerra, le macerie, i bombardamenti, le violenze, e ancora non sanno che probabilmente dovranno ricordare per tutta la vita.
I volti degli adulti, che in quelle culture sono sempre giovani: hanno attraversato quella porta a vetri, hanno ricambiato i nostri saluti, riconoscenti, e cercavano dove riposare davvero, finalmente, e sospiravano di sollievo perché sapevano di aver portato in salvo se stessi e la propria famiglia.

Il giorno dopo il Terminal 5 di Fiumicino è grande la soddisfazione per il nostro Paese che sta dimostrando all’Europa, con i #Corridoiumanitari , che vi può essere un’alternativa ai respingimenti e ai muri. E la mia soddisfazione personale per questa comunità di cui faccio parte, la Chiesa Valdese, che utilizza anche così il proprio #8permille . E la soddisfazione per questa iniziativa che vede la collaborazione fra il Governo, la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. A loro, Comunità di Sant’Egidio, Valdesi, Comunità evangeliche, spetta adesso gestire l’ospitalità di questi profughi. E sappiamo tutti che si tratta solo di una goccia nell’oceano di sofferenza che sta segnando la Siria e non abbandona tutto quanto il Medio Oriente da decenni. Ma ogni vita salvata, anche solo una vita salvata, può dare un senso alla nostra vita e al nostro impegno.

Il giorno dopo il Terminal 5 di Fiumicino rimane l’angoscia per tutti gli altri, per quelli che sono rimasti, per quelli che hanno seguito altre strade e adesso sono prigionieri di un campo profughi, per quelli che non ce l’hanno fatta. Per tutti loro non possiamo cedere alla tentazione della resa, non possiamo abituarci all’orrenda ordinarietà che può essere la guerra.