Sulla Legge antimoschee del Veneto. Il diritto di culto appartiene a tutti. Ho chiesto al Governo d’impugnare la Legge davanti alla Consulta

Mercoledì 20 aprile, alle ore 11.30, a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, presenterò pubblicamente una interpellanza rivolta al Ministro dell’Interno e che ho depositato assieme al collega Khalid Chaouki, chiedendo al Governo di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale le variazioni introdotte nella legge regionale Veneto 23 aprile 2004, n. 11 per salvaguardare concretamente il diritto di libertà di religione e di culto sul territorio veneto. Insieme alla richiesta di porre in essere politiche di promozione del dialogo inter-religioso, unico e vero antidoto ad un fanatico e violento estremismo religioso

Alla conferenza stampa parteciperanno anche l’On. Khalid Chaouki, il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), e l’Iman Mohsen Khochali, Presidente della comunità islamica di Verona e il Prof. Roberto Zaccaria, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze.
Il consiglio regionale Veneto, con i voti della sola maggioranza, ha approvato un provvedimento che, dietro alla facciata della regolamentazione del territorio e del paesaggio, ripropone la pessima legge anti moschee già presentata in Lombardia e clamorosamente bocciata dalla Corte Costituzionale.
Le richieste di natura urbanistica introdotte si configurano chiaramente come una «speciale limitazione legislativa» alla libertà di culto; la norma rende di fatto irrealizzabile la previsione di nuovi luogo di culto in grandi città densamente urbanizzate ove più forte si sente la necessità degli stessi. Anziché favorire l’esercizio di un diritto fondamentale dei cittadini, pone sostanziali limitazioni allo stesso, senza che se ne ravvisi una reale necessità.
E’ una legge vergognosa, proposta dalla Lega, che camuffa attraverso l’utilizzo dei regolamenti urbanistici la sua avversione per la libertà di religione. Non si può declassare una questione rilevante come la sfera religiosa delle persone a norma urbanistica. Non è corretto assimilare il luogo di culto a un centro commerciale o a un distributore di benzina.
La Costituzione sancisce all’articolo 19, tra i diritti fondamentali dei cittadini, la libertà di professare «la propria fede religiosa … in privato o in pubblico il culto» e all’articolo 20 stabilisce che le associazioni religiose «non possono essere causa di speciali limitazioni legislative». Diritto tutelato anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite all’articolo 18.
I leghisti non s’illudano: possono promuovere dieci, cento nuove leggi anti-moschee, saranno tutte ugualmente bocciate dalla Corte costituzionale: la libertà religiosa e il diritto di esercitarla in luoghi appropriati di culto, è scritta nella nostra Costituzione.

On. Luigi Lacquaniti,
Partito Democratico