Discarica Macogna. Dopo la sentenza del TAR non è cambiato niente, non ci arrendiamo.

Il Tar di Brescia ha respinto i ricorsi dei comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Berlingo e Rovato che si erano opposti alla discarica Macogna autorizzata dalla Provincia per smaltire 1,35 milioni di metri cubi di inerti. Secondo la giustizia amministrativa la presenza della discarica non comprometterebbe le falde acquifere.
Ma la sentenza del TAR non è viatico alla riapertura tout court della discarica. La Macogna è tuttora sotto sequestro a seguito dei rilievi di Asl e ARPA che avevano riscontrato livelli chimici oltre i limiti di legge. E proseguono le indagini della PM Silvia Bonardi. Una parte del sito, quello non soggetto a controlli perché ritenuto corretto, era infatti già stato dissequestrato.
La sentenza in sostanza autorizza solo materiali inerti. Per entrare a pieno regime ed ottenere il triplicamento dell’eluato è obbligatorio svolgere una nuova analisi di rischio, e spetta alla Provincia rilasciare una nuova autorizzazione.
I Comuni interessati stanno valutando concretamente l’ipotesi d’impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Insomma la battaglia per la difesa della Macogna prosegue. Anch’io, assieme ai comuni interessati, ai comitati ambientalisti, ai colleghi, resto a disposizione, così come fatto in passato anche con interrogazioni ed atti parlamentari, per sostenere le ragioni dell’ambiente e della tutela della salute dei cittadini in un territorio già fortemente provato dalla presenza di numerose cave e dal passaggio della Tav e della Brebemi.
Al nostro territorio servono nuove aree verdi, non altre discariche da sommare alle molte già presenti.

On. Luigi Lacquaniti
Partito Democratico