Antigone alle frontiere dell’Europa

Le immagini sempre più drammatiche che ci giungono dai Balcani, di popoli in fuga bloccati da gigantesche barriere di filo spinato; la chiusura delle frontiere da parte di molti Stati europei che, come in un gigantesco domino, sta coinvolgendo, una dopo l’altra, le nazioni da nord a sud; il tradimento di Schengen, che avrebbe dovuto essere uno dei principi fondanti la nuova Europa; e prima ancora la tragedia di gommoni e barconi a picco nel Mediterraneo, a cui ci siamo persino abituati e che pare non facciano più nemmeno notizia, raccontano ormai inequivocabilmente il fallimento di un continente incapace di metabolizzare le proprie paure e far tesoro delle tragedie della propria storia. Davanti a quel filo spinato la memoria corre ad altro filo spinato, ai muri della nostra storia recente. E sicuramente far memoria che questa stessa Europa che oggi chiude le frontiere, è nata sulle macerie di due guerre mondiali, su milioni di morti, sulla tragedia della Shoah, perché il futuro dei nostri figli fosse differente dal passato dei nostri padri, è una misura efficace del dolore dei nostri giorni e del nostro fallimento.
Alcuni commentatori hanno accolto i risultati delle elezioni tedesche, che hanno consegnato un’inequivocabile affermazione alla destra xenofoba, con stupore, incredulità: anche in Germania dunque, anche nella Germania che pareva aver fatto i conti con la tragedia del nazismo, l’affermazione della destra più nazionalista e razzista. E’ un ragionamento appropriato: dietro all’affermazione di ogni razzismo si nasconde l’irrazionalità degli uomini incapaci di riconoscere le proprie paure, sempre alla ricerca di capri espiatori, impreparati a distinguere negli altri un altro noi. Così come il nazismo che nacque dalle ceneri della Prima guerra mondiale, presso un popolo ridotto alla fame dalla guerra e dalle intollerabili sanzioni imposte dalle potenze vincitrici, un popolo che era in cerca di un capro espiatorio, lo trovò nelle diversità che aveva a portata di mano: e fu la Shoah.
Ma questa è solo una chiave di lettura del problema. L’irrazionalità delle passioni oscure, il ragionamento preda delle paure, sono solo uno dei fantasmi che si aggira presso le frontiere europee rese improvvisamente impenetrabili dal filo spinato. Vi è un altro fantasma, che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia. Poiché se tutto questo avviene, è perché vi sono leggi che lo permettono, leggi che si sono dati i singoli Stati, forze politiche improvvisamente al potere presso talune di queste nazioni, e anche accordi europei inefficaci, trattati più sensibili alle regole dell’economia che alle leggi della solidarietà. Le leggi possono e devono governare le paure dell’uomo, se non lo fanno è perché sono leggi imperfette o inefficaci o inique. Vi sono dei principi di umanità, di solidarietà, di ospitalità, a cui nessuna legge umana può sottrarsi, pena la propria stessa iniquità.
Dalle radici della nostra storia antica ci viene il racconto di Antigone, la principessa tebana che disobbedì a re Creonte, diede sepoltura al ribelle Polinice per obbedire a una legge non scritta, a una legge di natura che impone di dare sepoltura ai morti anche se sono nemici. E per questa sua disobbedienza a una legge formalmente giusta, emanata dall’autorità di Creonte, ma iniqua nella sua essenza, per questa sua obbedienza alla pietas, venne punita con la morte. Antigone ci pone proprio davanti allo scandalo di leggi umane formalmente corrette, ma inique, innanzi alle quali non solo è possibile, ma è giusto disobbedire. E lo fa nella sua condizione di donna, quindi avvezza alla sofferenza e capace di riconoscerla. E nella sua condizione di giovane, quindi dotata di quella forza e di quel coraggio che sono necessari a disobbedire alle leggi dei padri, quando sono ingiuste.
In epoca a noi più recente, Dietrich Bonhoeffer trovò nel Discorso delle beatitudini le ragioni e il coraggio per disobbedire al nazismo e alle sue leggi. Quelle parole nuove che annunciavano il mondo nuovo ai perseguitati, agli affamati, agli operatori di pace, gli diedero il coraggio di quella ribellione, che dieci anni dopo lo avrebbe condotto nel carcere Tegel e alla morte nel campo di concentramento di Flossenbürg. La disobbedienza a leggi inique può dare un significato a tutta un’esistenza.