Quando bisogna dire no, no e basta

Io ancora me la ricordo, Sophie Marceau, un pomeriggio di primavera, era il 1981 mi pare, marzo, forse aprile; ricordo il manifesto del film, il vecchio Cinema Alberti di Desenzano pieno di adolescenti trasognanti; ricordo Richard Sanderson che cantava una canzone dolcissima, che come il film avrebbe scalato le classifiche. Il film era “Il tempo delle mele”, la canzone s’intitolava “Reality”, e ci raccontavano di tutto un Paese, non solo noi adolescenti di quel primo scorcio degli anni ’80, che voleva lasciarsi alle spalle le stragi e il terrorismo, che aveva improvvisamente voglia di sognare. Molti anni più tardi avrei rivisto la Marceau nei panni drammatici di una parricida. Il film del 1995, “Al di là delle nuvole”, di Wim Wenders, una pellicola che amo molto, in qualche modo concludeva fin nel titolo tutto un ciclo, e pareva ammonirci ad andare al di là delle apparenze, ché esiste una realtà che noi non vediamo e che conta molto di più di quella che vediamo.
Sophie Marceau ha rifiutato la Legion d’Onore. Si tratta della massima onorificenza francese, ed è una scelta che Oltralpe fa scandalo e farà discutere a lungo. I francesi hanno un senso della sacralità delle Istituzioni maggiore del nostro, che viene loro probabilmente da una conquistata matura laicità. La Marceau ha motivato la sua scelta in un tweet: non poteva accettare un’onorificenza che era stata consegnata prima di lei a un principe saudita, il principe ereditario di un Paese che si è macchiato di 154 esecuzioni capitali solo l’anno scorso.
La scelta di Sophie dovrebbe porre mille interrogativi, soprattutto a chi fa politica, a chi è avvezzo ai Palazzi. E forse, i più fra noi questi mille interrogativi non se li porranno nemmeno. E poi, si sa, la politica è una cosa complessa, dev’essere capace di rispondere in modo articolato a una realtà sempre più complessa, a cui non sempre si può rispondere con un semplice si o con un semplice no. Tutto assolutamente vero. E però io ho ancora nelle orecchie l’insegnamento di un vecchio insegnante di filosofia di Brescia, il professor Giammancheri, che ci ammoniva che nella vita le cose che contano davvero sono poche, forse stanno sulle dita di una mano. Ma per esse vale la pena di vivere e di morire. E per esse il nostro dire si, deve voler dire si. Si e basta. E il nostro dire no, deve voler dire no. No e basta. Anche se siamo politici.
Ecco: oggi l’insegnamento ci viene da un’attrice, nemmeno una delle più brave. Nei decenni avvenire, quando non ci saremo più né io né voi, la Marceau non verrà associata a Greta Garbo, e nemmeno a Ingrid Bergman. E tuttavia oggi quest’attrice ci ha dato un insegnamento che non scorderemo. Non si è fermata ai mille distinguo dei nostri alibi. Certo dalla sua ha migliaia di anni di diritti negati, migliaia di anni vissuti in stato d’inferiorità. Dalla sua ha l’esser donna. E chi ha un passato di sofferenza, chi ancora annaspa in una lotta quotidiana, familiare, per non esser scambiata giorno dopo giorno con una lavatrice, o con un’incubatrice, se lo vuole, è capace di scrutare l’orizzonte molto, molto meglio di noi. E sa molto meglio di noi che ci sono casi in cui, si deve rispondere solo con un no. No e basta. Oggi l’ha fatto e ci ha indicato una strada.