Un passo verso la civiltà. Molti ancora ce ne attendono

Le voci che per tutto il pomeriggio si sono rincorse, parlavano di una trattativa serrata sulle Unioni civili. Il risultato è arrivato a sera, e rispetto a quanto fino all’ultimo abbiamo temuto, mi pare ancora un buon risultato. Anche se ben lontano da quello che solo una settimana fa sognavamo, prima del voltafaccia del M5S. I commenti pelosi di forze che adesso parlano di ritorno al medioevo non sono credibili. Mi stanno enormemente più a cuore i commenti e le critiche e la rabbia che vengono dall’associazionismo LGBT: da quelle persone e da quelle famiglie che hanno vissuto finora sulla propria pelle la barbarie dell’assenza di diritti, di più la ferita costante dell’assenza di un riconoscimento. Perché di questo parliamo quando parliamo di amore. E cambia poco che lo si voglia chiamare matrimonio o unione civile o come cazzo vi pare: è alzarsi e poter guardare al mondo e poter dire, siamo qui, ci vogliamo bene. Quando vedi due persone che si vogliono bene, che siano due donne, o due uomini, o un uomo e una donna, se si vogliono bene davvero lo capisci dalla forza che pare emanino, dall’energia con cui guardano il mondo, dalla mancanza di timore del loro sguardo. L’amore è sempre una sfida, al mondo, alle avversità dei giorni, alle convenzioni, alla vita stessa. L’amore pretende sempre l’eternità. Per questo, in tutta questa vicenda, quello che più mi ferisce, non è l’assenza della stepchild adoption, sacrificio pure dolorosissimo. A sanare questa ferita arriveranno i giudici, con la giurisprudenza che s’è già formata, in processi, che già immagino saranno onerosi e lunghi. Arriverà una buona volta il legislatore. E ci arriverà! Cazzo se ci arriverà! Quello che più mi ferisce è l’assenza dell’obbligo della fedeltà che non sarà richiesto alle unioni civili. Dietro s’intuisce la volontà di voler mortificare a tutti i costi le persone, i loro sentimenti, il loro diritto al sentimento. E’ come guardarli in faccia, con un mezzo sorriso, e dire loro: non illudetevi, vi fanno la legge, ma il vostro amore non vale un cazzo, è un mezzo-amore, come voi che siete mezzi-uomini! Dietro ci sta ancora l’italica fierezza. Sa di lazzi da caserma, sa di maschi che si misurano il pisello, e pensano che sia tutto lì! Oppure, all’opposto, sa di donne votate alla santità dell’eterna prolificazione, ché se un amore non è benedetto dalla nascita di una nidiata di figli, non è nemmeno amore!
Ma questo è il passato, e più passano i giorni e gli anni, più sarà il passato!
Questa Legge, il Ddl Cirinnà, nonostante tutto, rimane una buona legge. Ci sarà la reversibilità della pensione, l’acquisto del cognome, l’indirizzo familiare, sì proprio così, l’obbligo di mantenimento in caso di cessazione, e tanto altro ancora, e non ci sarà più l’umiliazione di uomini e donne a cui verrà rifiutata l’assistenza del partner malato. Da domani questo Paese farà un passo avanti verso la civiltà. E sarà solo un passo, lo so, molto, molto ancora dovremo conquistare, sia per questi diritti, sia per altri. Io, dovunque sarò, continuerò a esserci.