Bocciata la “Legge antimoschee”: non si può ostacolare la libertà di professione religiosa. Comunicato stampa

La Consulta ha bocciato la Legge della Regione Lombardia che ostacolava la costruzione e l’apertura di nuovi luoghi di culto, moschee, templi, e anche chiese cristiane ed evangeliche.
La legge varata circa un anno fa, conteneva una serie di norme urbanistiche particolarmente restrittive per la costruzione di nuovi luoghi di culto. Formalmente intendeva regolamentarne la costruzione, in realtà si utilizzavano surrettiziamente norme urbanistiche con l’intento palese di ostacolarne ed impedirne l’apertura, e nella visione leghista soprattutto delle moschee.
Alla sua approvazione, già un anno fa, la Legge era stata oggetto di una mia interpellanza parlamentare al Governo, sottoscritta da altri ventisette colleghi, a cui il Governo aveva risposto impugnando la Legge lombarda davanti alla Corte Costituzionale.
Ieri la Consulta ha bocciato la legge. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane. Ma il perché è chiarissimo già da adesso: il testo violava diversi articoli della Costituzione, tra cui i principi di uguaglianza dei cittadini e delle confessioni religiose. E questo era ed è inaccettabile.
Anche la Regione Veneto stava predisponendo una proposta di “legge antimoschee”. Nel tentativo di imitare nel peggio la Lombardia. Spero che questa sentenza della Consulta metta la parola fine a tutte queste leggi liberticide.
La sentenza della Corte Costituzionale è una sentenza di civiltà, mette in chiaro che in Italia tutte le confessioni religiose hanno pari dignità e che gli esseri umani hanno il diritto inviolabile di celebrare la loro fede in luoghi di culto appropriati.
L’idea in ogni caso che il rapporto con le religioni sia da impostare creando difficoltà e ostacolando la manifestazione della propria fede in consoni e dignitosi luoghi, è veramente una barbarie.
Se davvero si vuole favorire la convivenza civile e il dialogo fra culture e tradizioni differenti, con leggi di questo tipo si ottiene l’opposto, una marginalizzazione delle comunità, spinte a rinchiudersi in enclavi ristrette, il più lontano possibile dai luoghi della vita sociale, dai luoghi del confronto, situazioni queste si pericolose, potenzialmente atte a diventare brodo di cultura per estremismi di ogni tipo. La violenza non nasce mai dal dialogo sereno e dalla gioiosa convivenza.

On. Luigi Lacquaniti
Partito Democratico

 

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