Il ritorno della Chimera

Bellerofonte uccide la Chimera

La Chimera era un orribile mostro bicipite. Aveva il corpo di capra, una testa di capra, una testa di leone, lanciava fiamme dalla bocca e veleno dalla coda. Oggi dicono sia tornata, si aggira lungo i corridoi del Senato della Repubblica, assetata di sangue, e ha scelto come vittima la libertà e l’affettività degli esseri umani. Al contrario del mostro narrato da Omero, questo è un mostro infante. Una testa, infantile, punta i piedi, stringe i pugni, si scaglia contro uno strumento dal nome fantasioso “emendamento canguro”, e perde di vista il merito, l’obiettivo finale, la conquista di diritti fondamentali che ancora attendono di esser riconosciuti nel nostro Paese. L’altra testa, in modo altrettanto infantile, emette vagiti, strilla, digrigna i denti, non ha ancora appreso a pronunciare la parola “laicità”: a 146 anni dalla caduta di Porta Pia, non ne ha ancora elaborato il lutto.
La Chimera venne uccisa da Bellerofonte, dopo che aveva devastato la terra degli uomini.