La vergogna delle accuse rivolte a Emanuele Fiano

cropped-11722403_1676942472539581_8417542919156208660_o.jpgDa quando sono deputato ho avuto modo di conoscere Emanuele Fiano per la competenza e la serietà del suo lavoro alla Camera. La foto che vedete è il dibattito che abbiamo tenuto alla Festa democratica di Desenzano, appena qualche settimana fa, assieme a Luisa Papa segretaria del Pd desenzanese, sull’emergenza sbarchi e le politiche migratorie. La sera che venne a Desenzano, Fiano si presentò con la scorta. Lo vidi scendere dall’auto assieme alla gentilissima moglie. Io non sapevo della scorta e non sapevo delle minacce, era una sera d’afa memorabile, era reduce da un altro dibattito in Toscana, forse avrebbe preferito starsene tranquillo ad ascoltare la musica sulla pista del liscio, invece che affrontare un dibattito sotto un tendone arroventato dalla calura dell’estate. E io pensai che dobbiamo volere proprio bene a questo Paese per fare questo lavoro in un momento così difficile… Pubblico questa foto perché, all’indomani delle minacce e degli insulti vergognosi che gli sono stati rivolti, anche pubblicamente, anche su Facebook, voglio dirgli che mi sento orgoglioso di quella sera, lo ringrazio di quel confronto e mi piacerebbe davvero vederlo sindaco di Milano. La storia non è un mero succedersi di accadimenti più o meno consequenziali l’uno all’altro. La storia scava nell’uomo, ne scopre gli archetipi, ognuno di noi ne porta i segni. Dentro di noi, nelle architetture della nostra mente, ci sono un po’ di Aristotele e un po’ di Platone, nel nostro cuore c’è Alessandro Magno e il sogno di Marco Polo, il nostro sangue scorre lungo vie consolari, e portiamo sulla nostra pelle i segni oscuri della Peste nera. E siamo figli della Bastiglia espugnata. A lungo mi sono esercitato in una riflessione: sono nato nel 1966 quando erano trascorsi appena poco più di vent’anni dalla tragedia di Auschwitz e di Hiroshima. Ma se oggi torno indietro di vent’anni ho nella memoria accadimenti freschi, tangibili. Che sono vent’anni! La tragedia della Shoah è ancora qui, lungo le nostre strade, ci spia dagli angoli delle case, e pare di sentire ancora i nazisti sotto le nostre finestre e lo stridio delle ruote dei vagoni piombati nelle stazioni. Ma se anche fossero trascorsi secoli dalla liberazione del campo di Auschwitz invece che qualche decennio, noi ancora ne porteremmo i segni dolorosi nella nostra carne. Siamo fatti anche dei poveri resti dei morti della Shoah, e la nostra storia ne porterà per sempre i segni. Così chi oggi accusa Emanuele Fiano di “sionismo”, non offende solo Emanuele e la storia della sua famiglia, ma nega la propria stessa umanità. Poiché l’umanità non potrà mai cancellare l’orrore della Shoah, ma solo farne memoria perché non possa mai più accadere.

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