I tre colli su cui si erge l’Europa

«L’Europa è costruita su tre colline: il Golgota, l’Acropoli di Atene e il Campidoglio di Roma».

Ho scoperto questa citazione 28 anni fa o giù di lì, era in uno dei testi su cui preparai l’esame di Storia del Diritto. Da allora mi accompagna e non l’ho più scordata. Bella come tutte le citazioni che meritano d’essere annotate e mandate a memoria. E nello stesso tempo, come tutte le citazioni, col difetto d’esser troppo sintetica: troppe cose sacrifica nel tentativo di definire le radici storiche a cui ha attinto l’idea di Europa. Ma rimane, a mio giudizio, una bellissima citazione.

Chi, in queste ore di dibattito sull’Europa e sulla Grecia, ne traesse spunto per un’altra celebrazione della democrazia ateniese e di rimando della decisione del Governo greco di convocare in fretta e furia i cittadini in un referendum (ma come avranno fatto in una settimana…?), avrebbe a mio avviso ragione. Seppur, bisogna anche aggiungere, la democrazia della πόλις, a studiarla bene e fuor di demagogia, aveva tante cose che oggi ci apparirebbero molto poco democratiche e chi, con atteggiamento anti-storico avesse il coraggio di riproporne oggi talune sue regole, finirebbe probabilmente in galera o coperto dal ridicolo…

Il Campidoglio. Il Campidoglio qui sta innanzitutto per Diritto romano, la più grande “invenzione” della Roma antica. Senza il Diritto Romano e ciò che esso rappresenta, non vi sarebbe la Civiltà occidentale come oggi la conosciamo. Il Diritto beninteso dev’essere figlio dell’esercizio della Democrazia, giacché non è Diritto giusto quello imposto da un uomo solo al comando della Nazione. Ma anche la Democrazia ha necessità del Diritto per essere definita, regolamentata, esercitata: la Democrazia non è mai assenza di regole. Il Diritto dunque regola i rapporti fra gli uomini e anche le relazioni fra gli Stati. Diritto, sia chiaro, significa pure che se contraggo un debito, con un privato, con uno stato, o con la comunità internazionale, poi lo devo ripagare: pacta sunt servanda.

E dunque non c’è democrazia senza diritto e non c’è diritto senza democrazia. E l’Europa ha bisogno di entrambi.

Ma l’idea di Europa non sarebbe mai arrivata a compimento senza il Cristianesimo. Allontaniamo subito qualsiasi tentazione apologetica: il Cristianesimo, com’è noto, è stato attraverso i secoli spesso oggetto d’imposizione anche violenta, guerre di religione, persecuzioni, oggi persino chi in nome dell’identità cristiana pretenderebbe di chiudere le frontiere e ributtare in mare uomini e donne che fuggono dalla povertà e dalle guerre! Tutto questo a dispetto della predicazione di Cristo che aveva detto e praticato ben altro! Ma questo non toglie che, appunto, nessuna Europa probabilmente oggi esisterebbe senza il Cristianesimo, la sua diffusione, l’influenza determinante della sua predicazione e delle sue tante confessioni, e la coesione che in ultimo da esso ne è scaturita.

Ecco dunque i tre colli su cui si erge l’Europa, l’idea meravigliosa di unità europea. Theodor Heuss che coniò questa bella frase delle tre colline, fu il primo presidente della Germania occidentale: aveva ancora davanti agli occhi le macerie della Seconda Guerra mondiale; e l’incubo del muro di Berlino non s’era ancora avverato.
E questa citazione m’è tornata in mente in queste ore, mentre abbiamo letto di tutto sul conflitto che s’è aperto fra il Governo greco, l’Amministrazione europea e i creditori internazionali della Grecia. E abbiamo dovuto assistere ai partigiani ora degli uni ora degli altri, accapigliarsi talora con parole troppo sopra le righe, talora con giudizi faciloni nelle televisioni e nei social network. Eppure basterebbe che ognuno si assumesse le proprie responsabilità con correttezza, con un po’ di buon senso, con buona volontà. Il Governo greco da un lato che, dopo aver incassato il voto popolare contrario all’accordo avanzato dalla Comunità internazionale, in queste ore non suggerisce un’altra proposta d’accordo come gli viene chiesto, né pare disposto ad alcuna riforma economica, ripropone indirizzi economici datati, ancora di tipo inflazionistico, come se la storia economica degli ultimi cinquant’anni non ci avesse insegnato niente, e tuttavia con grande disinvoltura avanza alla Comunità internazionale l’ennesima richiesta miliardaria di credito.
E la Comunità degli Stati europei che non comprende come questa Europa, che costituisce il frutto più bello e più grande germogliato fra le macerie di due conflitti mondiali, non ha alcun futuro senza il perseguimento e la realizzazione pure di principi di solidarietà, di umanità, di condivisione. Governi in qualche caso ancora prigionieri degli assiomi del liberismo, quando anche il liberismo ha fatto il suo tempo. Un’Europa a immagine e somiglianza della Germania, quando i numeri dell’economia tedesca e il suo grande avanzo commerciale sono ben lontani dalle difficoltà in cui versano buona parte degli altri Stati europei.
L’Europa è malata, è in prognosi riservata, e il conflitto di queste ore purtroppo ce lo conferma, ma non è tornando alle monete nazionali, al continente delle nazioni, alla stampa di cartamoneta, allo statalismo socialista, e nemmeno alla prepotenza delle banche, che ci salveremo. Nessuno si salva da solo, nemmeno in Europa. Il sogno dell’unità europea può riprendere slancio solo se riporteremo le persone al centro della politica e dell’economia. Un’Europa di persone, prima ancora che di Stati. L’alternativa sarà, presto o tardi, un altro conflitto.