La tratta bresciana dell’Alta Velocità va ripensata

La tratta Brescia-Verona della TAV torna alla ribalta nazionale, questa volta sulle pagine delle cronache giudiziarie, per l’inchiesta che coinvolge esponenti di primissimo piano del Ministero dei lavori pubblici.
Compito della Magistratura sarà individuare eventuali responsabilità penali, ma un dato pare fin d’ora evidente: la progettazione di questo tratto di Alta Velocità pare essere toccata da interessi non solo meramente trasportistici e ambientali.
Le Amministrazioni locali avevano già evidenziato una profonda superficialità nella progettazione, ricca di criticità, alcune condivise anche dal Ministero dell’Ambiente e messe in evidenza da varie interrogazioni parlamentari, anche a mia prima firma.
Indipendentemente dal percorso giudiziario che queste vicende prenderanno e nel rispetto del principio costituzionale della presunzione d’innocenza, diventa a questo punto ancora più necessario accogliere la richiesta fatta da tempo dagli Enti locali e da tanti parlamentari, tra cui chi scrive, di rivedere il progetto tenendo conto del mutato contesto ambientale, paesaggistico ed economico.
La TAV è innegabilmente un ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria; è tempo tuttavia che la sua realizzazione a Sud del Garda rallenti: si riparta dalla VIA e dal serio riesame del progetto.
Chi aveva fretta di partire coi cantieri, di iniziare a scavare tra Lonato del Garda e Desenzano del Garda, ora è al centro di un’inchiesta giudiziaria. Occorre una nuova, responsabile riflessione: è una necessità per una zona di grande pregio paesaggistico, ambientale, turistico, che sta provando a lasciarsi alla spalle l’assalto al territorio e il consumo di suolo degli ultimi decenni.

on. Luigi Lacquaniti