17 febbraio, festa della libertà

lettere_patenti1848

E’ proprio quando la notte pare farsi interminabile e oscura che la luce viene a illuminarla. La notizia della firma delle Lettere Patenti del 17 febbraio 1848, con cui Carlo Alberto, re di Sardegna, riconosceva i diritti civili ai Cristiani Valdesi, giunse nelle Valli solo nella notte del 24 febbraio. Subito vennero accesi falò a illuminare la notte e a trasmettere la notizia di valle in valle. Dopo qualche giorno sarebbe venuto analogo riconoscimento anche ai cittadini di religione ebraica.
Terminavano così per i Valdesi secoli di discriminazione e di persecuzioni. La Confessione valdese non era più confinata alle Valli storiche piemontesi. I Valdesi potevano avere libero accesso all’educazione nelle scuole del regno e alle professioni. Con il Risorgimento e la nascita dello Stato liberale, la libertà sarebbe diventata piena: libertà di culto, libertà d’insegnamento, libertà di parola. A poco a poco sarebbero sorte lungo tutta la Penisola comunità valdesi e potevano così essere riscattate le tante pagine di dolore che avevano segnato la storia dei valdesi, a cominciare dall’episodio della Porta del sangue a Guardia piemontese in Calabria. Fondamentale fu il contributo che i Valdesi seppero dare all’Unità del Paese, battendosi per la laicità dello Stato.
Anche quest’anno la ricorrenza viene ricordata dai Valdesi con i tradizionali falò e le danze, le agapi fraterne, i culti di ringraziamento e con tante iniziative lungo la settimana della libertà.
Quest’anno tuttavia la ricorrenza cade in coincidenza di eventi inquietanti, che devono richiamare a un’attenta riflessione. La recente approvazione della Legge della Regione Lombardia che limita fortemente la libertà di culto, pare riportare l’orologio della storia indietro di duecento anni, a prima delle Lettere Patenti di Carlo Alberto. Dall’altra parte del Mediterraneo le conquiste dell’Isis, al di là dell’orrore della guerra e della barbarie infinita di decapitazioni, sgozzamenti e mutilazioni, vorrebbero imporre uno stato sanguinario e confessionale che è quanto di più lontano da quel principio di laicità dello Stato, che è conquista nella storia europea all’indomani della Rivoluzione francese, e rimane per la nostra civiltà principio vitale e irrinunciabile.
La festa valdese del 17 febbraio è festa di libertà, ma, oggi più che mai, ci ammonisce che la libertà e la laicità sono conquiste che non vengono una volta per tutte, ma vanno rinnovate e custodite giorno per giorno.

Buon 17 febbraio, festa della libertà