La settimana più triste

Si apre oggi, segnata da numerosi eventi in tutta Europa, la settimana che culminerà nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, anniversario della liberazione del Campo di sterminio di Auschwitz, giorno in cui vengono commemorate le vittime della Shoah. Quest’anno l’anniversario acquista particolare rilievo, poiché cadono i 70 anni da quell’evento: quando le truppe dell’Armata rossa fecero irruzione ad Auschwitz e si trovarono innanzi all’orrore assoluto. In una delle tante coincidenze evocative con cui talora la Storia pare volerci ammonire, questa settimana di memorie tragiche si apre con un altro anniversario molto meno noto. Il 20 gennaio del 1942 sul Lago di Waansee, nei pressi di Berlino, s’inaugurava la Conferenza di Waansee con cui il Regime nazista avviava ufficialmente la “Soluzione finale”. I Campi di concentramento che, quasi da principio, avevano segnato l’avvento del Nazismo, e che già da tempo erano luoghi di dolore e di morte, con la Conferenza di Waansee, cui parteciparono tutti i vertici del Terzo Reich, venivano indicati come lo strumento per la soppressione in tutta Europa dei cittadini di religione ebraica e per la cancellazione definitiva della cultura ebraica. Con tutta la follia malvagia e perversa, che ormai da tempo in Germania danzava attorno al falò delle libertà e dei diritti, la Conferenza di Waansee andava così ad archiviare tutti i progetti di deportazione che fino allora erano stati ipotizzati. Dopo che già il mondo accademico tedesco, asservito all’ideologia nazista, aveva teorizzato la superiorità della razza ariana, il Terzo Reich avviava così, per così dire “ufficialmente”, la soppressione del popolo ebraico: Adolf Eichmann spiegava ai partecipanti alla Conferenza, in tutti i dettagli, che nei Campi di sterminio sarebbe stata data la preferenza alle famigerate camere a gas come strumento più rapido ed efficace per il compimento della soluzione finale.

Vi è una constatazione semplice in cui molto tempo fa mi sono esercitato e il cui insegnamento non ho mai scordato: sono nato nel 1966, quando erano trascorsi poco più di vent’anni dalla tragedia della Shoah. Se oggi torno indietro di vent’anni ho ricordi tangibili, concreti, ricordi prossimi. L’insegnamento che ne ho tratto è che la Shoah è qui, presso di noi.
Commemorare oggi il Giorno della Memoria non ha senso se non si pensa alla tragedia della Shoah come a una possibilità sempre attuale: pensare che un simile orrore non si ripeterà più, è un auspicio che si deve sempre ricondurre al nostro impegno concreto, perché tutto ciò non abbia effettivamente a ripetersi. E tuttavia, nello stesso tempo, la memoria della Shoah si deve sempre accompagnare alla considerazione della sua possibilità. Sempre, finché l’uomo abiterà la Terra, la tragedia della Shoah ci ammonirà sulla possibilità che essa possa ripetersi ai danni del Popolo ebraico o ai danni di tutti gli altri gruppi e le altre culture che vennero perseguitati dai nazisti o ai danni di qualsiasi altra minoranza. Per questo ancora una volta iniziamo questa settimana triste e per questo commemoreremo il Giorno della Memoria.

Luigi Lacquaniti