Torre di San Martino della Battaglia: celebrazione dell’Unità del Paese nel centenario della prima guerra mondiale

Torre di San Martino della Battaglia: celebrazione dell’Unità del Paese nel centenario della prima guerra mondiale.
intervento a braccio

Ringrazio la Società Solferino e San Martino per questa iniziativa con cui ricordiamo l’Unità del Paese, l’Amministrazione comunale di Desenzano e la Sindaca Leso, le rappresentanze d’Arma presenti. Ma per prima cosa permettetemi di salutare gli alunni delle scuole, che ci stanno allietando con i canti e che ci ricordano con la loro presenza che noi siamo chiamati a lasciare a loro questo Paese. A me hanno riportato la memoria a me bambino che alla Torre di San Martino venivo condotto dalla maestra. E poi tutte le volte che sono tornato in questo luogo, meta delle nostre gite giovanili nei pomeriggi d’estate. E penso a tutte le generazioni che nel tempo, prima di me, prima di noi, hanno visitato questi luoghi di grande bellezza e di grande malinconia. Grande malinconia non tanto per l’autunno e per i colori di questa stagione, che vediamo sugli alberi in questa giornata luminosa. San Martino, la sua Torre, l’Ossario possiedono una malinconia propria, in quanto luogo di grande sofferenza. Su questi campi, lo sappiamo, è stata fatta l’Unità d’Italia e penso che dobbiamo essere grati a quei soldati che sacrificarono la propria vita per l’Unità del Paese. Gli storici hanno ormai raggiunto la conclusione che al Risorgimento cooperarono tutte le classi sociali. Questa ricorrenza si colora oggi di particolare significato per il centenario della Prima Guerra mondiale, che noi italiani celebreremo più compiutamente a partire dal prossimo anno. Vi sono due modi di guardare a questi eventi storici: uno li intende come esaltazione dell’eroismo e dello spirito guerriero. E’ una lettura che fortunatamente non ci appartiene più. Sappiamo bene le sofferenze cui vennero sottoposti i nostri soldati in quei quattro anni in cui marcirono nel fango delle trincee, e più tardi, le grandi sofferenze che dovette sopportare il Paese durante la Seconda Guerra mondiale. Come ha già ricordato la Signora Sindaca, è la nostra Costituzione repubblicana che, fra i propri principi fondamentali, rigetta la guerra. L’Articolo 11 ci ammonisce che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Io penso che a quei soldati che morirono su questi campi al culmine del Risorgimento, e più tardi nelle trincee della Grande guerra, al loro sacrificio, alle loro grandi sofferenze, dobbiamo in ultimo anche l’articolo 11 della Costituzione: se noi oggi rifiutiamo risolutamente la guerra, lo dobbiamo anche a loro. E se dunque l’Unità ci deve muovere, se il rigetto della Guerra è principio fondante del nostro sistema, forse è arrivato il momento di riabilitare anche quei soldati che nella Prima guerra mondiale furono condannati, furono vittime delle cosiddette decimazioni. Non per fare confusione sulle responsabilità che pure ci furono. Quei soldati spesso si resero responsabili di gravi insubordinazioni, e pure i loro ufficiali, soprattutto nella prima fase della guerra, quando il comando era affidato a Cadorna, si resero responsabili di grandi ingiustizie. Ma se l’Unità del Paese ci deve muovere, e il rifiuto di ogni conflitto, allora è venuto il momento di superare le responsabilità e i fatti e di riabilitare anche quei soldati. E quell’Unità che così e con grandi sofferenze ci è stata consegnata, non va mai considerata come cosa scontata, ma siamo tenuti a custodirla anche oggi. Dalla crisi grave che il Paese sta attraversando possiamo uscire solo con una grande unità, a cui tutti dobbiamo sentirci chiamati. Senza escludere il dibattito, la discussione, le differenze d’opinione. Ma avendo sempre di mira l’Unità del Paese e l’amore per le sue Istituzioni. E delle Istituzioni, in particolare dell’Istituzione parlamentare, vi porto oggi il saluto.