Osservazioni sull’intervento del Premier alla Camera sul programma dei 1000 giorni

Ho ascoltato stamani il Presidente del Consiglio che ha presentato alla Camera dei deputati l’agenda di Governo per i prossimi mille giorni. In un discorso ben più circostanziato dei precedenti, Renzi si è soffermato sui nodi con cui il Paese si sta confrontando, dalla Giustizia che è urgente riformare, all’economia in preda a una terribile crisi, di cui stanno facendo le spese i lavoratori; dal capitolo delle urgenti riforme istituzionali ed elettorali, ai gravissimi problemi che stanno animando la politica internazionale.

Condivido molte delle osservazioni del Premier. Sono convinto anch’io che vada superato il bicameralismo perfetto, come già in campagna elettorale, venti mesi fa, avevo dichiarato. Senza timore per gli aedi delle derive autoritarie.

E sono convinto che lo stato in cui versa la Giustizia, con i gravi ritardi delle cause civili, imponga una profonda e urgente riforma. Mi sarei atteso semmai una maggiore attenzione alle gravi carenze degli Istituti detentivi, su cui Renzi non si è soffermato e che ho toccato con mano visitando più volte le carceri di Brescia e in ultimo la Casa circondariale di Palmi in Calabria. E mi sarei atteso pure un passaggio sulla lotta alla criminalità mafiosa, che pur essendo fenomeno diffuso ormai sull’intero territorio nazionale, e che non risparmia nemmeno la provincia di Brescia, ancora è soprattutto nel nostro Mezzogiorno che ipoteca qualsiasi possibilità di rilancio dell’imprenditoria.

Ma è il mondo del lavoro, la riforma del Diritto del lavoro, il rilancio del manifatturiero italiano in crisi, su cui vorrei concentrarmi, come problema primario per Brescia e la sua provincia, con cui mi sono dovuto confrontare più volte in questi mesi, seguendo varie crisi aziendali e le politiche economiche all’interno della Commissione attività produttive di cui sono componente. Il Premier ha ammonito che è ora di superare le disparità che dividono il mondo del lavoro fra lavoratori più tutelati e lavoratori meno tutelati. Ascoltando in questi mesi molti lavoratori, sono convinto anch’io che sia urgente riformare il Diritto del lavoro e lo Statuto dei lavoratori, come annunciato da Renzi, ma questo però non può risolversi in una rincorsa al calo delle tutele. E sono i giovani cronicamente senza lavoro o precari, che in queste settimane mi hanno raggiunto più volte con le loro storie personali, che ci ammoniscono che non se ne fanno nulla di un mondo del lavoro tutelato, se poi a questo mondo del lavoro non riescono ad accedere. L’urgenza è dunque la salvezza delle aziende in crisi, la lotta alle delocalizzazioni e una serie politica industriale, ricordata pure da Renzi, in cui gli imprenditori devono tornare a investire e in cui le banche devono tornare a erogare credito alle Piccole e Medie imprese.

Nulla ho sentito dal Premier in materia di politiche migratorie che tanto sono importanti per Brescia. Peccato! E ben poco in materia di tutela ambientale e sicurezza del territorio, che queste settimane di nubifragi ci dicono urgenti. In particolare sto seguendo con preoccupazione gli effetti che verranno dallo “Sblocca Italia” sull’attività del termovalorizzatore di Brescia.

Il carattere di un popolo è la sua storia, ha ricordato Renzi, citando Benedetto Croce. Nessun Governo in questo Paese può prescindere dalla storia che ha segnato gli italiani, dalla loro energia, dalla voglia di fare e di lavorare, che proprio nelle situazioni di crisi si sono particolarmente manifestate. Credo che nessuno possa mettere in discussione l’onestà con cui il Governo voglia affrontare e risolvere tutti i problemi in campo. E credo che non si possano pretendere effetti immediati alle scelte del Governo, come il provvedimento degli 80euro che sono convinto che solo nei prossimi mesi dispiegherà effetti visibili. E mi attendo possa essere ulteriormente esteso oltre agli 11milioni di italiani, che oggi già ne godono. E tuttavia è adesso che gli italiani chiedono cambiamenti, è adesso che colpiti dalla crisi economica attendono una chiara inversione di tendenza. Come ha ammonito lo stesso Renzi, nessuno può chiedere agli italiani che si rassegnino alla rassegnazione.

On. Luigi Lacquaniti
Libertà e Diritti – Socialisti europei