Sul Patto per Brescia

Per uscire definitivamente dalla crisi globale che ha decimato il manifatturiero italiano, occorrono soluzioni di largo respiro, condivise da tutte le Parti sociali. Per questo guardo con attenzione al Patto per Brescia lanciato dall’AIB. L’idea di una “convenzione” che veda protagoniste tutte le Parti sociali nel disegnare la roadmap utile a rilanciare il manifatturiero bresciano e ad agganciare l’uscita dalla crisi che gli indicatori macroeconomici e microeocomici ci dicono possibile, è la via giusta.
Tuttavia se di “convenzione” si deve trattare, di un incontro fra sensibilità e convinzioni e ricette differenti, talora molto differenti, non si può pretendere che la roadmap venga dettata solo da una delle parti, l’AIB, a cui le altre siano chiamate più o meno ad aderire. Ritengo che la crisi economica, nella sua gravità e ampiezza, abbia demolito molte certezze e le stesse prospettive con cui un tempo avremmo affrontato le relazioni industriali. Anche da Sinistra tutti noi dobbiamo affrontare i problemi con umiltà e con il desiderio autentico di risolvere i problemi della gente, se necessario arrivando a sacrificare certe nostre certezze. Questo però non può essere tradotto nella mera riproposizione di quelle stesse ricette che ampiamente si sono dimostrate fallimentari: a cominciare da quella flessibilità che null’altro ha prodotto se non milioni di lavoratori precari, resi incapaci di dare una risposta e un significato alla propria esistenza. Si vuole discutere a Brescia di contratti aziendali e formazione? Bene, lo si faccia. Si cercano a Brescia risposte concrete alla crisi e alla disoccupazione? Bene, lo si faccia. Ma lo si faccia con la consapevolezza che non si può pensare di arrivare, alla fine, a un accordo separato che escluda quello che in provincia di Brescia è il maggior sindacato: nell’80% delle aziende metalmeccaniche bresciane la presenza della FIOM arriva al 75-80%. In queste condizioni un accordo volto al rilancio del manifatturiero bresciano per l’uscita dalla crisi economica, senza la Cgil-Fiom, è destinato a trasformarsi in una malinconica lista della spesa priva di ogni efficacia.
Più che di flessibilità e orari contrattuali, secondo la vecchia ricetta di Marchionne, si discuta di come attirare gli investimenti in provincia di Brescia e di un programma efficace per il rilancio delle infrastrutture.

On. Luigi Lacquaniti
Libertà e Diritti – Socialisti europei
Commissione attività produttive, commercio, turismo