Apologia del cambiamento

Ieri, Repubblica, a margine della crisi grave che sta vivendo il mio Partito, Sinistra Ecologia Libertà, ha pensato di pubblicare il mio faccione – foto istituzionale della Camera, molto sorridente, molto occhialuta, molto uovo di Pasqua – accompagnando in didascalia i Partiti in cui ho militato nella mia vita e annunciando il mio imminente ingresso nelle fila del Partito Democratico. Notizia del tutto infondata che mi sono affrettato a smentire. Nel tempo dello scilipotismo l’allusione era evidente in tutta la sua volgarità: se uno è abituato a tanti cambi di casacca, è pronto per l’ennesima giravolta. Non ne sono rimasto ferito, poiché la fatica dei giorni che sto vivendo, che tutti i militanti di SEL stanno vivendo, è davvero grande, e in questa fatica si diluisce anche questa insinuazione. Quello che Repubblica e i suoi occhiuti suggeritori non sanno, è che io rivendico le tappe che hanno segnato la mia vita politica: tutte quante. L’anno o poco più trascorso con la tessera della DC in tasca – sono trascorsi più di 25 anni ormai – fino a quando l’adesione del nostro Paese alla Prima Guerra del Golfo non m’indusse a interrompere quell’esperienza. Più tardi la manciata di anni trascorsa nel Partito Popolare di Martinazzoli prima, e nella Margherita dopo, con la riconquista della Capitale del Garda, Desenzano, al Centrosinistra, a cui lavorai assieme a tante e tanti militanti. E il giorno in cui Fiorenzo Pienazza divenne sindaco lo ricordo come uno dei giorni più belli, nonostante quello che venne dopo. E più tardi ancora, dopo la cesura segnata dal mio licenziamento e da un’annosa vertenza, l’adesione ai Democratici di Sinistra. Quello che è seguito, è stato solo una conseguenza degli ideali di giustizia sociale che avevo voluto abbracciare, e la condivisione delle sorti, con tante compagne e compagni, cui ci condusse la costituzione del PD. Fino alla nascita di SEL.
Mi piace pensare che in realtà, dopo tanto camminare, mi sia spostato di poco, a essersi spostata sia la geografia dei Partiti italiani. Ma oggettivamente non è così: vi è stata la mia graduale comprensione della realtà sociale, l’acquisizione dei suoi problemi, delle sue storture. Per altri non è stato così. Per altri vale l’abitazione da sempre in un’unica casa, presso un’unica famiglia politica. Per me no. E dunque, in questo senso rivendico tutto: come mia, irrinunciabile conquista personale. A muovermi in questo cammino, sempre e solo la ricerca del bene della Persona e del bene della Comunità. E nessun soddisfacimento d’interessi personali, di vantaggi riservati, di sconti occulti. Al contrario giorni e giorni spesi nella politica, il sacrificio della vita privata, la rinuncia delle passioni personali.
Non rimpiango nulla, se non le amicizie finite. Poiché chi fa politica non dovrebbe mai scordare che alla gratuità dell’impegno e alla difesa della propria dignità di personaggio pubblico, cui nessuno può essere costretto a rinunciare, si deve accompagnare il senso di un’unità ultima, la rinuncia per quanto possibile al duello delle ideologie, al conflitto politico. Vorrei che valesse per tutti.

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