Sempre più grave la crisi finanziaria dell’ILVA di Taranto. Il Governo intervenga in fretta

Leggiamo con viva preoccupazione le notizie che giungono da Taranto sulla grave crisi finanziaria in cui versa l’ILVA, puntualmente rilanciate dalla stampa. Crisi finanziaria quantificabile nell’ordine di 300milioni di euro, che si aggiunge alle numerose criticità economiche, sociali, ambientali che si sono sommate nella lunga e difficile crisi che ha colpito questa Azienda, un tempo vanto del manifatturiero italiano.
Già in occasione della discussione alla Camera del Commissariamento del Gruppo, lo scorso anno, il Gruppo di Sinistra Ecologia Libertà in Commissione attività produttive aveva stigmatizzato come si rendesse necessario un intervento finanziario concreto ed efficace dello Stato, per permettere all’Azienda di uscire dallo stato di crisi, salvare gli 11.000 posti di lavoro propri e dell’indotto, e permettere l’effettivo avvio della bonifica ambientale e il superamento del gravissimo disastro ambientale, generato da decenni di attività senza i dovuti controlli.
Oggi conclamato l’aggravamento della crisi finanziaria dell’Azienda che mette pure in luce come il Commissariamento avviato e la stessa nomina a commissario di Bondi, già amministratore delegato dei Riva, si sia rivelato incapace di prevenire l’ulteriore peggioramento della crisi dell’Azienda e del Gruppo, chiediamo a gran voce al Governo di trovare gli strumenti adatti e di reperire i fondi necessari a evitare il compiersi definitivo del disastro.
Accogliamo con favore le rassicurazioni del subcommissario Edo Ronchi quanto alla capacità dell’Azienda di continuare a pagare gli stipendi dei lavoratori, ma sappiamo pure che i fornitori continuano a non essere pagati dall’Azienda.
Per tutto ciò siamo convinti che una semplice ricapitalizzazione aziendale in uno stato generale dell’economia ancora dominato dalla crisi economica, sia insufficiente a un intervento fattivo, efficace e risolutivo. Per lo stesso motivo impraticabile ci pare lo strumento dell’accesso al credito attraverso un finanziamento ponte. Tocca al Governo trovare le risorse e intervenire, eventualmente attingendo alla Cassa Depositi e Prestiti. Si valuti pure la possibilità di attingere al denaro bloccato ai Riva per reati fiscali e valutari, così come ipotizzato dallo stesso Ronchi.
Soprattutto si faccia presto!

On. Luigi Lacquaniti
Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà in Commissione attività produttive