Ispezione alle case di reclusione di Brescia

COMUNICATO STAMPA

A un anno di distanza dalla precedente ispezione, abbiamo visitato, in mattinata, la casa di reclusione di Verziano e la casa circondariale di Canton Mombello a Brescia.
Verziano si conferma ancora una volta come una buona struttura carceraria: le celle aperte durante le ore diurne, gli spazi adeguati, le attività ricreative e la possibilità di fare sport, permettono una buona relazione fra i detenuti, e fra detenuti e personale addetto alla custodia. La Direzione si mostra sensibile a una concezione della detenzione che non sia meramente punitiva, ma secondo il dettato costituzionale, pure rieducativa. Purtroppo a fronte di questo, dobbiamo ancora rilevare come l’edificio, pur di recente costruzione, presenti carenze strutturali e l’urgenza di una manutenzione accurata che le scarse risorse, messe a disposizione dall’Amministrazione centrale della Giustizia, non permettono di effettuare.
Diverse le valutazioni in merito a Canton Mombello. A distanza di un anno risultano evidenti i miglioramenti che la riforma voluta dal Governo e votata anche dal Gruppo parlamentare di SEL in merito alla depenalizzazione dei reati bagatellari e alle misure alternative alla detenzione, ha apportato. E’ quasi dimezzata la popolazione carceraria ospitata nell’Istituto. Il regolamento dell’Istituto è stato modificato dalla Direzione, prima ancora che dal Ministero, con l’apertura delle celle nelle ore diurne. Giudizio positivo pure per la professionalità e la disponibilità della Direzione e del personale addetto alla custodia. A fronte di questo tuttavia permane un certo sovraffollamento delle celle e permangono le condizioni di fatiscenza dell’edificio, che non permettono qualsiasi efficace attività rieducativa e di recupero dei detenuti. L’edificio, ad un secolo dalla sua edificazione, dovrebbe esser mandato in pensione e sostituito da una nuova struttura. Eccessivamente costoso ci pare invece l’adattamento di altre, preesistenti strutture, pensate in origine per altro scopo: ipotesi pure al vaglio delle Amministrazioni competenti.
Facciamo notare inoltre come una nuova politica detentiva che non veda più esclusivamente nel carcere lo strumento atto allo sconto della pena, richieda una sinergia con il complesso dei servizi territoriali, sociali e sanitari. Servizi che possono rivelarsi insufficienti, se non supportati e finanziati adeguatamente.
Per tutto questo ci rivolgiamo alle Autorità locali preposte e all’Amministrazione centrale della Giustizia, chiedendo un differente uso delle risorse pubbliche, dal cui incremento dipende in ultimo il successo dei percorsi riabilitativi dei detenuti e, per questa via, pure un risparmio economico per lo Stato: costa di più mantenere in carcere un detenuto soggetto a recidiva per un inadeguato percorso riabilitativo, che rieducare in modo adeguato il condannato sottraendolo una volta per tutte al crimine.

On. Luigi Lacquaniti
Carla Ferrari Aggradi