C’era una volta la Dama bianca

Era l’Italia che usciva dalla guerra, l’Italia che aveva vissuto le distruzioni, i familiari morti al fronte o sotto le macerie dei bombardamenti. L’Italia che voleva dimenticare tutto questo orrore e attendeva i campi di calcio della domenica, piangeva il Grande Torino, e poi restava incollata alle radiocronache che esaltavano le scalate appenniniche di Coppi e di Bartali. Ma era ancora un Paese perbenista quell’Italia degli anni ’50. E così, quando si seppe di Coppi e di Giulia Occhini, della loro storia d’amore, lo scandalo fu grande. Entrambi sposati, entrambi adulteri secondo la morale cattolica. Ma diversamente puniti, secondo quella Giustizia che sapeva e ancora a lungo avrebbe saputo di fascismo. Il ritiro del passaporto per il “campionissimo”, a cui presto venne perdonato tutto; un mese di carcere e il domicilio coatto per la Occhini, a cui invece quell’Italia maschilista e puritana non perdonò nulla. Giulia Occhini, che è morta vent’anni fa, passerà alle cronache come la “Dama bianca”, perché così apparve ai giornalisti sportivi, la prima volta che fu avvistata al fianco di Coppi, dopo la tappa di Saint Moritz del Giro d’Italia del ’54. E così è stata ricordata fino a ieri, fino a quando un’altra “Dama bianca” ha fatto irruzione nella cronaca.
Ben diversa la vicenda di questa modella, Federica Gagliardi, che anni fa apparve biancovestita al fianco di Berlusconi di ritorno da un G8, e oggi si trova agli arresti perché scoperta in possesso di quantità industriali di cocaina: un’oscura e volgare vicenda di droga, di soldi e di festini romani, all’ordine del giorno in questo Paese triste e decadente che è diventato l’Italia. In fondo anche la Gagliardi è vittima di un sistema di potere che sfrutta e utilizza biecamente la bellezza femminile.
Peccato che la Stampa, volutamente o meno, abbia finito per accostare figure tanto diverse, la Occhini e la Gagliardi, vicende tanto lontane.
Quanta nostalgia per la figura bella e fragile della Occhini, per quella sua romantica storia d’amore che sfidò e vinse l’Italia puritana degli anni ’50, ma non poté vincere il destino tragico che attendeva Fausto Coppi.