Parità di genere: non pervenuta

Ventuno furono le Deputate che vennero elette nell’Assemblea costituente: le prime elezioni nel nostro Paese a suffragio universale, dopo il Referendum istituzionale; le prime elezioni in cui venne riconosciuto l’elettorato passivo all’universo femminile. Era stato appena sconfitto il Fascismo, e quelle donne si erano distinte nella ricostruzione della nuova Italia che stava per nascere. Sappiamo per cosa si batterono quelle donne nell’Assemblea costituente: la parità di diritti al lavoro, la famiglia, la tutela dell’infanzia, la condizione femminile. E lo fecero avendo davanti agli occhi la distruzione, la fame, le sofferenze della guerra, che avevano patito in prima persona: madri, compagne, mogli. Erano solo ventuno quelle donne. Non sappiamo il contributo che avrebbero potuto dare al Paese e ai lavori dell’Assembla costituente, se la norma di parità di genere che oggi invano abbiamo provato a introdurre nella riforma del sistema elettorale, fosse stata in vigore all’epoca, e se la presenza femminile fosse stata ben più ampia in quell’Aula. Ma a giudicare dal grande contributo che diede quel pur sparuto drappello di deputate, il Paese si sarebbe enormemente giovato da una presenza femminile più ampia, e forse il nostro futuro, l’avvenire dell’Italia, sarebbe stato differente. Con questa convinzione oggi ho votato per l’introduzione della parità di genere in questa proposta di riforma elettorale, e ho visto cadere uno a uno gli emendamenti che avrebbero dovuto introdurla. I temi per cui si batterono quelle colleghe settant’anni fa, sono tutti ancora in agenda.