Bresciaoggi. «Dopo tanto buio, finalmente la luce»

Bresciaoggi, 22 febbraio 2014
LE REAZIONI. Un riconoscimento per l’impegno ininterrotto della Procura e degli avvocati e la speranza che la ferita possa rimarginarsi
«Dopo tanto buio, finalmente la luce»
La soddisfazione del pm Di Martino Il sindaco Del Bono: «Non ci sarà pace finché non ci sarà giustizia»
I sindacati: «Bene, ora la verità»

«È una ferita che rimane aperta, che ancora sanguina. Una vicenda che ha lacerato la città. È emblematico il nuovo provvedimento della Cassazione perché dimostra che non ci sarà pace finché non ci sarà giustizia». Così il sindaco Emilio Del Bono si esprime dopo la sentenza della Cassazione che, accogliendo il ricorso della Procura generale , ha disposto un nuovo processo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, due degli imputati assolti in appello per la strage di piazza Loggia.
Un riconoscimento per il procuratore di Cremona, Roberto di Martino, che da pm a Brescia, con il collega Francesco Piantoni, aveva seguito l’ultima inchiesta e i due dibattimenti. «Una luce dopo tanto buio per i parenti delle vittime – commenta – di cui ricordo la sofferenza lacerante, i volti rigati di lacrime dopo i primi due verdetti». Secondo Di Martino, in particolare, il nuovo processo per l’ex collaboratore dei Servizi segreti Tramonte potrà servire «perché possa raccontare la verità su ciò che sa e chi ha voluto coprire con la sua ritrattazione». Durante le indagini aveva rivelato di aver partecipato agli incontri preparatori dell’eccidio per poi ritrattare in aula, sostenendo di essere un millantatore. Per il magistrato, inoltre, «avevano elementi pesanti» a carico di Maggi e la sua assoluzione in primo grado e in appello «ci aveva sorpresi».
LA SENTENZA è un premio per «l’impegno ininterrotto della Procura di Brescia che, invece, a Milano, con Piazza Fontana, è mancato», conferma il gip di Cremona Guido Salvini che collaborò gomito a gomito con gli inquirenti bresciani e da giudice istruttore a Milano si occupò dell’inchiesta sulle “trame nere” che sfociò nel procedimento sull’eccidio del 12 dicembre del 1969 nel capo- luogo lombardo.
«Soddisfazione» viene espressa dai sindacati, coinvolti come parti civili. Il segretario generale della Cisl Enzo Torri si augura che «il nuovoprocesso che si svolgerà dopo questa sentenza compia il passo decisivo mancante per individuare le responsabilità della strage» e ringrazia i legali di parte civile per «avere in questi lunghi anni seguito con determinazione la ricerca della verità», cita Piergiorgio Vittorini che «è stato parte determinante in questa fase nell’individuare nei due imputati il punto debole della sentenza bresciana».
Dal canto suo la Camera del Lavoro riconosce l’impegno e il lavoro dell’avvocato Federico Sinicato, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di assoluzione proprio per Maggi e Tramonte. «Con la riapertura del processo – cita una
nota della segreteria – si tiene quindi aperta la possibilità di arrivare non solo a una verità politica sulla matrice della strage, oramai assodata da tempo, ma anche all’individuazione della responsabilità individuali a partire da Carlo Maria Maggi, allora capo dell’organizzazione fascista Ordine Nuovo nel Triveneto».
Ma tante sono anche le testimonianze di esponenti del mondo politico locale e nazionale. In un tweet, il leader di Sel Nichi Vendola si dice vicino ai familiari delle vittime: «La verità – scrive – si può ancora trovare, anche se dopo quarant’anni».
La deputata bresciana del Pd Miriam Cominelli ritiene chela decisione della Corte sia «una speranza per chi da anni combatte, dalla magistratura alle famiglie delle vittime» e si augura che «il nuovo processo serva a far voltare una volta per tutte una delle pagine più buie della nostra storia e a restituire giustizia e verità».
LO STESSO chiede anche il collega di Sel Luigi Lacquaniti il quale ricorda: «Il dolore che ha pervaso Brescia è ancora vivo e la ferita aperta non sembra rimarginarsi anche perché, dopo così tanto tempo, la Giustizia non ha ancora fatto luce sull’accaduto. Quel disastro è rimasto senza colpevoli». L’auspicio a questo punto è che «la pronuncia della Cassazione possa finalmente contribuire a rendere giustizia a quel dolore. Che si rimargini quella ferita. E che si possa ricominciare, da quel mattino di primavera. Con una cicatrice, per non dimenticare».
Pure per il consigliere regionale Gian Antonio Girelli occorre a questo punto dire una parola chiara: «È una richiesta – scrive – che viene prima di tutto dai superstiti e dai famigliari delle vittime, ma che riguardala città e le sue istituzioni democratiche. La ferita non si è mai rimarginata, e mai lo farà fino a quando non sarà fatta giustizia». • NA.DA.