Le novità introdotte dal D.L. Destinazione Italia

Il Decreto Legge “Destinazione Italia” sarà ricordato come il “Decreto Legge dei due sottosegretari”: il Decreto Legge che alla richiesta di stralcio di un articolo venuta dai relatori, nelle Commissioni VI e X riunite, ha visto i due sottosegretari presenti dividersi e consegnare pareri opposti. Col senno di poi possiamo dire che quell’episodio fotografava già lo stato di crisi di un Governo ormai al capolinea. L’articolo oggetto dello stralcio era quello originariamente destinato a riformare la materia delle assicurazioni. Una materia che attende da tempo una profonda riforma a tutela dei consumatori e che dovrebbe essere oggetto di un nuovo intervento legislativo da parte del Governo. Anche se la crisi di Governo che nel frattempo è insorta, inevitabilmente finirà per allungare l’iter legislativo. Vigileremo ché l’impianto di questa Legge di là da venire sia davvero a tutela degli interessi dei consumatori, che da troppo tempo attendono una riforma efficace e piena del Diritto delle assicurazioni.

Destinazione Italia è l’ennesimo Decreto omnibus. Ancora una volta un provvedimento in cui convergono interventi eterogenei. L’uso eccessivo della decretazione d’urgenza, con l’assemblamento di materie molto composite, è un problema che abbiamo denunciato più volte dal principio della legislatura, anche se fra i numerosi interventi di questo provvedimento molti effettivamente appaiono necessari e, a loro modo, urgenti, per rendere più competitiva l’imprenditoria italiana. Bollette meno care per aziende e famiglie; il recupero dei SIN; benefici all’imprenditoria giovanile e femminile; l’accesso al credito per piccole e medie imprese, da cui oggi di fatto sono escluse; il diritto di prelazione concesso ai lavoratori delle aziende in crisi; sono solo alcune delle voci in cui è articolato questo provvedimento. Alcune più convincenti, altre meno. Vediamo più nel dettaglio questi interventi di “Destinazione Italia”, a cominciare dalle misure per abbassare il costo dell’energia che, com’è noto, riduce in modo considerevole la competitività delle imprese italiane. Non c’è dubbio che è necessario modificare la tariffa bioraria, poiché le ore di maggior prezzo nel mercato all’ingrosso dell’energia elettrica, si sono spostate alla fascia serale. E opportune appaiono altre misure contenute nella norma. E tuttavia rimaniamo perplessi innanzi all’ennesimo intervento sul mercato delle rinnovabili, stigmatizzato pure dalle Associazioni attive nel settore. I titolari degli impianti potranno prolungare il periodo d’incentivazione di ben sette anni, abbassando però il corrispettivo attualmente ottenuto. Poco efficace, ci pare, in considerazione della durata della vita media delle Leggi in Italia, che rende aleatorio fare affidamento su incentivi di così lunga durata. Benvenuta quindi la riformulazione dell’art. 1, che limita l’applicazione della norma per gli impianti fotovoltaici di potenza nominale fino a 100 Kw e per gli impianti idroelettrici di potenza elettrica fino a 500 Kw.

Ma al centro del provvedimento vi sono una serie di interventi per il rilancio del fare impresa in Italia. E’ invincibile la crisi economica che stiamo vivendo? E’ possibile superare la tempesta perfetta? Sono convinto di si, e ci sono tante aziende italiane che stanno lottando e ci stanno riuscendo: concentrato di tecnologia, digitale avanzato, e quella creatività italiana di cui ci eravamo scordati. Abbiamo già conosciuto questa ricetta? Si: è quel Made in Italy che ha fatto grande nel mondo il nostro Paese nel Dopoguerra. Ci sono segnali che ci raccontano di una delocalizzazione al contrario, aziende che si sono trasferite in Estremo oriente e che adesso meditano di tornare in Italia per riattivare quella filiera che la crisi ha smantellato, e che è impossibile riprodurre all’estero. E poi c’è l’alta professionalità del nostro sistema produttivo. «Qui ci sono duecento maestri artigiani», dichiara orgoglioso Giovanni Bonotto, titolare della Bonotto di Molvena, azienda leader del tessile a Vicenza che non conosce crisi. Demagogia? No! Il riconoscimento della maestria e della professionalità dei lavoratori che stanno dietro al nostro Made in Italy. E come la Bonotto tante altre aziende: la Brunello Cucinelli, la Pernici di Bergamo. Aziende che perseguono nel pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori, relazioni improntate al rispetto e al dialogo. Ben vengano dunque le misure adottate all’art. 14 di Destinazione Italia, che inaspriscono le sanzioni amministrative contro il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, e che, pur con le modifiche apportate dalla Commissione Bilancio, incrementano il numero degli ispettori del Ministero del Lavoro, chiamati a svolgere i controlli. Semmai avremmo voluto anche un incremento degli ispettori INPS e INAIL, oggetto di nostri emendamenti che non sono stati approvati.

Il provvedimento si occupa pure delle aziende in situazione fallimentare riconoscendo il diritto di prelazione, ed è la prima volta in Italia, a favore dei lavoratori delle aziende in crisi, attivabile anche in caso di liquidazione coatta amministrativa. Altra novità sono le cartolarizzazioni e i minibond a favore della piccola e media impresa.

L’accesso al credito è forse il problema dei problemi oggi per la piccola e media impresa italiana. Siamo orgogliosi dell’approvazione dell’emendamento di Sinistra Ecologia Libertà, a mia prima firma, seppur riformulato dai relatori, che stanzia venti milioni di euro per l’imprenditoria femminile a valere sul Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, che consentirà a tante donne imprenditrici un più facile accesso al credito nell’avvio e nello sviluppo della propria attività. E’ un fondo di garanzia, e pertanto è ragionevole attendersi che l’ammontare complessivo del finanziamento sarà ben più alto. Anche in questo caso vigileremo sulla tempestiva emanazione dei regolamenti attuativi da parte del Ministero, senza i quali la norma rimarrebbe un mero enunciato di principio.

E veniamo alle dolenti note! L’art. 4 del provvedimento si occupa della bonifica dei SIN, i siti inquinati che da anni, in non pochi casi da decenni, attendono invano di essere bonificati. Si tratta di un problema dov’è urgente, urgentissimo intervenire. Lo strumento individuato nel provvedimento è l’Accordo di programma con i proprietari dell’area contaminata o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale nel sito. Può rivelarsi uno strumento efficace. E tuttavia, fin dall’inizio, attraverso una serie fitta di colloqui con gli altri gruppi e gli stessi relatori, abbiamo stigmatizzato come fosse necessario riscrivere la norma, in modo che fosse evidente l’esclusione dagli Accordi dei responsabili dell’inquinamento. Non è accettabile concludere Accordi di programma con chi ha inquinato. Chi ha inquinato deve pagare la bonifica. L’emendamento Realacci presentato al comma 6 è stato certamente migliorativo, ma ha risolto solo in parte il problema da noi sollevato. E’ positivo che se gli inquinatori sottoscrivono l’Accordo di programma, debbano poi provvedere alla bonifica, e per loro la prevista revoca <<dell’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo>> è subordinata alla certificazione dell’avvenuta bonifica. E ancora gli inquinatori che sottoscrivono l’Accordo di programma, si devono far carico delle spese di bonifica senza possibilità di beneficiare dei contributi pubblici. Nello stesso tempo rimane però il problema per cui, chi è responsabile dell’inquinamento, nel momento in cui sottoscrive l’Accordo di programma, viene <<escluso da ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale>>. E se gli inquinatori non sottoscrivono l’Accordo di programma? Interviene il comma 7 che riconosce alla Pubblica Amministrazione la possibilità, si badi solo la possibilità, non l’obbligo, di chiedere la restituzione delle spese sostenute per la bonifica. Nel complesso dunque il principio del “chi inquina paga” esce indebolito dalla norma.

Per concludere possiamo assegnare un giudizio positivo a Destinazione Italia, con gli importanti benefici che riserva a piccola e media impresa. “Pollice verso” invece per le novità introdotte sulle bonifiche dei SIN.