Intervento al 2° Congresso provinciale bresciano di Sinistra Ecologia Libertà

Compagne e compagni,
ben ritrovati! Nella nostra provincia Sinistra Ecologia Libertà inquesti tre anni ha camminato sulle vostre gambe, ha pensato nellevostre menti, ha agito con le vostre mani. Ben ritrovati ai nostriCircoli che hanno condiviso fin dall’inizio questa nostra storia: lecompagne e i compagni della Franciacorta, del Garda, i compagnidella Valtrompia, San Zeno, Gambara… Non li nomino tutti. Icircoli con cui abbiamo attraversato i giorni amari che seguironola sconfitta della Sinistra alle Politiche del 2008, partecipi di tutti itravagli che ci hanno condotto fin qui. Ben ritrovati ai compagnidella città, che hanno lavorato per la riconquista della Loggia daparte del Centrosinistra. E ben ritrovati a quei Circoli che si sonocostituiti in questi tre anni, dopo il 1° Congresso di SinistraEcologia Libertà: Salò, Travagliato, Rezzato, Acquafredda…
Un benvenuto a Tino Magni, oggi qui in veste di garante.
Un caloroso benvenuto al Sindaco di Brescia che ci onora con lasua presenza; benvenuto ai Partiti politici, alle Organizzazionisindacali, e un ringraziamento alla CGIL che ospita i nostri lavori.Benvenuto ai responsabili di Movimenti e Associazioni attivi nellanostra provincia. E un saluto, infine, anche ai lavoratoridell’informazione: i giornalisti della carta stampata edell’informazione televisiva locale.
Permettetemi, al principio di questa relazione, di ringraziarequanti più strettamente hanno lavorato con me in questi tre anni,le compagne e i compagni del Coordinamento provinciale, sia nelsuo assetto originario, sia nell’assetto che il Coordinamento haassunto successivamente. Abbiamo lavorato assieme, qualchevolta abbiamo avuto letture molto differenti della realtà, e tuttaviafino ad oggi mai è venuto meno quell’alfabeto comune dellapolitica, che ci ha condotto a Sinistra Ecologia Libertà.
Ben trovati, compagne e compagni, a questo appuntamento cheattendevamo da tempo, consapevoli di quanto fosse urgenteincontrarci e riflettere. Nella frenesia dei nostri giorni, in mezzoalle corse a cui la vita ci costringe, è importante ogni tantofermarsi e riflettere. E questo vale anche per i Partiti politici. Neltempo sospeso dei Congressi, i Partiti politici, in cui la vitadell’uomo dovrebbe celebrare la propria condizione di esseresociale appassionato al Paese in cui vive, i Partiti s’interrogano sulproprio cammino. Il tempo sospeso dei Congressi: per cercare unanuova partenza, attenta alla storia che cambia e alle sue sfide. Etutto questo vale anche per questi nostri tre anni di SinistraEcologia Libertà: tre candeline da spegnere.
Ha ancora senso questa nostra storia? C’è ancora spazio per laSinistra nella politica italiana? Per Sinistra Ecologia Libertà?
I Circoli salutavo all’inizio. E’ stata questa la prima sfida, forse lapiù complessa, che abbiamo avuto davanti tre anni fa: costruireuna costellazione di organizzazioni territoriali e di relazioniassidue, che doveva essere l’articolazione di Sinistra EcologiaLibertà nel territorio vastissimo della nostra provincia. La novità di SEL era nello stesso tempo la sua forza e la sua debolezza. Laforza di un Movimento che pur senza rinnegare quello che ognunodi noi aveva alle spalle, voleva porsi come una cosa del tuttonuova nel panorama politico italiano. E quindi doveva costruirsipure sul territorio come una cosa del tutto nuova. E nello stessotempo le difficoltà che ha ogni nuovo inizio, le difficoltà cheavevamo noi dopo le nostre, tante, piccole diaspore. Avviare SELnel territorio: il nostro primo compito non tanto amministrativo,quanto politico. E per quanto mi riguarda è stato il lavoro piùappassionante. Per me incontrare le tante e differenti realtàdiffuse su un territorio così vasto, dialogare con esse, cooperarealla loro crescita, è diventato nel tempo un impegno faticoso mastimolante. Fin dal primo appuntamento, che ancora ricordo concommozione per il calore che mi venne riservato: l’assemblea aCazzago con le compagne e i compagni della Franciacorta. E tantialtri seguirono. Li voglio ricordare tutti quegli appuntamenti chemi hanno arricchito e che porto nel cuore, li ricordo così senza unordine, appuntamenti che sono continuati anche dopo la miaelezione, fino a poche settimane fa, segno del mio impegnopersonale che non è venuto meno: Desenzano, San Zeno,Manerbio, Pisogne, Gambara, Travagliato, Toscolano,Acquafredda, Sirmione, Salò, naturalmente Brescia, Villanuova sulClisi, Rezzato, Iseo, Lonato, Sulzano, Gardone Val Trompia,Passirano, Ponte Zanano, Borgo San Giacomo, San Felice delBenàco. E sicuramente ne ho dimenticato qualcuno e me ne scuso.Fin dall’inizio, sempre più mi appariva questa nostra realtàsviluppata in modo differente: una tessitura dai colori diversi, dalla trama diversa, con differenti tensioni ideali, differenti storie,differenti problematiche nella contesa politica locale. Moltodifferente anche la distribuzione degli iscritti. Quegli incontrifurono importanti perché mostravano un’attenzione nuova allavita politica che conducete nei vostri Paesi. Ogni nuovo incontroera il principio di una relazione, di una preoccupazione, di unacura nuova per il nostro Partito sul territorio. E tuttavianonostante i miei sforzi, nonostante gli sforzi del Coordinamentoprovinciale, continuiamo ad avere una presenza non uniforme inprovincia. Godiamo di storie folgoranti di Circoli che quasi dalniente sono sorti e hanno assunto un ruolo importante ericonosciuto nella vita dei rispettivi Comuni; e realtà che,nonostante tanti sforzi, non sono riuscite a emergere. Credo chequesto dipenda da una miriade di ragioni e non vadano additateresponsabilità individuali. E tuttavia sono convinto che laddoveSinistra Ecologia Libertà è stata vissuta come una storia realmentenuova e originale, i circoli sono cresciuti, hanno contribuitorealmente alle rispettive comunità locali. Maggiori difficoltà puòtalora aver incontrato chi ha inteso SEL ancora prigioniero deifantasmi del proprio passato, incapace di elaborare una volta pertutte il lutto per la fine di precedenti esperienze, o addiritturacome il tentativo di segnare una nostalgica rivalsa verso contesecongressuali perdute.
A chi mi sostituirà alla guida di SEL in provincia di Brescia, ricordoche dovrà continuare a coltivare questa trama assidua di relazionie di visite sul territorio: un impegno non da poco.
Sono stati tre anni appassionanti ma difficili, fin dai primi giorni incui il Coordinamento provinciale si trovò ad affrontare le giornateardue dell’occupazione della gru e delle manifestazioni cheseguirono, con una gestione dell’Ordine pubblico da parte dellaQuestura a mio avviso non all’altezza. Brescia diventava in queigiorni, davanti a tutto il Paese, centro di un dibattito pubblicopurtroppo mai sopito. Purtroppo, in quanto questo Paese siconferma ancor oggi per le sue vergognose politiche verso imigranti. All’ennesima, terribile strage, a Lampedusa, sono seguitidibattiti, visite di Stato, impegni solenni, e tuttavia la vergognadella Legge Bossi-Fini è ancora lì. Una vergogna innanzi a tuttol’Occidente. Altri, dopo di noi, ricorderanno queste nostrebattaglie. Ma prima di quel giorno, altre campagne dovremoaffrontare, altro impegno, a Brescia, ad Adro che ci auguriamopossa avere presto un altro sindaco, e nel Paese intero. E daquesta battaglia di civiltà non possiamo recedere di un solomillimetro!

Così dunque iniziò questo triennio, drammaticamente si chiudecon una crisi economica che dopo aver investito l’Occidente, si èaccanita in particolare su alcuni Paesi dalle economie fragili. Si èaccanita sulla Spagna e sul Portogallo, democrazie giovani cheancora ricordano un lugubre passato, ultimi Paesi europei ad aversubìto l’orrore di lunghe dittature fasciste. Si è accanita con esititragici sulla Grecia, la cui condizione di culla della Democraziaoccidentale, non le ha risparmiato l’accanimento di un’Europatroppo spesso schiacciata sugli interessi delle Banche e delle tecnocrazie. Si accanisce sull’Italia, e non risparmia nemmeno lanostra provincia, un tempo sede fiorente del manifatturiero, oggidolorosamente segnata da stabilimenti chiusi, dismessi,delocalizzati. Nel solo 2012 sono state quaranteseimila ledomande di disoccupazione nella nostra provincia, con unincremento del 30% rispetto all’anno precedente.Quarantaquattromilioni le ore di cassa integrazione. Numeridrammatici!
Quanti sono gli stabilimenti che i componenti del Coordinamentoprovinciale hanno dovuto visitare in questi tre anni, i presìdi chehanno incontrato all’affacciarsi delle tante crisi aziendali.L’abbiamo fatto sapendo che poco di determinante avrebbepotuto per quei lavoratori una forza politica giovane come lanostra. E tuttavia spendendo ugualmente ogni nostro sforzo.Penso alla Cartiera di Toscolano, penso all’Ocean di Verolanuova,all’Omsa di Castiglione (fuori provincia ma in cui pure tantibresciani lavorano), penso a tante altre situazioni, e naturalmentepenso alla MAC di Brescia. E penso all’Iveco, dove oggi salutiamo ilritorno della FIOM, illegittimamente esclusa dalla fabbrica ereintegrata grazie alla sentenza della Corte costituzionale.L’acquisizione di un parlamentare del territorio, evento che fino aun anno fa era tutt’altro che scontato, e di un’altra parlamentaredi riferimento, Titti Di Salvo, ci ha permesso di avere una voce piùforte presso le Istituzioni. E tuttavia per quel poco di esperienzache ho acquisito in questi mesi, posso dire che è una voceinsufficiente, se non è accompagnata dalla tempestivitànell’affrontare le crisi aziendali e da un’attenta tessitura di relazioni, anche fra schieramenti diversi, e con lo stesso Ministerodello sviluppo economico. Ricordo in particolare due vertenze chehanno visto il nostro impegno in questi mesi. La vertenza MACdove non ci siamo limitati a visitare i vari presìdi, non ci siamolimitati a farci interlocutori del sindacato e con il sindacato, e asollecitare le Istituzioni locali, ma abbiamo presentatoun’interrogazione parlamentare, ho fortemente sollecitato ilMinistro Zanonato in occasione di un’importante audizionebicamerale, ho in ultimo tenuto un intervento nell’aula diMontecitorio, davanti a tutta quanta l’Assemblea, in occasionedella discussione della mozione Airaudo per il rilancio delmanifatturiero. Il caso MAC è entrato così a Montecitorio e inaccordo con la segreteria della FIOM bresciana, attendoindicazioni prima di fare altri passi.
E poi la vertenza dell’Agfa di Manerbio, ultima in ordinetemporale, che ci ha visto partecipare al tavolo avviato alMinistero. Vertenza che nonostante le condizioni non favorevoli, èancora aperta.
Compagne e compagni, i tempi difficili che stiamo vivendo cicostringono a intendere il lavoro come un problema. Mentre illavoro dovrebbe essere sempre una benedizione. Non c’èbenedizione più grande che incontrare nella propria esistenza unlavoro che si ama. E tuttavia non solo non a tutti è data questabuona sorte, avere un lavoro che si ama, ma questi nostri giornidifficili ci inducono a concludere che sono comunque fortunatiquanti hanno un lavoro, che lo si ami o meno. La disperazionedella disoccupazione non è semplicemente non poter dare sostentamento adeguato alla propria famiglia. La disperazionedella disoccupazione è non riuscire a dare un senso alla propriaesistenza. Vedete, compagne e compagni: chi lavora non ha giornodella settimana più antipatico del lunedì. Lo sappiamo bene. Maper chi un lavoro non ce l’ha, non c’è giorno più disperante dellunedì. Ecco dunque: i tempi difficili che stiamo vivendo cicostringono a considerare il lavoro come un problema e non comeuna speranza. E da questi tempi difficili possiamo uscire solo conun grande programma d’investimenti pubblici che faccia ripartirel’economia.
E’ stato appena celebrato un anniversario importante, l’assassiniodi Dallas. Lo ricordo anche qui quell’anniversario, anche se faràstorcere il muso a qualcuno. Kennedy non è stato un grandepresidente per quello che ha fatto: poiché è riuscito a fare benpoco, non gliene hanno dato il tempo. Kennedy è stato un grandepresidente perché è riuscito a dare una speranza, a intercettare leattese di milioni di americani e a mostrare loro una luce. LaSinistra italiana in questi ultimi anni non è riuscita a farealtrettanto. Ci ha provato Vendola, e quando questo sogno era aportata di mano, poteva realizzarsi, due anni fa, alla caduta delGoverno Berlusconi, è stato deliberatamente fermato.
Un programma nazionale d’investimenti, dunque, unica viad’uscita a tutte le crisi economiche. Un nostro New Deal che cipermetta di uscire dall’incubo della crisi e dalla fideistica rincorsaalle spending review dei tecnocrati. Sapendo che qualsiasi azionedi governo deve essere ispirata al rigore, se non vogliamoincorrere nelle politiche inflazionistiche della Prima repubblica.
Penso alle scelte responsabili di Doria, nostro sindaco a Genova. AMarco Revelli, che dalle colonne del Manifesto polemizzava controil sindaco, esultando all’occupazione della Sala consiliare diGenova, invocando gli scioperi del primo ‘900, ricordo che dopoquella stagione di lotte sociali, lotte giuste e sacrosante, non vennetuttavia la rivoluzione, venne la Prima guerra mondiale e venne ilFascismo! L’azione di governo dunque dev’essere ispirata alrigore, ma noi al contrario di Monti e di Letta, diciamo che il rigorenon può essere l’obiettivo. Il rigore non può essere l’obiettivo!L’obiettivo sono sempre e soltanto le persone: il loro benessere, lacasa, il lavoro, le famiglie, l’educazione dei figli, le pensioni. Lepersone! E’ un concetto questo di “persona”, su cui sono tornatovarie volte in questi anni, perché ritengo che la Sinistra sia statastoricamente attenta ad un’altra categoria: la massa, le masse. Epoco attenta alla persona. Persona non è l’individuo, non sitraduce in individualismo. Persona è l’esistente, al centro di unacomplessa articolazione di diritti e doveri, di una complessa tramadi rapporti, in un contesto sentimentale, sociale, storico. Comepossiamo fare politica oggi se non guardando alla persona, ai suoidiritti da conquistare e da tutelare, all’ambiente in cui vive, alcontesto in cui essa scopre un significato alla propria esistenza?Ma per questo occorre spostare risorse e rivedere il bilanciopubblico. Ci rendiamo conto che il nostro apparato di difesa siaobsoleto, ma la risposta dev’essere per forza questo colossaledispendio di risorse che sono gli F35? Che sono comunque mezzid’attacco, come tali inconciliabili con lo scopo costituzionalmentesancito delle nostre Forze Armate, votate alla difesa del Paese. O non è possibile invece conciliare le esigenze della difesa, con unadistribuzione più giusta delle risorse, con un effettivo rilanciodelle politiche di welfare? Noi crediamo che si debba e che sipossa!
E’ chiaro a tutti ormai che il Mercato non è più un dogma. Per noinon lo è mai stato. Ma l’allargarsi della crisi economica ha vistocuriosamente la riscoperta dell’economia keynesiana da parte ditanti che, fino al giorno prima, fideisticamente guardavano alMercato. E se il Mercato oggi non può essere rimossointegralmente, viene tuttavia riscoperto l’insegnamento di quantiin passato, a cominciare dal compianto Federico Caffè, sirichiamavano al Mercato non come a un assoluto, ma come a unacreazione dell’intelletto e della socialità umana, che non può e nondeve escludere l’intervento pubblico: quell’intervento pubblico sideve e si può chiamare “Politica”!

La persona, centro di diritti e di doveri, è anche il corpo sacrodelle donne, violato, violentato, oggetto di possesso, ridotto a cosa.Ricordo qui le giornate belle di “Se non ora quando?”, animate datante nostre compagne nelle piazze di Brescia e della provincia.Azioni a cui partecipò anche il Coordinamento provinciale. Quellegiornate non nacquero solo dalla ribellione alla reificazione delledonne. Prima ancora nacquero dalla ribellione a un Potere chepretendeva di controllare le donne, riducendole a corpo freddo emuto, annullandone la volontà, la razionalità, i sentimenti, lalibertà. E realizzando anche per questa via l’insegnamento profetico di Michel Foucault sul controllo dei corpi e delle volontàda parte del Potere.
Persona è il lavoratore che ha diritto a un contratto di lavorodignitoso. E qui la nostra lotta, compagne e compagni, continueràsenza quartiere contro tutte le forme di precarietà, che alla fine èanch’essa controllo dei corpi e delle libertà, come abbiamo cercatodi mettere in luce con iniziative pubbliche promosse dalCoordinamento provinciale. Poiché se il lavoro è prima di tuttouno strumento di realizzazione individuale, la precarietà è ilmezzo che annulla questa realizzazione dell’individuo, che annulla
la sua libertà. Precarietà è anti-lavoro!
Il lavoratore ha diritto a un lavoro e ha diritto a un lavoro in unambiente dignitoso e salubre. L’ambiente oggi è il crocevia di tuttoil nostro far politica. La lezione amara di Taranto è davanti ainostri occhi. E anche la lezione della “nostra Taranto”, il disastroambientale della Caffaro: una vasta fetta della nostra terraavvelenata, la falda minacciata direttamente, ettari recintati resiinaccessibili all’uomo, e tutto a pochi passi dal centro cittadino. Unmiliardo e mezzo di euro secondo alcune stime, il costo dellabonifica! Dove reperire queste risorse? Come risolvere questoproblema di dimensioni colossali? Problema che la visita a cui hopartecipato la scorsa estate, componente della Commissione dellaCamera guidata da Realacci, ha riportato nell’agenda del Paesecome disastro ambientale di dimensioni nazionali, appunto inItalia secondo solo a Taranto.
Al prossimo Coordinamento provinciale lasciamo tutti questipunti in agenda, che io col mio Coordinamento provinciale, fra letante urgenze e le risorse ridotte che sempre abbiamo avuto,abbiamo potuto affrontare non con la continuità che avremmovoluto.

Usciti dalle penurie e dalla distruzione della Guerra mondiale, perdecenni ci siamo cullati nel mito della crescita infinita. Compagni,non ci è data altra vita che questa, e la realtà limitata del Pianetain cui ci troviamo a vivere, qui e ora, ci mostra oggi un contosalato: la crescita infinita non esiste, lo sfruttamento del Pianeta edelle sue risorse ha un costo oneroso, che cresce con progressionegeometrica all’aumentare del loro stesso sfruttamento. Lealluvioni che ormai si ripetono con cadenza annuale ce lo narranotragicamente. Noi non possiamo pensare di fare politica, diaffrontare i vari problemi che abbiamo innanzi agli occhi, comefossero tanti compartimenti stagni. Adesso risolviamo il problemadella disoccupazione… poi affrontiamo l’inquinamento… un altrosi occupa dei diritti… un altro di… No! La verità è che tutto oggi ciparla dell’ambiente ferito e per l’ambiente tutto passa. Laquestione ambientale non è uno dei problemi, la questioneambientale è il problema! La testimonianza di vita di AlexanderLanger e del suo impegno civile, ce lo ricorda: la questioneambientale permea tutto, i rapporti di lavoro, i prodotti dellaproduzione, il commercio, lo sviluppo del turismo. La guerraall’illegalità, soprattutto di stampo mafioso, da cinquant’anni hamesso radici nella nostra provincia e ha fatto soldi proprio assaltando e sfruttando l’ambiente. Ricordiamo la denuncia diVendola: la Lombardia come prima regione per presenza mafiosa.E l’impegno di Giulio Cavalli, a cui confermiamo la nostrasolidarietà per i rischi a cui si espone. E nella nostra provincial’impegno coraggioso dei giovani della Rete antimafia, con cui ilCoordinamento provinciale ha organizzato incontri pubblici e hapartecipato a iniziative. Pure la conquista e la difesa dei dirittipresuppone la tutela ambientale, non solo perché primo diritto èl’ambiente, ma in quanto le facoltà e i poteri che legittimamentefanno capo alla persona, possono essere goduti appieno solo in uncontesto salubre e benefico, a cominciare da un ambiente dilavoro che non esponga a rischi il lavoratore. E anche per mortisul lavoro Brescia possiede un tragico primato nazionale.
E infine tutta la riflessione sulla salubrità delle nostre città, sullariqualificazione energetica degli immobili, l’incentivazione deltrasporto pubblico, il trasporto su rotaie, il car sharing. E poi laTAV: una risposta sbagliata a un’esigenza giusta. L’esigenza giustaè lo sviluppo del trasporto su rotaie. Ci può essere una TAVbuona? La TAV sarebbe buona se fosse realizzata con il pienoconsenso delle comunità locali, col minimo impatto ambientalepossibile, senza togliere fondi al trasporto tradizionale su rotaia,mettendo in atto tutti gli strumenti a evitare l’infiltrazione dellacriminalità. A ben vedere troppe condizioni… Noi confermiamo lanostra contrarietà alla TAV, i cui lavori in questi ultimi mesi sonogiunti pure nella nostra provincia. E presto affronteranno il trattoambientalmente più delicato: le Colline moreniche e il Lago diGarda. E’ un problema su cui il Coordinamento uscente ha fatto a tempo a soffermarsi solo per il primo tratto in costruzione, el’abbiamo fatto interloquendo con il nostro Circolo di Travagliato,Comune che per primo è stato coinvolto dai lavori, e partecipandoalla risposta politica che i compagni di Travagliato hannoorganizzato. Tuttavia man mano che i lavori si avvicineranno,diventerà impellente l’azione politica dell’intera Federazione. LaTAV arriva anche a Brescia. E però, oltre a realizzare una serie diazioni pacifiche di denuncia, troviamo, compagne e compagni,anche una soluzione politica. Manifestare pacificamente èimportante, ma dobbiamo essere consapevoli che la TAV non saràfermata dalle nostre manifestazioni. La soluzione su cui v’invito alavorare e su cui a mio giudizio si può trovare un dialogo con lealtre forze politiche, è il raddoppio della linea storica fra Brescia eVerona, che pur permettendo alla TAV di proseguire, conterrebbenotevolmente i danni ambientali e permetterebbe un ingenterisparmio di denaro pubblico. E nello stesso tempo devecontinuare la nostra lotta per il trasporto ferroviario ordinario,che sta per essere ridimensionato dalla regione Veneto. E’ unproblema che è sul campo da tempo e ancor prima del mioquestion time a Montecitorio, il Coordinamento provinciale hasvolto un’interlocuzione con i pendolari, organizzando ivolantinaggi nelle stazioni, campagna su cui il nostro Circolo diDesenzano è stato particolarmente impegnato.
Alla tutela ambientale si ascrive pure la battaglia che abbiamofatto nostra per il Parco delle Cave, assieme ai compagni della cittàe di Rezzato, e assieme ai Movimenti impegnati, alle cui iniziativeil Coordinamento provinciale ha aderito.
Ma l’ambiente non è solo, per così dire, tutela del torrente e delbosco. Ambiente è anche scelta consapevole di quello che simangia, sapendo che se il Pianeta intero seguisse la dietaalimentare occidentale, iper-proteica e basata sulla filiera lunga, lecolture e gli allevamenti di quanti pianeta Terra dovrebberoessere necessari? E prima o poi una riflessione anche sulle nostretradizioni venatorie, andrà pur fatta…
Ho letto con attenzione i vari Ordini del giorno che avetepreparato per questo Congresso. Al di là del loro contenuto, sonotutti testimonianza che il Partito in provincia di Brescia c’è ed èvitale. Non è il Partito morente e afono che qualcuno vorrebbe farpassare, anche se, come dicevo all’inizio, non ha una presenzauniforme nel territorio. Ringrazio in particolare i compagni delCircolo “Margherita Hack”, che hanno posto l’attenzione sutematiche importanti, riconducibili al Movimento della cosiddettaDecrescita. Non faccio parte di questo Movimento, ma ritengo chemolte di quelle intuizioni siano importanti e con esse qualsiasimodello economico del futuro dovrà confrontarsi. Permettetemidi ricordare in tal senso la Proposta di legge sull’obsolescenzaprogrammata che ho depositato alla Camera, punto d’incontro fratutela dei consumatori e decrescita appunto, e che devo per moltaparte al lavoro del compagno Simone Zuin, che mi ha assistito eche ringrazio.

Sono andato a rileggermi la relazione tenuta tre anni fa, al nostroprimo Congresso: vi delineavo lo scopo di Sinistra EcologiaLibertà, nata per cambiare il mondo, dicevo. Lo ripeto oggi. Poiché se esiste il femminicidio, questo mondo va cambiato! Se esistel’omofobia, questo nostro mondo va cambiato! Se esiste lapovertà, se esistono le disuguaglianze sociali, questo mondo vacambiato! Se esistono gli esodati, questo mondo va cambiato! Enon esiste una Sinistra che non sia cambiamento del mondo! Manoi questo mondo vogliamo cambiarlo non nel progetto dirivoluzioni violente, di Stati da abbattere, questo mondo vogliamocambiarlo giorno per giorno portando al governo il nostroimpegno, se ce ne è data la possibilità. E laddove abdicassimo aquesta volontà, rinunceremmo a un elemento costitutivo diSinistra Ecologia Libertà, ne stravolgeremmo lo scopo originario,non sarebbe più il Partito a cui abbiamo aderito, che abbiamocontribuito a far nascere a Brescia. Il Governo Monti alla caduta diBerlusconi, nel novembre di due anni fa, fu proprio la risposta deiPoteri forti a questo nostro progetto di Governo, il timore che queiPoteri nutrivano proprio nei nostri confronti: il timore cheandando alle elezioni anticipate sarebbe prevalsa l’alleanza deiPartiti che si riconoscevano nella Foto di Vasto. Una Sinistra fattasolo di cortei e manifestazioni, che circoscrive unicamente nelladenuncia la propria azione politica, che si barrica negliinaccessibili fortilizi dei forum, è una Sinistra che non spaventapiù nessuno! Invece una Sinistra che dialoga con le altre forzepolitiche per costruire un’alleanza di Governo, è una Sinistra che iPoteri forti temono. E per cui s’inventarono appunto il GovernoMonti. Oggi questa alleanza di governo non ci è consentita. E peròdobbiamo puntare a creare i presupposti perché in futuro questo progetto di Governo del Centrosinistra, che oggi ci è impedito,possa essere ripreso dal punto in cui s’è interrotto.
Non a caso il momento più alto d’impegno politico delCentrosinistra bresciano sono stati i referendum per l’acqua, per ibeni comuni e contro il nucleare. E per quel risultato anche il mioCoordinamento provinciale si spese, con un lavoro impegnativoassieme a tutti i nostri Circoli sparsi sul territorio, assieme aiMovimenti impegnati nella battaglia referendaria, ma anche congli altri Partiti del Centrosinistra.
E poi è venuta la riconquista della Loggia da parte delCentrosinistra, dopo i cinque anni ingrati dell’AmministrazioneParoli, risultato per cui il Coordinamento provinciale s’èimpegnato con i compagni della città. Ho ben impresse ledefatiganti riunioni cui partecipai, con Mirko Lombardi eDonatella Albini. Anche alla loro ostinazione, all’ostinazione concui condussero le trattative con le altre forze politiche, perché sicostruisse un’alleanza organica e si celebrassero anche a Bresciale Primarie, dobbiamo il risultato della riconquista della Loggia daparte del Centrosinistra.
Il punto più infelice invece il mancato accordo per le elezioniamministrative di Desenzano, primo comune della provincia, chealla fine ha visto sì il PD prevalere per un pugno di voti ericonquistare Palazzo Bagatta, ma vede oggiquell’Amministrazione già in crisi di consensi.
E poi l’altra sconfitta, la più cocente: le Elezioni Politiche.L’alleanza “Italia bene comune” che non riesce a raggiungere i votiper governare, complice anche un sistema elettorale maledetto, sapientemente confezionato per impedire qualsiasi pretesa digoverno del Centrosinistra. Oggi quell’alleanza non esiste più: èstata uccisa nei giorni di maggio dalle Larghe intese. E tuttavia nelPaese, nelle città, nella provincia profonda, il Centrosinistra esisteancora, è vitale, governa numerosi centri, governa le metropoli. Eda qui dovremo ripartire per ricreare le condizioni, i presuppostiche in un futuro che mi auguro non lontano, permettano laricostituzione di un’alleanza con il Partito Democratico e con lealtre forze del centrosinistra per il governo del Paese. Solo così,sono convinto, riusciremo a sventare il progetto che punta allarinascita della Democrazia Cristiana del 2000: se ci rinchiuderemonelle nostre magnifiche e inaccessibili patrie, non faremo cheaccelerare questo progetto!
E solo così riusciremo a sventare l’altro progetto, la riforma dellaCostituzione a colpi di maggioranza. L’uscita di Berlusconi dalleLarghe intese, fa venir meno i numeri almeno al Senato per leriforme costituzionali a colpi di maggioranza. Approfittiamone perintavolare con la Maggioranza un confronto efficace. Quantiguardano alla Costituzione come a un feticcio intoccabile, le fannoun pessimo servizio. Le difficoltà in cui si dibatte il Paese e ilcattivo funzionamento delle massime Istituzioni, nel loro rapportoreciproco e nel rapporto con le Regioni e i cittadini, mostranoquanto sia necessario mettere mano alla Costituzione. Già PietroCalamandrei nel 1947, mentre fervevano i lavori della Costituente,segnava la differenza fra la Costituzione repubblicana che sarebbedi lì a poco nata, e lo Statuto Albertino o le varie Costituzionisovietiche: la nostra Costituzione nasce idealmente dalla Guerra di Liberazione e nella sua spinta propulsiva trova la propria linfavitale, ma se scendiamo alla sua formulazione, ai princìpi che essaenuncia, alla disciplina giuridica che essa detta, Calamandreiaggiungeva: «La Costituzione democratica italiana, invece che lospecchio fedele e la “legalizzazione” formale di una rivoluzione giàavvenuta nel passato, deve essere necessariamente consideratacome lo strumento predisposto per rendere possibilenell’avvenire, in forme progressive e legalitarie, quellatrasformazione sociale che è oggi appena agli inizi». Se questo èvero allora voi capite che non è sbagliato pensare a una limitatarevisione della Costituzione, per renderla più adeguata ai tempiche cambiano, fatti salvi naturalmente i principi fondamentalidella Carta che sono sacri e intoccabili. E il carattere rigido dellaCostituzione non è fatto per impedirne la modifica, ma perimpedire la sua violazione. Per impedire, per dirla con unabattuta, un nuovo 28 ottobre del ’22. Noi non siamo contrari alleriforme costituzionali, noi siamo risolutamente contrari alleriforme costituzionali a colpi di maggioranza. La Costituzione chetutti assieme abbiamo contribuito a costruire – socialisti, cattolici,liberali – solo tutti assieme possiamo modificare. «Quandol’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, ibanchi del Governo dovranno essere vuoti», scriveva Calamandreie ripetiamo noi oggi. Ma dunque, anche per questo, èfondamentale tenere un dialogo ben aperto con tutto ilCentrosinistra.
Mentre mi accingo a lasciare la guida di Sinistra Ecologia Libertànella provincia di Brescia, di due cose mi dolgo fortemente: avreivoluto maggiori responsabilità nella dirigenza locale di SEL incapo ai giovani, e nonostante ogni mio sforzo non ci sono riuscito;e poi non sono riuscito a costruire un Partito che fosse, prima diogni altra cosa, una Comunità fraterna di compagne e di compagniche si amano. La politica è una cosa bella, compagne e compagni, ese ci dà dispiaceri, non è colpa della politica, è colpa delledivisioni, dei personalismi, dei rancori! La colpa storica dellaSinistra è l’idealizzazione della realtà. Abbiamo trasformato lapolitica in tante belle idee, abbiamo costruito il mondo delle idee.Ma il mondo non è fatto di idee. Il mondo è fatto di persone, dicorpi, di carne, ossa, sangue. E’ fatto della sofferenza dellepersone, di cui ci dovremmo prendere cura. Ci siamo costruiti unmondo fatto di idee, rimanendone poi prigionieri, nel moltiplicarsidi lotte assurde. Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, icona sacradella Sinistra, ci ammonisce che il popolo che cammina nellaStoria, ha volti e corpi. Non a caso l’artista sceglie di raffigurarequel popolo con i volti della sua famiglia e del suo paese: i voltidella gente che ama, i volti di tutti i giorni, segnati dal lavoro edalla fatica. La gente che incontriamo tutti i giorni, non se ne fanulla delle nostre divisioni ideologiche. Chiedono impegno perrisolvere i loro problemi: il lavoro, la casa, i figli da crescere. Nonarroccamenti ideologici.
Ma per tutto questo condizione essenziale è l’unità. Ho moltoapprezzato quell’appello all’unità e alla responsabilità che alcunicompagni – Carla Ferrari Aggradi, Ettore Brunelli, Valerio Verga, Elisa D’Adda e altri ancora – ci hanno indirizzato. Siamo pochi,siamo senza risorse, non abbiamo altra forza che l’unità.Preserviamo l’unità come nostro bene più prezioso. A coloro che sicandidano a dirigere il nostro Partito a Brescia, io dico: verificateprima di tutto in modo responsabile, se la vostra candidatura puòessere espressione dell’unità; verificate prima di tutto in modoresponsabile, se sarete in grado di garantire l’unità. Non abbiamonient’altro che questo: l’unità.
Di questi tre anni, mi porto nel cuore i tanti volti che hoincontrato, questa esperienza che mi ha arricchito. E mi portoquelli che considero i più alti appuntamenti che hanno segnato lamia agenda di coordinatore provinciale: aver guidato la nostradelegazione che ogni anno porta l’omaggio floreale alla stele diPiazza della Loggia. Il sangue di quelle nostre compagne e di queinostri compagni che gli idranti hanno lavato dal selciato, è ancoranel nostro cuore, e io sono convinto che ci ammonisca ancora, aguardare all’avvenire con coraggio e speranza.

Luigi Lacquaniti
Coordinatore provinciale uscente