Ci hanno impedito di votare il provvedimento contro il femminicidio

Ritengo che il contrasto al femminicidio sia fondamentale e improcrastinabile.

Ritengo che la lotta alla violenza contro le donne sia una priorità, e ringrazio la Presidente Boldrini per aver sollecitato la politica a lavorare su questo grave problema. Ma proprio perché SEL ritiene la lotta al femminicidio una priorità, non possiamo noi parlamentari, io e le deputate e i deputati di SEL, chiamati a votare il Decreto Legge omnibus, l’ennesimo, fingere di non vedere che questo Decreto, su 13 articoli, ne riserva ben 8 che con il femminicidio e la violenza contro le donne nulla hanno a che vedere.

Non possiamo, dopo tutto l’impegnativo lavoro svolto dalle Commissioni, tacere di fronte alla scelta di usare la lotta al femminicidio, che vedeva tutto il Parlamento favorevole al confronto, per far passare provvedimenti securitari, fino ad arrivare alla militarizzazione oggi dei luoghi dove si manifesta la protesta dei cittadini, e domani di chissà quante altre parti del territorio. Mi domando se la scelta del Governo sia stata una volontaria scorrettezza o un’urgenza improrogabile. La risposta non mi soddisfa.

Tornando al femminicidio non possiamo accettare che il problema dei rapporti tra uomo e donna venga ridotto ad un semplice problema di sicurezza. Il corpo delle donne merita di più! E la paura delle donne merita attenzione: non possiamo votare un Decreto che prevede l’irreversibilità della querela, perchè le Associazioni che da anni lavorano con le donne e per le donne ci hanno sollecitato a non farlo, per non depotenziare l’intero provvedimento. E invece questa Maggioranza ha voluto anteporre l’ideale sacralità della norma alla concreta ed efficace difesa del corpo delle donne. E noi vogliamo continuare ad essere accanto a queste Associazioni, che sono di grande importanza.

Non possiamo per il riconoscimento e la difesa di alcuni diritti, accettare che altri diritti vengano gravemente lesi. Con grande disagio e in forte dissenso, non possiamo far altro che non partecipare al voto finale del provvedimento.

On. Luigi Lacquaniti