Una nuova inchiesta su contraffazione e pirateria commerciale

La Camera si appresta, anche in questa Legislatura, ad avviare una nuova Commissione d’inchiesta, chiamata a far luce su contraffazione e pirateria commerciale. Avevamo necessità di questa nuova Commissione, col suo aggravio di costi per il budget della Camera, col suo dispendio di tempo per i commissari che ne faranno parte? Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare il danno enorme che la pirateria commerciale procura ogni anno al settore. Beni contraffatti per 7 miliardi di euro. Oltre 5 miliardi di euro di entrate fiscali che lo Stato non incasserà mai. 130mila nuovi posti di lavoro che non vedranno mai la luce.
Sono numeri impressionanti, che assumono una dimensione ancora più drammatica, se rapportati alla devastante crisi economica in corso.
Oltre ai settori del Made in Italy colpiti tradizionalmente dalla contraffazione – il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria – il fenomeno va diffondendosi rapidamente ad altri settori un tempo estranei: la farmaceutica, la cosmesi, la componentistica meccanica altamente tecnologica, i brevetti avanzati, il digitale di nuova generazione.
E poi vi è il nostro agroalimentare, un settore dove l’export italiano ancora tiene, grazie a prodotti come il Prosciutto di Parma, il San Daniele, la Mozzarella di Bufala Campana, il Gorgonzola, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e tanti altri ancora. Tutti prodotti ricercati, dovunque apprezzati. Qui la contraffazione si chiama italian sounding: il commercio di prodotti con nomi, marchi che “suonano” italiani, ma che d’italiano non hanno nulla. Prodotti che occupano gli scaffali della Grande distribuzione d’oltreoceano, accanto agli autentici prodotti italiani, buoni, genuini, ma anche molto più costosi.
Pertanto è quanto mai urgente una Commissione d’inchiesta della Camera dei deputati su contraffazione e pirateria commerciale, che prosegua e approfondisca il lavoro svolto da quella istituita nella precedente Legislatura. Urgente a condizione che essa pervenga a risultati certi e possa supportare l’azione futura del Legislatore.
Il Governo ha richiamato a un’efficace azione informativa, che induca la popolazione a non acquistare articoli contraffatti da bancarelle e abusivi. E’ giusto. In molti casi ne va della salute personale di chi utilizza il farmaco contraffatto o l’abbigliamento di dubbia fattura. E tuttavia il fenomeno della contraffazione ha una dimensione ben più ampia, che coinvolge il nostro Sistema economico. Contraffazione significa sfruttamento dei lavoratori in estremo Oriente, sotto lo sguardo miope di Governi e Amministrazioni. Contraffazione è la Camorra che si arricchisce e ricicla il denaro sporco. Contraffazione sono gli enormi container che solcano gli oceani e penetrano nel nostro Paese grazie ai mercati aperti e liberalizzati. Contraffazione significa aumento del fatturato per la Grande distribuzione di tanti Paesi occidentali, grazie all’italian sounding. Contraffazione si traduce spesso in dismissione e delocalizzazione. E se c’è un mercato di gadget, marchi, status symbol contraffatti, è anche perché c’è tutto un Sistema economico che si erge sulla proliferazione di gadget, marchi e status symbol.
Se la costituenda Commissione d’inchiesta non approfondirà tutto ciò, senza timore di mettere in luce le storture di tutto un Sistema economico, le scelte devastanti dell’OMC e le responsabilità che direttamente o indirettamente essa può avere nella diffusione della pirateria commerciale, mancherà un appuntamento importante e vana sarà la sua istituzione.
Il problema non è semplicemente il vu cumprà! Il problema non è “Adelina”, l’abusiva di sigarette, interpretata dalla Loren, protagonista del film di De Sica “Ieri, oggi, domani”. Certo il piccolo venditore abusivo compie un illecito e altrettanto fa chi da esso si rifornisce. Ma non ci sarebbe necessità di una Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati solo per questo. L’abusivo è in realtà l’ultimo anello di una catena di comportamenti ben altrimenti criminosi.
Infine nel Disegno di legge, fra le funzioni elencate della Commissione d’inchiesta, ne manca una che tocca in realtà tutti i settori coinvolti dal fenomeno della contraffazione: la riforma di copyright e proprietà industriale, e anche se più marginalmente per il fenomeno qui considerato, la riforma del diritto d’autore. L’irruzione del digitale ha comportato una smaterializzazione delle opere dell’ingegno. Le categorie giuridiche tradizionali sono incapaci di disciplinare questo fenomeno, se non a prezzo di un artificioso e dannoso rallentamento dell’ormai inarrestabile circolazione di beni e informazioni.
Insomma la Commissione d’inchiesta monocamerale di cui avremmo bisogno, dovrebbe essere aperta, smaliziata, coraggiosa. Non dovrebbe guardare in faccia nessuno e non avere timore di colpire interessi e prebende. Forse un po’ troppo per gli assetti di questa Camera…