Manerbio. «AGFA si converta al digitale»

Bresciaoggi, 6 settembre 2013
MANERBIO. L’azienda a rischio chiusura «AGFA ha un futuro ma serve un altro piano industriale»
Il deputato Lacquaniti indica la via «Il sito va riconvertito nel digitale»

A fronte della crisi del comparto delle lastre offset analogiche, la salvezza della AGFA di Manerbio passa attraverso la riconversione delle linee di produzione nel digitale. Un processo che potrebbe essere sostenuto anche con il contributo del Governo. Gli strumenti ovviamente sono tutti da definire. Lo sostiene l’onorevole Luigi Lacquaniti facendo il punto sul tavolo ministeriale aperto nei giorni scorsi sulla vertenza dello stabilimento di via Brescia che la holding belga intende dismettere.
«Rispetto agli iniziali toni perentori – osserva il deputato di Sel – la multinazionale si è detta disponibile a valutare il piano industriale con i funzionari del ministero. Il cammino resta in salita, ma bisogna perserverare per trovare soluzioni alternative alla dismissione». In difesa dell’asset della Bassa e dei 123 posti di lavoro anche il senatore della Lega Nord Paolo Arrigoni, che in occasione della Berghem Fest è tornato a ricordare i rapporti di partnership fra la Regione Lombardia e l’AGFA. Accordi commerciali del valore di 20 milioni di euro l’anno che potrebbero essere una leva nell’operazione di moral suasion sulla holding.
Le dinamiche che hanno portato alla decisione di chiudere Manerbio restano complesse e per certi versi tortuose, considerato che Manerbio fino a un anno fa veniva considerato strategico per il suo patrimonio tecnico e la consolidata organizzazione aziendale. Lo studio e le prove di copiatura di alcuni sistemi brevettati dalla famiglia Ziletti per la produzione di lastre digitali di prima generazione Extrema, derivante dal brevetto acquistato da Lastra dai giapponesi, sono stati sperimentati nella Bassa. A Manerbio è stato testato il sistema brevettato AGFA di verniciatura e taglio in linea. La professionalità e la duttilità del personale dello stabilimento bresciano hanno consentito di fare tutte le sperimentazioni dei vari prodotti analogici (negativo N555, positivo P55) e digitali (P970). Dal 2010 però AGFA ha cominciato ad investire su Vallese, il sito veronese.
Un’inversione di tendenza incomprensibile, «considerato che – osserva in una nota il presidio – Manerbio ha buone performance produttive. Lo stabilimento è dotato di un cogeneratore di energia elettrica in grado di abbassare notevolmente i costi: perché ce l’hanno fatto disattivare?». Maestranze e sindacati sottolineano poi come le lastre confezionate a Manerbio siano «zavorrate» da standard non richiesti su altri siti e il costo di una logistica irrituale che prevede l’invio delle bobine ad un centro intermodale tedesco, prima della ridistribuzione ai clienti italiani. • N.S.

Giornale di Brescia, 5 settembre 2013
L’ON. LACQUANITI SUL TAVOLO A ROMA
«AGFA si converta al digitale»
L’on.Luigi Lacquaniti in un comunicato esprime soddisfazione per il primo incontro del Tavolo ministeriale sull’AGFA di Manerbio. «Sono favorevole alla volontà espressa dal Ministero di salvaguardare i siti produttivi proponendo, a fronte della crisi del settore analogico, un investimento per convertire la produzione nel digitale».