Lezioni di filibustering

Il filibustering, l’ostruzionismo, è uno strumento con cui in Parlamento le Minoranze tentano d’impedire l’approvazione di una Legge: ai sensi di regolamento s’iscrivono a parlare oratori in quantità per discorsi interminabili, oppure si propongono infiniti ordini del giorno, oppure si richiede in continuazione la verifica del numero legale, e così via.

L’ostruzionismo è uno strumento assolutamente legittimo, quando non assume forme violente, presente in tutti i sistemi democratici, le cui possibilità di successo di solito risiedono non tanto nel suo carattere dilatorio, quanto nell’indurre la Maggioranza a cercare un accordo, un compromesso con le Minoranze.

E’ quanto è andato in scena in questi giorni alla Camera ad opera dei deputati del M5S che, a dire il vero, per esser quelli che si oppongono alla vecchia politica, dimostrano d’esser capaci di adattarsi con grande rapidità alle sue procedure e ai suoi regolamenti.

L’oggetto del contendere è il DL 43/2013, un provvedimento ereditato dal Governo Monti, che ne rispecchia tutte le caratteristiche di governo: un Decreto omnibus contenente provvedimenti molto diversi, alcuni a mio avviso opportuni e urgenti, altri molto più discutibili. Il DL è un provvedimento provvisorio adottato dal Governo per casi straordinari e urgenti, è contemplato dalla Costituzione e ha forza di Legge fin dalla sua pubblicazione, ma dev’esser convertito in Legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, pena la decadenza ex ante. Quello che ne ha fatto il Governo Monti lo sappiamo tutti: un modo per legiferare in via rapida e diretta, con l’apposizione della questione di fiducia, mortificando i poteri e le funzioni delle Camere costrette ad approvare di tutto, praticamente senza discussione e col minor numero di emendamenti.

Così ecco il DL 43: in un gran minestrone, il trasferimento delle competenze in materia di turismo al Ministero dei Beni culturali – giusto! – e la riforma della normativa sulle Camere di commercio estere – un po’ meno giusto –; il riconoscimento dell’area di crisi industriale per Piombino e Trieste e l’avvio delle procedure di recupero ambientale – molto giusto! – e una serie di disposizioni concernenti l’Expo 2015 SpA, urgenti ma che meglio sarebbe stato inserire in un intervento legislativo ad hoc; senza contare l’attesa modifica della Legge di stabilità 2013, col finanziamento garantito dallo Stato per imprese e lavoratori autonomi che hanno subito un danno economico per il terremoto.

Il Senato ce l’ha messa tutta per complicare ulteriormente le cose, dibattendo il DL per settimane e trasmettendolo alla Camera talmente in ritardo da non permettere qui un dibattito efficace e l’applicazione di emendamenti.

Ho stigmatizzato tutto questo in “Commissione attività produttive”, di cui faccio parte, al pari a dire il vero di un po’ tutti i Gruppi parlamentari presenti, di Maggioranza e di Opposizione. Quando poi però s’è trattato di pesare i pro e i contro, ho dato parere positivo come tutti, e con l’unica eccezione del M5S che s’è astenuto.

Il problema è scoppiato in aula. Il giudizio di non ammissibilità di una parte degli emendamenti proposti, ha scatenato l’ostruzionismo. Su ogni emendamento ammesso alla discussione, i deputati pentastellati, associati per l’occasione a quelli della Lega, nel rispetto dei Regolamenti parlamentari, si sono alternati in interventi di un minuto ciascuno, rallentando a dismisura i lavori. Interventi il più delle volte ripetitivi e banali: ché anche l’ostruzionismo vorrebbe una sua dignità. A giudicare dalle risate e dai loro applausi divertiti al termine della seduta pomeridiana, grande dev’esser stato il loro spasso, a dispetto della serietà di molti dei provvedimenti contenuti nel DL.

Oggi s’è tentato di trovare un accordo. I capigruppo si sono riuniti più e più volte, sempre uscendo dalle riunioni con il preannuncio di un accordo, l’avviso di una soluzione, il sospiro di sollievo generale, e coinvolgendo pure il Senato nelle trattative, ché l’ammissione di taluni emendamenti del M5S, e anche nostri di SEL, avrebbe costretto a un nuovo rapidissimo passaggio nell’altro ramo del Parlamento. Ma dopo ogni preannuncio d’accordo, il M5S puntualmente rilanciava come un giocatore di poker impazzito, alzando la posta e chiedendo sempre di più. Fino a costringere il Governo a far saltare il banco e a porre la Questione di fiducia, che sarà discussa domani alla Camera. Un atteggiamento più dialogante avrebbe permesso l’approvazione del DL pure con importanti emendamenti. A noi di SEL quelli che più stavano a cuore toccavano indirettamente i lavori per la TAV, verso cui siamo molto critici. Così invece il DL sarà approvato nella sua formulazione originaria.

Ancora una volta il M5S per volere tutto non ha ottenuto niente, ovviamente ai danni del Paese. Niente, nemmeno lo spostamento dell’attenzione dell’opinione pubblica dai processi in corso contro suoi i dissidenti interni.