La visita dei parlamentari di SEL alla base di Aviano

Gazzettino Veneto, 11 giugno 2013
Atomiche in base, rimane il segreto

Aviano – (lz) Visita alla base di Aviano per una delegazione di parlamentari di Sel, che aveva chiesto di essere ricevuta dopo le notizie apparse sul Guardian di un riadattamento delle testate B61 (bombe nucleari di fabbricazione Usa) da montare sugli F35. Il gruppo – composto da Giulio Marcon, Donatella Duranti, Serena Pellegrino, Franco Bordo, Luigi Lacquaniti, accompagnati dal coordinatore provinciale Maurizio De Poi – è stato accompagnato dal comandante italiano Luca Cappelli a visitare la sala espositiva che ospita reperti storici, la torre di controllo e il centro antincendio e ha potuto vedere un F16. Proprio sulle testate B61 i parlamentari di Sel hanno firmato un’interrogazione e, racconta Donatella Duranti, <<in occasione della visita di oggi abbiamo provato a fare alcune domande, ma senza avere risposta>>.

<<Lo sforzo che deve fare il nostro Paese – è il messaggio di Marcon – è quello di riportare le attività militari nella trasparenza e sotto il controllo democratico e di costruire un’economia di pace>>. <<Pur nella mancanza di trasparenza, rileva Franco Bordo – abbiamo avuto la conferma che 50-60 ordigni nucleari ad Aviano ci sono>>. Conferma che è stata, in realtà, una mancata negazione, ma di fronte alle quali Sel è preoccupato: <<Questo – continua Bordo – nella totale assenza di piani per la tutela della salute dei cittadini, per le aree esterne e anche per i lavoratori interni alla Base>>. Ma l’attenzione è stata anche rivolta all’importante – seppure in diminuzione indotto della base per il territorio: <<E’ una grande risorsa – ammette Serena Pellegrino –, però sappiamo benissimo che la nuova edilizia ha portato occupazione, ma non lavoro. Con tutto il denaro che viene investito nel militare si potrebbe generare benessere>>.

La Vita Cattolica, 10 giugno 2013
AMERICANI MUTI DI FRONTE A 6 DEPUTATI
50 bombe ad Aviano, silenzio imbarazzato

«A nostra precisa domanda sulla presenza delle famigerate B61 all’interno della Base di Aviano non abbiamo ricevuto dalle autorità nessuna conferma, ma neppure alcuna smentita». Lo ha riferito l’on. Giulio Marcon (Sinistra, ecologia e libertà), che ha partecipato oggi, assieme ad altri sei parlamentari, alla visita alla base americana in Friuli.

«Noi vogliamo sapere – ha aggiunto – come vengono gestite le B61 rispetto al territorio circostante, conoscere gli eventuali piani di evacuazione e il monitoraggio per le possibili radiazioni nucleari. Sono bombe datate e necessitano di manutenzione: si parla di dieci miliardi di dollari solo per questo motivo. Sono domande che il Parlamento italiano deve porsi».

Le B61 sono bombe nucleari di fabbricazione statunitense, prodotte nell’epoca della «guerra fredda» e tuttora presenti nell’arsenale nucleare americano. Queste bombe rientrano nella condivisione nucleare, che prevede il dislocamento statunitense di armi nucleari tattiche in Europa, e possono essere usate anche dai caccia F-16 statunitensi, belgi e olandesi e dai caccia Tornado italiani.

Nell’aprile 2013 il Pentagono americano ha stanziato 11 miliardi di dollari per ammodernare e prolungare la vita operativa dei 200 B61 presenti in Europa. Essi verranno aggiornati per essere utilizzati dai futuri F-35 Lightning e saranno dotati di alette di coda per diventare teleguidati.

In Italia sono custodite 90 (secondo le ultime stime sono state ridotte a 70) di queste bombe nelle basi di Aviano (50 testate) e Ghedi (40 o 20).

”Partiamo da un presupposto: l’Italia è un Paese sovrano, è dentro gli accordi della Nato, ma noi pensiamo che debba rispettare anche il Trattato di non proliferazione nucleare”. Lo ha affermato
l’onorevole Donatella Duranti (Sel), membro della delegazione che oggi ha visitato la base Usaf di Aviano. “La nostra missione qui – ha aggiunto – si spiega con il fatto che vogliamo comprendere fino in fondo la presenza di ordigni nucleari che non sono del nostro Paese. Abbiamo un’idea di modello di difesa completamente diversa da quella disegnata dalla Nato dal 1996, che prevede la proiettabilità delle forze militari all’estero. Noi pensiamo, invece – ha precisato – che il nostro dettato costituzionale preveda solo la difesa dei nostri confini: non crediamo che gli interessi da difendere con le armi siano, ad esempio, quelli dei petrolieri nei mari dell’India. Oggi, purtroppo, il presidente Obama ha fatto una
clamorosa marcia indietro rispetto ai trattati di non proliferazione nucleare, nel momento in cui decide di ammodernare gli ordigni B61 e di dare la possibilità agli F35 di essere dotati di un simile armamento: ciò – ha concluso – va in contraddizione con il dettato della nostra Costituzione”.

La delegazione era composta dalla parlamentare friulana Serena Pellegrino e dai colleghi Giulio Marcon, Alessandro Zan, Luigi Lacquaniti, Marisa Nicchi e Franco Bordo.

http://www.diocesiudine.it/stories/politica/809_50_bombe_ad_aviano_silenzio_imbarazzato/#.UbdWihaPH7K
Messaggero Veneto, 11 giugno 2013
Il sopralluogo di SEL ad Aviano
<<Bombe in Base, poca sicurezza per residenti e lavoratori>>
I deputati: dai militari silenzio-assenso sulla presenza di ordigni nucleari. <<Serve un piano a tutela dei cittadini>>

Nessuna risposta sulla presenza di ordigni nucleari in Base ad Aviano anche se <<pur nella mancanza di trasparenza abbiamo avuto la conferma che 40 o 50 ordigni nucleari ci sono. A una nostra domanda non abbiamo ricevuto dalle autorità nessuna conferma, ma nemmeno una smentita>>: lo ha detto il parlamentare di Sel Franco Bordo al termine dell’ispezione all’aeroporto Pagliano e Gori effettuato insieme ad altri colleghi: Giulio Marcon, Donatella Duranti, Serena Pellegrino, Alessandro Zan, Luigi Lacquaniti, Marisa Nicchi. Con loro anche Maurizio Poi, segretario provinciale di Sel, Vanni Tissino e Bruno Tassan Viol.

Il gruppo ha varcato i cancelli dell’aeroporto, dove è di stanza anche il 31° Fighter Wing, accolti dal comandante dell’aeronautica, Luca Cappelli, e una delegazione statunitense. Hanno visitato una sala espositiva di reperti storici, un F 16, la torre di controllo e il centro antincendi. Tutto concordato precedentemente.

Una ispezione nata, ha spiegato De Poi, qualche mese fa quando The Guardian ha annunciato la volontà dell’amministrazione di Barack Obama di riarmare gli F35 con nuovi ordigni nucleari.

Un piano che coinvolgerebbe anche Aviano dove la presenza di B61 non è mai stata confermata. Ma per Bordo di Sel è sufficiente la non smentita per rilevare <<una totale assenza di un piano di sicurezza che riguarda l’area esterna e i lavoratori>>. Marcon ha evidenziato la necessità di <<uno sforzo del nostro Paese verso la trasparenza e una economia di pace e di riconversione>>.

Sulla presenza degli ordigni nucleari ha spiegato Duranti <<abbiamo cercato di fare delle domande, ma non ci è stata data risposta. Rispetto ad un tema come questo rivendichiamo trasparenza e chiarezza. E’ evidente che ci sono accordi di cui il Parlamento non sa nulla>>. Luigi Lacquaniti ha posto l’attenzione sull’indotto economico della Base <<da salvaguardare anche in caso di riconversione>>. La deputata Serena Pellegrino ha evidenziato la poca trasparenza: <<Lo scorso anno – ha detto – c’è stato un grande botto ed era evidente che è stato superato il muro del suono. Gli aerei ci passano sopra la testa senza che noi sappiamo>>. Ha evidenziato l’aspetto economico del progetto Aviano 2000 sottolineando che <<questo tipo di edilizia porta lavoro e non occupazione>>.

<<L’Italia è un paese sovrano – è la posizione di Sel –, è dentro gli accordi Nato, ma deve rispettare il trattato di non proliferazione nucleare>>.

Donatella Schettini