Intervento in occasione dell’audizione del Ministro dello sviluppo economico Zanonato

intervento a braccio

Ringrazio il signor Ministro per quest’audizione.

Per non sembrare, quest’intervento, una sorta di cahier de doléances, cercherò di essere estremamente sintetico e schematico, cominciando proprio dalle piccole imprese, che sappiamo nel nostro Paese quale ruolo fondamentale rivestano. Non devo essere io a ricordarlo, perché è stato ripetuto più volte. Sappiamo anche quanto siano state penalizzate dalla crisi economica presente. In passato chi parla si è occupato anche di finanziamenti agevolati per le piccole imprese, lavorando per un’importante associazione di categoria. Ha avuto modo di constatare la difficoltà del piccolo imprenditore, l’artigiano in particolare, per accedere al credito. Spesso si tratta di imprese talmente piccole che guardano unicamente agli Istituti di credito come fonte dei finanziamenti. Il mondo del credito, anche a fronte di interventi da parte di quelli che chi mi ha preceduto ha ricordato essere i cofidi, richiede notevolissime garanzie, spesso non consentendo alla piccola impresa di accedere veramente al credito. La particolarità è che questa situazione che ho vissuto risale a un periodo antecedente alla crisi economica che stiamo vivendo. Per cui il dubbio è che il problema non sia tanto, o esclusivamente, la crisi economica, ma sia l’accesso al credito, sia la politica degli Istituti di credito. Lei parlava di emissione di obbligazioni per le piccole imprese. Spesso si tratta di imprese talmente piccole che anche questo strumento, a mio giudizio, può rivelarsi poco efficace. Credo quindi che, per poter riattivare l’accesso al credito, necessariamente si debba aprire un canale, una sollecitazione, diretti al mondo bancario.

In una delle precedenti sedute della Commissione attività produttive, abbiamo accolto con favore, tutte le componenti, l’invito del presidente Epifani di ribadire la competenza della nostra Commissione sulla materia dell’energia. Ascoltando quello che lei poco fa ci ha illustrato, non vorrei – lo dico con un battuta benevola – pentirmi di aver dato favorevolmente questo parere, anche a nome di SEL. 
Lei ha parlato di rigassificatori, e sapete quanto il nostro gruppo si ponga in maniera critica nei confronti di questi strumenti. Ha parlato anche di fracking. Vorrei capire se vi è, da parte del suo Ministero, uno studio approfondito sugli impatti di questo tipo di strumento di produzione dell’energia, a livello ambientale.

Anche sulla liberalizzazione, tema che la nostra Commissione sta approfondendo con le audizioni in corso, ci troviamo davanti a un refrain che ci è ripetuto da vent’anni, per cui le liberalizzazioni sono la panacea di tutti i mali e permettono al Paese una crescita e, soprattutto, ai consumatori di accedere ai servizi a costi più ridotti. Se, però, estendiamo lo sguardo agli altri Paesi, ne vediamo sicuramente alcuni in cui il capitolo delle liberalizzazioni è stato attuato in maniera più ampia, più estesa, più approfondita e più efficace, ma non troviamo la diminuzione nei prezzi di accesso ai servizi di cui ci viene detto. Chi parla è convinto che le liberalizzazioni, se correttamente attuate, possano servire. Se, però, guardiamo, per esempio, alla Gran Bretagna, dove forse le liberalizzazioni sono state maggiori per quanto riguarda sia il settore gas sia quello dell’energia elettrica, dobbiamo registrare dei notevoli incrementi di prezzo. Per quanto riguarda i servizi postali, l’Olanda, Paese dove maggiore è l’apertura di questo mercato, ci sono aumenti e incrementi delle tariffe nell’ordine del 22%. Per i trasporti pubblici locali ancora in Gran Bretagna, Paese più liberalizzato d’Europa, ancora una volta dobbiamo registrare un notevole aumento dei prezzi. Sorvolo sui dati. Ancora una volta, quindi, ci troviamo davanti a una situazione in cui il problema pare non essere la crisi economica, ma lo strumento, in questo caso, delle liberalizzazioni. La domanda riguarda, quindi, gli strumenti che intendete attivare non solo per completare in maniera quanto più efficace possibile il capitolo delle liberalizzazioni, ma anche perché queste possono essere svolte in maniera efficace per quanto riguarda appunto i consumatori.

Anche il mio pensiero va a quanto accaduto oggi a Terni e manifesto la solidarietà di Sinistra Ecologia Libertà ai lavoratori la ThyssenKrupp e al sindaco di Terni. Francamente, vorremmo non dover rivedere ancora – naturalmente, non è materia che riguarda il suo Dicastero – quelle immagini. Si tratta di materia attinente l’ordine pubblico, ma è giusto che anche in questa sede lo ripetiamo.

Qualsiasi rilancio dell’attività industriale di questo Paese non può non passare, forse prima ancora di tutto quanto le ho detto poc’anzi, da un rinnovato rapporto con la classe imprenditoriale. Nella sua storia, questo Paese ha registrato grandi figure di imprenditori che avevano a cuore la propria attività e anche il benessere dei propri operai, dei propri dipendenti. Tuttavia, da qualche tempo ci domandiamo non se vi siano ancora questi imprenditori – sono convinto che ve ne siano ancora parecchi – ma se l’esempio maggiore sia offerto da questi o da altri imprenditori. Le cito un caso che costituisce anche materia di un’interrogazione che ho svolto e di cui attendiamo risposta. A titolo puramente d’esempio, e non per il fatto che chi le parla venga da Brescia. In quella città la MAC – ma stiamo registrando casi notevolissimi, analoghi, nell’intero territorio nazionale – la MAC è una di quelle aziende che a fine anni Novanta ha visto, da parte del Gruppo FIAT, la riorganizzazione della produzione. Il gruppo FIAT ha, infatti, deciso di distribuire alcuni settori produttivi ad aziende del comparto e, a fronte di questo, sono stati assunti degli accordi anche con i lavoratori che dovevano garantire loro un’estensione del medesimo trattamento. Laddove il comparto fosse stato costretto alla chisura, i lavoratori sarebbero stati riassorbiti dall’azienda principale, l’IVECO del gruppo FIAT. [Il presidente Epifani prima, e il presidente Muchetti dopo mi fanno cenno ripetutamente di chiudere. Mi lamento del poco tempo riservatomi rispetto ai precedenti interventi]. I lavoratori sarebbero stati riassorbiti dall’azienda principale e questo non è avvenuto. La Mac sta chiudendo e ci troviamo davanti a un numero esorbitante di licenziamenti. Tutto questo serve a chiedere che tipo di relazioni con la classe imprenditoriale il suo ministero vuole attivare, perché queste situazioni non si realizzino più. Grazie.

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