Canton Mombello, interrogazione di Sel

Bresciaoggi, 6 maggio 2013
E Sel porta il carcere in Procura con un esposto
«Ora bisogna chiuderlo»

Il 10 aprile scorso il «Comitato per la chiusura del carcere (lager) di Canton Mombello» ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Brescia e per conoscenza al ministro della giustizia, al tribunale di sorveglianza, a sindaco e prefetto, all’Asl e alla direttrice del penitenziario Francesca Gioieni.
«ABBIAMO SEGNALATO le terribili condizioni igienico-sanitarie in cui i detenuti della prigione di Spalto San Marco sono costretti a vivere e chiesto quali misure sono state adottate o si ha intenzione di prendere per combattere il rischio di contagi», spiega Beppe Corioni, uno dei promotori del comitato. La preoccupazione è legata al ricovero ospedaliero, avvenuto il 28 febbraio, di un recluso italiano che manifestava un caso attivo di tubercolosi. L’esposto è stato anche trasmesso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo: «Strasburgo ha aperto una procedura d’infrazione e ha richiesto nuove documentazioni». Luigi Lacquaniti, parlamentare bresciano di Sinistra Ecologia e Libertà, il 6 aprile ha fatto visita a Canton Mombello: «Ciò che ho visto è inimmaginabile e mi toglie il sonno, ho costatato con i miei occhi la realtà di detenuti ammassati per venti ore al giorno in celle anguste, in cui ciascuno ha a disposizione un metro quadrato di spazio, un lager dove si può stare in posizione eretta solamente a turno».
Lacquaniti ha presentato, come primo firmatario, un’interrogazione scritta indirizzata ai ministri della salute e della giustizia, nella quale viene chiesto se altri casi di Tbc si sono manifestati all’interno del carcere, se altre patologie infettive sono state riscontrate, quali provvedimenti s’intendono adottare per migliorare la salubrità della struttura e il tipo d’iniziative che saranno prese per ridurre il sovraffollamento, intollerabile nella sua gravità. M.Z.

Giornale di Brescia, 4 maggio 2013
Canton Mombello, interrogazione di Sel
A firma dell’on. Lacquaniti: «Vogliamo sapere che misure saranno prese»

Sinistra ecologia e libertà chiede l’intervento del Governo sulle criticità del carcere di Canton Mombello. L’allarme sulle condizioni della casa circondariale arriva sui banchi di Montecitorio con un’interrogazione parlamentare firmata dall’onorevole bresciano Luigi Lacquaniti; sollecitazioni del parlamentare di Sel redatte dopo la visita tra le celle cittadine.
«La situazione di Canton Mombello è inaccettabile, i detenuti hanno a disposi- zione un metro quadrato a testa – spiega Lacquaniti -. Interpelliamo i Ministeri di Giustizia e Sanità per sapere quali misure risolutive intendano adottare». Si chiede chiarezza sul problema tubercolosi: «Vogliamo sapere se il detenuto affetto da tbc attiva è stato infettato all’interno del carcere, crediamo doverosa una verifica della natura e dell’eventuale sviluppo del focolaio – continua il deputato -. Si dovrebbe inoltre provvedere a stilare relazioni periodiche sulla salute degli ospiti per prevenire la diffusione di altre patologie, quali Hiv ed epatiti».
Sel invoca anche il superamento «delle leggi emergenziali, la Bossi-Fini, le Giovanardi-Fini, la ex Cirelli, in favore, dove possibile, di forme di detenzione domiciliare». Nell’interrogazione sono confluiti punti tracciati con il Comitato per la chiusura di Canton Mombello. «Per denunciare queste gravità abbiamo inviato un esposto al Ministero di Grazia e Giustizia, al Prefetto, all’Asl, alla Commissione regionale carceri e alla Corte Europea dei diritti dell’uomo – ricorda il portavoce Beppe Corioni -. Quest’ultima ci ha annunciato l’apertura di un fascicolo sul caso».
Alessandro Carboni

BresciaToday, 4 maggio 2013
Tubercolosi e sovraffollamento, il dramma di Canton Mombello
Il dramma del carcere bresciano. Un sovraffollamento che viola l’idea stessa di dignità umana. Detenuti ammassati, poca igiene, letti a castello che arrivano al soffitto e non permettono nemmeno di aprire le finestre. Caterina Pagani: “Situazione al limite che continua da troppo tempo”
Ieri pomeriggio, nella sede di Radio Onda d’Urto è stata presentata l’interrogazione parlamentare sulla situazione sanitaria a Canton Mombello.
Il rappresentante del comitato “Chiudiamo il carcere lager di Canton Mombello”, Giuseppe Corioni, ha introdotto parlando dell’esposto presentato il 10 Aprile scorso al procuratore della Repubblica di Brescia, al Ministro della Giustizia, al Prefetto e al Sindaco Paroli, alla Direttrice del carcere e alla Corte Europea dei diritti dell’uomo: “Volevamo denunciare una situazione intollerabile sotto ogni profilo”, soprattutto per le condizioni igienico-sanitarie in cui i detenuti sono costretti a vivere.
Recentemente è stato riscontrato in un detenuto un caso di Tubercolosi. Da qui l’urgenza di trovare soluzioni a pessime condizioni di vita, anche per evitare che si verifichi un contagio: “Perché non si diffonda la Tubercolosi, c’è bisogno di areazione e a Canton Mombello il continuo ammassamento di letti a castello non consente neanche di aprire le finestre”.
Canton Mombello esplode:
255 detenuti ogni 100 posti letto
Luigi Lacquaniti, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà e autore dell’interrogazione parlamentare, ha visitato personalmente le carceri e ha potuto vedere con i propri occhi le condizioni in cui versano i detenuti: “Quello che ho visto è inimmaginabile. Nelle celle ognuno ha a disposizione circa 1 m/q ed è necessario fare i turni per stare in piedi. Le ore d’aria sono ridotte a 2, il resto del tempo lo si passa stipati nella cella”.
L’esposto, presentato in Parlamento, ha superato il vaglio dell’Ufficio di Presidenza delle Camere. Al ministero si chiede chiarezza rispetto al caso del ragazzo malato di TBC attiva: “Avrebbe contratto la malattia in Africa, ma vogliamo sapere se ci sono stati altri casi in carcere. Chiediamo delle garanzie sulle condizioni sanitarie a Canton Mombello e che siano adottate misure concrete per superare questa situazione fortemente critica”.
Uno dei problemi più gravi riguarda il sovraffollamento delle carceri. I posti a disposizione sono 208, ma oggi sono stipati nella struttura circa 600 detenuti. Le leggi che avrebbero causato questa insostenibile situazione sono principalmente tre: la legge Fini-Giovanardi in materia di stupefacenti, l’ex Cirielli e la Bossi-Fini con la creazione del reato di clandestinità.
“In carcere ci sono tante persone che non dovrebbero starci – spiega ancora Lacquaniti -. Ci sarebbe bisogno di pene alternative, che purtroppo il Tribunale bresciano continua ad essere restio a proporre. Spesso queste pene alternative non sono prese in considerazione per mancanza di domicilio del detenuto. In molte città si è ovviato fornendo alloggi a queste persone, sfruttando strutture disabitate. Invece, a Brescia non succede quasi mai”. A detta del Comitato, inoltre, il sindaco Paroli sembra completamente disinteressato all’argomento, e i tanti appelli avanzati sono caduti nel vuoto.
Una soluzione al problema più volte avanzata, soprattutto in casa Lega Nord, sarebbe la costruzione di nuovi carceri (come il Verziano Bis), ma “oltre al costo troppo elevato, non ha in sé alcun senso: c’è bisogno di strutture da utilizzare per il recupero e la rieducazione dei carcerati”, sottolinea Caterina Pagani, rappresentante del “Comitato famigliari”, che da tempo desidera un intervento della Chiesa bresciana, auspicandosi “che dia un aiuto concreto, fornendo degli spazi adeguati per le pene alternative. Il carcere dovrebbe diventare una realtà viva della città: la popolazione non può rimanere indifferente di fronte a questo dramma che continua ormai da troppo tempo”.
http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-carcere-canton-mombello-interrogazione-parlamentare-lacquaniti-sel.html