Brescia. Pensionati sempre più poveri

Bresciaoggi, 9 aprile 2013 
L’INCONTRO. I sindacati Spi-Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno chiesto un incontro ai parlamentari bresciani. All’appello hanno risposto in quattro, tre del Pd e uno di Sel
Pensionati: «Noi, senza tutele e garanzie» 
Lisa Cesco 

«Anziani che erano il pilastro del welfare familiare si ritrovano con pensioni continuamente svalutate», accusa Alfonso Rossini

Isolamento, impotenza, disperazione: sono i sentimenti più diffusi fra i 310 mila pensionati del territorio bresciano, specchio di una sofferenza sociale che richiede risposte immediate, se si vuole assicurare la tenuta di un sistema ormai in equilibrio precario. Risposte necessarie, che i sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil si attendono dalla politica, in particolare dai parlamentari bresciani freschi di elezione, convocati nella sede della Cisl per aprire un confronto sulle priorità.
«Anche nel nostro territorio, fino a ieri isola felice, ci stiamo confrontando con una vera e propria questione sociale dai tratti inediti – avverte Alfonso Rossini, segretario della Fnp Cisl, rivolgendosi direttamente ai quattro parlamentari intervenuti, Guido Galperti, Miriam Cominelli, Paolo Corsini del Pd e Luigi Lacquaniti di Sel -. Anziani che con le loro pensioni erano il pilastro del welfare familiare ora si ritrovano non più garantiti nel reddito – a causa di pensioni continuamente svalutate – e non più tutelati dalla rete di protezione sociale e sanitaria, mortificata da continui tagli: condizioni diffuse che incrementano povertà, marginalità e diseguaglianze».
DUE PENSIONATI su tre non arrivano a mille euro mensili, il valore medio di una pensione si attesta oggi sui 759 euro, e il 34 per cento delle pensioni non raggiunge i 500 (percentuale che sale al 49 per cento se si restringe l’analisi alle donne, le più penalizzate negli assegni mensili). In questa situazione, il blocco della rivalutazione delle pensioni pesa come un macigno, gli enti locali sono impotenti a causa dei vincoli del patto di stabilità, i fondi per le politiche sociali sono stati brutalmente tagliati. «Il primo intervento necessario è rimettere gli enti locali in condizione di operare nel sociale», dice Rossini, richiamando anche l’urgenza di una riforma fiscale e di una legge nazionale sulla non autosufficienza accompagnata da risorse certe, per integrare Stato, Regione e Comune in un intervento a 360 gradi. «Vi chiediamo di farvi carico di questi problemi, perché mettono in gioco la tenuta sociale del Paese», avverte il segretario Fnp Cisl.
Una richiesta raccolta dai quattro parlamentari sotto diverse declinazioni: Corsini ha assicurato il suo impegno sulla riforma del patto di stabilità interna dei Comuni, «che sono la prima linea cui si rivolge il cittadino», e ha avanzato la necessità di un intervento sulla leva fiscale nel segno della progressività, proponendo una patrimoniale sui grandi possedimenti immobiliari e sterilizzando il pagamento dell’Imu fino a 4-500 euro per mettere al riparo i pensionati.
Cominelli ha richiamato l’importanza di abbattere i costi della politica, proponendo un nuovo patto intergenerazionale «che tenga conto anche della questione femminile, visto che le donne sono una delle potenzialità inespresse di questo Paese». Galperti ha affermato la necessità di invertire la rotta, soprattutto in una regione come la Lombardia «che ha l’addizionale Irpef e i ticket sanitari più alti d’Italia», mentre Lacquaniti ha parlato dell’opportunità di dare una risposta «che tenga presente la crisi di sistema in atto, evitando soluzioni-tampone».
DA PARTE DEI pensionati, per voce di Gianbettino Polonioli della Cisl di Valle Camonica è arrivato un appello rivolto alla società 2.0: «Ci vuole rispetto, noi anziani non possiamo essere considerati un peso: se l’Italia ha raggiunto certi traguardi, lo dobbiamo anche a chi in tutti questi anni ha lavorato duramente».

Bresciaoggi, 9 aprile 2013 
Cadenelli: «È venuto solo il centrosinistra» 

Su venti parlamentari eletti nel Bresciano, ieri nella sede della Cgil ce n’erano solo quattro, tutti di centrosinistra. Assente ingiustificato tutto l’arco politico di centrodestra e il Movimento 5 Stelle.
«Noi abbiamo invitato i parlamentari di tutti i gruppi politici, ma dal centrodestra e dai grillini non abbiamo avuto alcuna risposta», dice il segretario dello Spi Cgil, Ernesto Cadenelli, parlando di uno «sgarbo inspiegabile».
Non ci si aspettava certo che tutti potessero essere presenti per il confronto con i sindacati, ma l’auspicio era che almeno un rappresentante per ogni partito garantisse il proprio intervento.
«Per pretendere di rappresentare i cittadini bisognerebbe parlare con gli elettori, accettare l’apertura di dialogo – osserva Cadenelli -. I pensionati non sono cittadini di serie B, rappresentiamo il 20 per cento della popolazione e non possono ignorarci».
ANCORA più sorprendente per i sindacati è stata l’assenza di rappresentanti del Movimento 5 Stelle: «È incredibile come una realtà che si riempie la bocca col valore di cittadinanza e che fa dell’ascolto il suo asso nella manica manchi poi clamorosamente a questi appuntamenti», evidenzia il segretario Spi Cgil.
I PENSIONATI, però, non demordono, e annunciano che su alcune partite organizzeranno altri momenti di confronto: temi come una riforma fiscale per ridurre le imposizioni sui redditi da pensione, il ripristino dei fondi per le politiche sociali (a partire da quello per la non autosufficienza che è stato completamente azzerato), l’Imu, il blocco della rivalutazione delle pensioni, la situazione degli esodati resteranno all’ordine del giorno dell’agenda sindacale. «Su questi argomenti che riteniamo centrali vogliamo formulare le nostre proposte e costruire occasioni di dialogo con la politica anche nei mesi a venire – anticipa Cadenelli -, per questo continueremo a invitare tutti i parlamentari, come sempre nessuno escluso».LI.CE.

bresciavera.it, 8 aprile 2013
Lavoro e sociale: sindacati incontrano i parlamentari bresciani

Corriere della Sera, 9 aprile 2013 
Pensionati situazione insopportabile: Corsini propone la patrimoniale 

Prelievo fiscale da una parte, mancata rivalutazione delle pensioni all’inflazione corrente dall’altra. «Questa, di fatto, è una patrimoniale che tutti i pensionati hanno già pagato», denuncia Giambettino Polonioli, segretario della Fnp-Cisl di Vallecamonica. Per lui la situazione è diventata insopportabile («si rischia la rottura sociale») e a dimostrarlo sono i dati. Tra Brescia e provincia un terzo dei 311 mila pensionati prende meno di 500 euro al mese e il 67% non supera i mille euro.
RIVEDERE IL PATTO DI STABILITA’ – Alcuni servizi sociali sono garantiti, ma la compartecipazione dei cittadini è sempre più onerosa. Negli ultimi due anni il fondo statale per la non autosufficienza è stato azzerato, nel 2010 era di 400 milioni. «Il fondo per le politiche sociali è stato ridotto dell’80%», ricorda Alfonso Rossini. Il segretario della Cisl Pensionati chiede «alla politica di permettere agli enti locali di mobilitare risorse per il sociale: bisogna rivedere i vincoli del patto di stabilità». Ad ascoltarlo, nella sede di via Altopiano d’Asiago, quattro parlamentari bresciani: Luigi Lacquaniti (Sel), Miriam Cominelli (Pd), Guido Galperti (Pd), Paolo Corsini (Pd).
CORSINI, Sì ALLA PATRIMONIALE – Nel suo intervento l’ex sindaco di Brescia, oggi senatore, si è impegnato a proporre una riforma del patto di stabilità interno «che mortifica la possibilità di intervento delle amministrazioni». Ma per finanziare la spesa sociale questo non basta. «Per aumentare le detrazioni in favore delle fasce deboli – ha detto Corsini – serve una leva fiscale. Io sono favorevole ad una patrimoniale sulle grandi proprietà immobiliari. Da noi è un tabù, altrove è già realtà». Per Corsini la proposta va affiancata a una detrazione Imu di 400-500 euro, «che metterebbe al riparo da questa tassa il 90% dei pensionati italiani».
Matteo Trebeschi

Giornale di Brescia, 9 aprile 2013 
Dai pensionati solo 4 parlamentari 
All’incontro sulla crisi organizzato dai sindacati 

I sindacati sono fortemente preoccupati per l’andamento della crisi economica e sociale che il Paese sta vivendo ormai da troppo tempo. I danni stanno ricadendo, in gran parte, sulle fasce deboli della popolazione, senza interventi che favoriscano l’equità e la coesione sociale. Un quadro che ha motivato la promozione di un confronto tra le segreterie di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil ed i parlamentari eletti alle Camere per porre alla loro attenzione la sofferenza sociale che coinvolge anziani e pensionati e richiede un’assunzione di responsabilità a libello politico parlamentare. L’invito è stato esteso a tutti e venti i deputati e senatori bresciani. All’appuntamento nel salone della sede Cisl di via Altipiani d’Asiago, si sono presentati solo gli on. Miriam Cominelli, Guido Galperti e il sen. Paolo Corsini del PD; Luigi Lacquaniti di Sel. Assenza completa, invece, degli eletti di Pdl, Lega, Civica Monti e Movimento 5 Stelle.
«I pensionati stanno pagando un prezzo altissimo, colpiti duramente dagli effetti della crisi e dalle misure di rigore adottate dai Governi di Centrodestra: blocco della rivalutazione delle pensioni; introduzione dell’Imu; tagli al welfare; aumento spropositato dei ticket per prestazioni sanitarie; tagli ai trasferimenti a Regioni ed Enti locali – hanno anticipato i degretari Ernesto Cadenelli (Spi-Cgil), Alfonso Rossini (Fnp-Cisl) e Giovanni Belletti (Uilp-Uil) -. A questo si deve aggiungere l’azzeramento del Fondo per la non autosufficienza che è stato reintrodotto solo in piccolissima parte dal Governo Monti. Siamo di fronte ad un fenomeno, quello della povertà, che mai avremmo ipotizzato si ripresentasse». Ai parlamentari è stato sollecitato un impegno che, pur nell’incertezza dell’avvio dell’attività delle Camere, parli sì di anzianità e bisogni, ma incida soprattutto sul lavoro e sull’economia, «per superare il gap sistemico e strutturale che ha rotto le traiettorie di sviluppo, e non lascia intravvedere alcuna luce in fondo al tunnel».
Disponibili si sono detti Galperti, Corsini, Cominelli e Lacquaniti che hanno sottolineato la consapevolezza del pericolo nel quale versa la democrazia rappresentativa. la questione della moralità della politica è centrale – hanno ribadito – così come è necessario riconoscere la titolarità dei sindacati quali interlocutori degli enti territoriali, riducendo gli sprechi per rafforzare lo stato sociale».
w.n.

Il Giorno, 9 aprile 2013 
Pensionati sempre più poveri 
I mille euro sono un miraggio 
Brescia, aumenta il ricorso ai pacchi alimentari 
Uno su tre non arriva a 500 euro. E i politici disertano l’incontro 
di Beatrice Raspa 

Pensioni
Brescia, 9 aprile 2013 – Due pensionati su tre a Brescia prendono meno di mille euro al mese. Il 34 per cento dei trecentomila che vivono di pensione non arrivano a 500 euro. Ovunque si registra un aumento esponenziale del ricorso ai pacchi alimentari. È sulla scorta dei dati Inps 2012 che Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno organizzato un faccia a faccia con i neoeletti parlamentari bresciani. «Un modo per riportare il Parlamento alla concretezza di una realtà difficile – precisa Alberto Rossini, segretario pensionati Cisl, dove ieri si è svolto l’incontro -. Credevamo estinta la povertà, invece oggi ha il volto di tante famiglie non più autosufficienti». L’appello è stato accolto da una esigua fetta di politici: solo 4 su 20. Il senatore Paolo Corsini con gli onorevoli Miriam Cominelli e Guido Galperti, per il Pd, Luigi Lacquaniti per Sel. «La popolazione invecchia ma i fondi per gli interventi sociali sono stati oggetto di tagli drammatici – dice Rossini -. Risultato: un welfare impoverito, che delega sempre più l’assistenza alle famiglie e al volontariato». Per Luisa Battagliola, coordinatrice del gruppo donne, il dramma è anzitutto al femminile. «Metà di noi prende meno di 500 euro – denuncia – La colpa è del basso tasso di occupazione e del divario retributivo del 16%. Per un riequilibrio dovremmo lavorare in un anno 59 giorni in più. Senza tener conto che la cura degli anziani è a carico nostro, e rischiamo la salute. È indispensabile reintrodurre un fondo di non autosufficienza». La svalutazione dell’assegno mensile si tocca con mano: «In 2 anni il calo è stato dell’8-9% – fa eco Alessandro Beltrami, Spi-Cgil Valtrompia -. Le addizionali aumentano, ma le pensioni non sono mai rivalutate». Dati alla mano, Gianbettino Polonioli, Fnp Valcamonica, mette l’accento sulla «sperequazione tra ricchi e poveri: il 48% dei redditi è in mano al 10% delle famiglie.
Che fare? Guido Galperti osserva che i problemi rimandano a un’altra questione: «oggi la nostra democrazia è in pericolo e non è un caso se i manager si aumentano gli stipendi del 30% ma nessuno ne parla». Miriam Cominelli, 30 anni, crede in «patto generazionale» che possa operare il miracolo del riavvicinamento della politica alla gente: «Sono fiduciosa – sottolinea -. Questo Parlamento è pieno di donne, giovani e amministratori». L’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini invece insiste su tre punti: « modificare il patto di stabilità che blocca i Comuni, primo riferimento dei cittadini – dice – introdurre una patrimoniale sugli immobili costosi e fare guerra
all’evasione». Qualsiasi nuova politica per Lacquaniti «deve puntare sullo Stato perché ricostruisca il Paese e metta al centro i cittadini».