Sel visita Canton Mombello: «Una struttura da chiudere»

Bresciaoggi, 7 aprile 2013
LA VISITA. Lacquaniti, parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà, ha ispezionato la struttura
Sel visita Canton Mombello: «Una struttura da chiudere»
L’onorevole accompagnato da Fenaroli e Almansi
Tra i problemi riscontrati ci sono il sovraffollamento, casi di scabbia, tubercolosi e la carenza di educatori

«Questa struttura andrebbe chiusa: è una delle realtà più sconvolgenti d’Italia, è un vero e proprio lager all’interno della civilissima Brescia». Luigi Lacquaniti, parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà, non ha dubbi nel riferire le proprie conclusioni in merito all’ispezione del carcere di Canton Mombello. Sovraffollamento, casi di scabbia e tubercolosi, celle sempre chiuse e un numero ridotto di educatori sono le principali problematiche riscontrate nella casa di detenzione cittadina, visitata ieri mattina dall’onorevole di Sel, accompagnato da Marco Fenaroli, candidato alle primarie del centrosinistra per le amministrative di Brescia, e da Beppe Almansi, membro del coordinamento provinciale Sel.
Un’iniziativa, questa, che i parlamentari Sel hanno promosso in contemporanea su tutto il territorio nazionale, ispezionando le carceri italiane con l’obiettivo anche di far conoscere tre proposte di legge che saranno presto presentate in parlamento.
L’INTRODUZIONE del reato di tortura nel codice penale è la prima mozione con cui Sel s’impegna a reagire alla difficile situazone attuale: «Ad oggi non esiste una legge che in Italia tratti la questione della tortura, nonostante 25 anni fal’Italia abbia firmato la Convenzione internazionale contro la tortura» spiega Beppe Almansi, citando il caso Aldrovandi, il G8 di Genova e il caso Cucchi, «casi – aggiunge Almansi – che si sarebbero conclusi diversamente».
«Noi proponiamo pene dai 4 ai 10 anni in caso di tortura, raddoppiabili in caso di morte del detenuto o di colui che è sottoposto a tortura» continua Almansi, sottolineando che si coprirebbe così un vuo- to legislativo che dura dal 1987. Si rifanno alla questione carceri, le altre due proposte che Sel avanzerà in parlamento: la prima è l’abolizione del reato di clandestinità, reato che ha contribuito al sovraffollamento delle case circondariali. La seconda è l’abolizione della legge ex Cirielli, «una legge – evidenzia Almansi – che colpisce duramente chi commette piccoli reati e chi reitera il reato e, diminuendo i termini di prescrizione, favorisce i reati dei colletti bianchi». L’eliminazione di queste due norme produrrebbe risultati concreti, nella perenne convinzione che le pene alternative siano una migliore soluzione. «Si penalizza maggiormente il piccolo reo, quello che potrebbe essere colpito da una pena diversa, al di fuori del carcere, dove l’aspetto rieducativo possa trovare la più ampia applicazione» spiega Lacquaniti. Di ciò è convinto anche Marco Fenaroli, che considera compito dell’amministrazione comunale la ricerca di indirizzi di domicilio per permettere anche agli immigrati – che rappresentano il 70 per cento dei detenuti – l’accesso alle pene alternative.

Giornale di Brescia, 7 aprile 2013
Lacquaniti: «Canton Mombello, situazione drammatica»
Il parlamentare di Sel ieri in visita al carcere. Il Comitato preannuncia un esposto

La situazione di CantonMombello torna sotto i riflettori dopo la visita ufficiale del parlamentare di Sel, on. Luigi Lacquaniti, accompagnato dal candidato alle primarie Marco Fenaroli e da Beppe Almansi.
«Qui c’è un sovraffollamento drammatico», ha ribadito subito dopo il sopralluogo (compiuto dai parlamentari di Sel nelle carceri di tutta Italia) seguito alle tre proposte di legge presentate il 5 aprile per «l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina e l’abrogazione della ex legge Cirielli, su recidiva e prescrizione dei reati». «Si avvia un impegno continuativo – dice una nota di Sel – di attenzione, per ribadire che la pena scontata in condizioni inumane è un atto punitivo contrario al dettato costituzionale».
«Vivevamo nel disagio, in celle sovraffollate, in una erano arrivati a una ventina di persone in 20 mq» ricorda un ex detenuto. «Vedo Canton Mombello per la prima volta – continua l’on. Lacquaniti – e non posso imputare nulla al personale, che svolge un lavoro eroico, ma non possibile. Verziano invece vive l’opposto, con reali capacità riabilitative, anche se lì c’è la difficoltà di finanziare la manutenzione». «Dobbiamo rispondere a problemi concreti – ribatte Marco Fenaroli -, aiutare nel reinserimento». «Dentro ci vanno solo i ladri di galline», sintetizza Gabriella Liberini, capolista di Rifondazione Comunista alle Amministrative. Intanto cala la popolazione carceraria di Canton Mombello: «Cento persone in meno, ma restano i problemi: dall’accesso alle pene alternative per gli immigrati, al numero esiguo di educatori».
Bisogna intervenire, ribattono Attilio Zinelli e Beppe Corioni, che, col comitato per la chiusura del carcere hanno preannunciato, sottolineando «i timori per la situazione sanitaria, anche alla luce del ricovero di un detenuto per Tbc», la presentazione di un nuovo esposto «dopo quello rimasto senza risposta ad Asl e sindaco, alla Procura e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo». r. bar.

Il Giorno, 7 aprile 2013
Meno di un metro quadrato a testa Celle da lager a Canton Mombello
Un ex detenuto denuncia il sovraffollamento del carcere

«Come si vive a Canton Mombello? Eravamo sette in una cella da sei di due metri per quattro con sei brande, sei armadietti, un tavolo, un frigo e quattro sgabelli. Lascio un po’ immaginare». Il problema del sovraffollamento a Canton Mombello è ormai noto ma sorprendono sempre i racconti di chi il carcere l’ha vissuto. Come Vincenzo, uscito quattro mesi fa dopo una detenzione di sei mesi per furto e che ieri era nel piazzale della casa circondariale, in occasione della visita del deputato bresciano di Sel. «Era impossibile aprire la finestra per arieggiare, i vestiti bisognava lavarli a turni e là dentro, credetemi, non c’è un buon odore – racconta -. Dalle celle si esce solo un’ora e mezzo al mattino e un’ora e mezzo al pomeriggio. Per il resto della giornata si sta a porte chiuse». A oggi nel carcere, costruito per 208 persone, ce ne sono 450, circa un centinaio in meno rispetto al picco del 2012 ma comunque troppi.
Vincenzo racconta che in una cella di 20 metri quadrati vivevano addirittura in 22 con due bagni. «Con tutte le conseguenze anche per l’igiene – aggiunge -. Ricordo che, quando ero dentro, per un periodo hanno chiuso la sala del biliardino per scabbia. Io stesso sono stato in cella per 15 giorni con un detenuto che aveva la tubercolosi, che poi è stato trasferito altrove». A marzo scorso un altro detenuto era stato ricoverato al Civile per tubercolosi, che, secondo il personale sanitario, era stata contratta prima di entrare in carcere. I casi di malati, dunque, potrebbero essere diversi.
Tanto che il Comitato per la chiusura del carcere presenterà la settimana prossima un esposto alla Procura, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, oltre che ad Asl e sindaco, per denunciare le condizioni di vita dei detenuti e la possibilità di un’epidemia di tubercolosi. «Si tratta di una malattia che si può presentare in forma attiva e in forma latente – precisa Beppe Corioni -. Le condizioni igieniche carenti, come il non ricambio di aria, ne favoriscono lo sviluppo. Vogliamo che si faccia chiarezza».
Un po’ di sollievo potrebbe arrivare in occasione dell’apertura del carcere di Cremona. «Il nuovo carcere a Brescia – interviene Marco Fenaroli, candidato alle primarie del centrosinistra di Brescia -? Il Pgt ha individuato l’area ma non c’è nessun riferimento a un nuovo istitutonel Piano carceri nazionale. Chissà quando si farà». Intanto Sel si sta già muovendo per avanzare tre proposte di legge: introdurre il reato di tortura, abrogare il reato di clandestinità e abolire la legge sulla recidiva. «Canton Mombello è un vero e proprio lager nella civile Brescia – argomenta – Luigi Lacquaniti, il deputato bresciano di Sel -. Encomiabile, anzi quasi eroico, il lavoro del personale e dell’amministrazione penitenziaria. Ma non è possibile mantenere questa situazione».
di Federica Pacella

quiBrescia.it, 7 aprile 2013
Carceri, da Sel tre proposte di legge

(red.) Tre proposte di legge per ridurre la popolazione carceraria e risolvere, almeno in parte, l’annoso problema delle carceri in Italia.
Le proposte arrivano dai parlamentari di Sel, che sabato 6 aprile sono entrati nelle carceri del Belpaese. A Brescia, la visita a Verziano e alla casa circondariale di Canton Mombello del deputato di Sel Luigi Lacquaniti, insieme ai compagni di partito Marco Fenaroli, candidato alle primarie del centrosinistra e da Beppe Almansi. “La situazione è drammatica”, ha spiegato al termine della visita a Canton Mombello Lacquaniti, “encomiabile il lavoro del personale e dell’amministrazione carceraria, direi quasi eroico. Si tratta però di un carcere lager nel cuore della civilissima Brescia”.
Le proposte di legge riguardano l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, l’abolizione del reato d’immigrazione clandestina e l’abrogazione della ex Cirielli sulla recidivia. Attualmente il carcere ospita circa 450 detenuti, un centinaio di meno rispetto al picco del 2012, ma comunque sempre il doppio rispetto ai 208 posti previsti. La situazione potrebbe migliorare con l’apertura del nuovo carcere di Cremona, dove potrebbero essere trasferiti altri detenuti. Ma l’azione dovrebbe essere più strutturale, e puntare di più sulle pene accessorie.
Anche il Comitato per la chiusura del carcere lager di Canton Mombello avvierà la raccolta firme a sostegno delle tre proposte di legge di Sel e presenterà un esposto alla Procura, Corte europea dei diritti dell’uomo, Asl e sindaco per denunciare i timori per la situazione sanitaria, dopo il caso del detenuto ricoverato per tubercolosi.
http://www.quibrescia.it/cms/2013/04/07/carceri-da-sel-tre-proposte-di-legge/