Boldrini Boldrini Boldrini

16 marzo, sabato, sveglia all’alba: alle 7,30 a Montecitorio riuniamo il gruppo parlamentare; a seguire è prevista l’assemblea di tutta la coalizione.

Si vocifera di una telefonata molto tesa, nottetempo, fra Bersani e Vendola. Finalmente Gennaro Migliore, il nostro capogruppo, ci annuncia che nella nottata sarebbe stata raggiunta un’intesa su due nomi davvero innovativi. E uno ci riguarda direttamente: Laura Boldrini è candidata presidente della Camera per Italia Bene Comune. Ci guardiamo increduli: ci eravamo addormentati con Franceschini candidato alla presidenza della Camera e la Finocchiaro al Senato, e ci svegliamo con questi due nomi nuovi, Boldrini e Grasso. Laura è lì, sbianca all’istante: non ne sapeva niente. Faticano a convincerla. Poco dopo all’assemblea dei gruppi di Italia Bene Comune, all’annuncio di Bersani scatta l’applauso liberatorio. “E’ fatta”, mi dico. Mi guardo attorno: applaudono tutti, tutti eccetto Fioroni. Interviene Franceschini, candidato in pectore: ha il volto terreo, ma fa buon viso a cattivo gioco. Per il Paese farà un passo indietro. Nuovo applauso. L’Assemblea è sciolta.