15 marzo 2013, ha inizio la XVII Legislatura

E’ una giornata grigia, umida persino per Roma. Davanti alla Camera è un tripudio di giornalisti e telecamere: è caccia grossa al deputato grillino. Si avvicinano il tempo necessario a scoprire che non appartengo al M5S e subito si allontanano disinteressati. I Grillini fingono di essere irritati, infastiditi, ma in realtà si pavoneggiano per tante attenzioni. Alle 8,30 in piazza Montecitorio ho appuntamento con i giornalisti bresciani. Li raggiungo. Chiedono, s’interessano, paiono molto interessati a certi particolari privati:

no sono solo, la famiglia è a casa… le bambine sono piccine… le ho sentite ieri sera, prima che si addormentassero… come sono vestito, ecco, un po’ formale… ma si sa è la Camera…

Provo anche a rilasciare dichiarazioni, tutte ispirate all’ottimismo:

vedrete prevarrà il senso di responsabilità, questa Legislatura non durerà forse cinque anni, ma nemmeno due mesi, riusciremo a fare almeno le riforme più urgenti, quelle di cui il Paese ha tanto bisogno, a partire dalla riforma del sistema elettorale.

In realtà non so se sia vero. Nessuno lo sa.
Dopo la proclamazione faccio ingresso in Aula. Emozione. Soggezione. Stupore per essere qui, senza che avessi mai programmato una cosa del genere, qui quando solo sei mesi fa avrei sorriso a chi me l’avesse profetizzata. Penso a chi si è seduto su questi banchi, ai Pertini e ai De Gasperi, ai Moro e ai Berlinguer. E poi più indietro ancora: dove sedeva Matteotti? E Benedetto Croce? Togliatti?  E intuisco che l’emozione non è tanto per il luogo, ma per la memoria riconoscente di chi ha fatto il Paese da questi banchi.
Sono i primi giorni e ognuno si siede dove vuole, ma anche così i banchi della Destra sono desolatamente vuoti. I deputati del M5S si sono appollaiati sugli scranni alti e ci osservano col disgusto e la curiosità dell’entomologo che ha appena scoperto una nuova specie dall’aspetto ripugnante. La Russa li osserva a sua volta con aria scanzonata.